Michele Emmer

I film sono basati sulle immagini in movimento, gli spettatori sono fermi, i quadri sono immagini fisse. È del tutto naturale che il cinema a volte cerchi di prendere come modello la pittura. Un esempio: il bel film Faust di Sokurov che ha vinto il festival del cinema di Venezia. Ha scritto Sokurov che il film «è una lettura di quello che rimane tra le righe, di che colore è il mondo che da origine alle idee di rilievo?». Dario Zonta ha aggiunto che «siamo catapultati dentro un universo altro, quasi fosse l’inferno… prima di arrivare all’essenza del film, lo spettatore deve sottoscrivere un patto con il diavolo, deve perdere gli occhi e i sensi, rimanere disorientato… è come entrare in un quadro di Brueghel».

Jay Weissberg su Variety ha parlato della grande influenza della pittura fiamminga e olandese sul film, in particolare dei pittori David Teniers e Henri met de Bles. Teniers (1610–1690) era sposato con Anna Brueghel, sorella di Jan Brueghel il vecchio (1568 -1625) e nipote di Pieter Brueghel il vecchio (1525-1569). Un altro film ci fa fare un viaggio all’interno di un quadro di Pieter Brueghel il vecchio. Un po' di storia: la Contea delle Fiandre viene fondata nell'862 a Ovest della Francia, nel dodicesimo secolo una parte diventa francese. Nel 1384 la parte rimanente passa sotto il Duca di Burgundy, nel 1477 sotto la dinastia Hasburg e nel 1556 sotto i Re di Spagna. Carlo V, eletto imperatore nel 1519, stabilì nel 1549 che le Diciassette Province (anche chiamate I Paesi Bassi Spagnoli) dovevano essere un’entità separata dal resto dell’Impero Spagnolo. Nel 1556 abdica e il regno passa al figlio Filippo II (1527-1598).

Pieter Brueghel il Vecchio, Salita al Calvario, 1564 (Kunsthistorisches Museum,Vienna)

Nel 1564 Pieter Brueghel il Vecchio dipinge La Salita al Calvario, il suo quadro più grande. Al centro del dipinto, nell'indifferenza generale, Cristo è caduto nel trasporto della croce verso il Calvario. In alto a destra, una radura con una folla di persone, disposte a cerchio. Il paesaggio è Fiammingo a parte la grande roccia, dove sorge il grande mulino. Immagini di morte, le gazze nere, i teschi, le ruote issate su pali dove venivano appesi i condannati per essere disseccati. La montagna è la divisione tra la vita e la morte, di qua la vegetazione, di là il deserto spoglio. L’umanità ha dimenticato il Cristo sulla Croce. L'uomo vestito di bianco in basso a destra è forse un autoritratto dell’autore, che osserva interdetto. Al centro i cavalieri vestiti di rosso, i soldati spagnoli che perseguitano la popolazione.

Il regista polacco Lech Majewski ha voluto realizzare un film sul dipinto di Brueghel, o meglio dentro il quadro. Il pittore, interpretato da Rutger Hauer, va in giro a catturare personaggi e avvenimenti che man mano compongono il grande quadro. Cerca storie il pittore, ricostruisce storie il regista seguendolo. Sono centinaia i personaggi, tra i quali l’amico e collezionista d’arte Nicholas Jonghelinck (Michael York) che commissionò il quadro. Charlotte Rampling è la Madonna. Il film, il viaggio, è all’interno del quadro che si va compiendo. La Natura, la foresta, la nebbia, la luce delle torce. E gli sfondi, gli ambienti sono quelli del quadro. Nel grande mulino, la macina, il lavoro, le facce, i colori, i cavalli, e il ragno, la struttura della tela. Il quadro dovrà raccontare tante storie, e come il ragno deve trovare un punto di appoggio. E tra il terrore i cavalieri vestiti di rosso catturano, picchiano, uccidono e legano alla ruota il condannato.

Il regista utilizza effetti speciali e cura con attenzione i colori per rendere l’immersione nel quadro sempre più profonda. Dobbiamo sentire di essere lì, a vivere con i personaggi, ma allo stesso tempo stiamo assistendo alla costruzione di un’opera d’arte, il quadro sì, ma anche il film, che al quadro si ispira ma che vuole presentare una diversa sensazione visiva di quelle immagini, che raccontano storie come le raccontava il quadro. Il metodo di Majewski consiste nel combinare riprese realizzate in digitale in tre modi diversi, con attori ripresi davanti a un blue screen, con la successiva integrazione di vari fondali, con riprese effettuate in Polonia, Repubblica Ceca, Austria e Nuova Zelanda in paesaggi accuratamente scelti, con un grande fondale in 2D del quadro di Bruegel dipinto su tela dallo stesso Majewski.

Il regista e il montatore hanno sovrapposto, strato dopo strato, i vari elementi in sede di post produzione. Il che ha permesso al regista di lavorare egli stesso come un pittore. L’avventura coinvolge abbastanza, ci sono alcuni momenti lenti e un poco noiosi, alcune volte il gioco dei fondali non riesce perfettamente, ma ci sono momenti molti intensi sia visivamente che emotivamente. Il film termina mostrando il vero dipinto con uno zoom all’indietro, sulla parete accanto è appeso l’altro grande quadro per cui è famoso il pittore La torre di Babele. Un film che vale la pena vedere, che è in proiezione (si fa per dire) in una piccola sala a Roma solo alla mattina alle 11 e alle 13. È il mercato!

The Mill and The Cross, diretto e prodotto da Lech Majewski, scritto da Michael Gibson e Lech Majewski, direttore di fotografia Lech Majewski e Adam Sikora, con Rutger Hauer, Michael York, Charlotte Rampling, Joanna Litwin, Dorota Lis. Produzione Angelus Silesius, Polonia-Svezia, 2011.

Share →

9 Risposte a Un viaggio nella passione di Brueghel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi