Augusto Illuminati

Così Bersani ha vantato il prodotto-Pd rispetto alla promesse fantasmagoriche di nuovi partiti e soggetti politici che hanno attraversato nell’ultima settimana la scena politica italiana. E diciamolo pure: una vettura usata l’acquisterei con meno diffidenza da lui che da Gasparri o Rutelli, ha una pelata che non minaccia fregature. Peccato che quando ci si rivolge a un’idea politica, soprattutto in tempi di crisi, la si pretende almeno nuova e magari anche un filo emozionante. Peccato che, sempre in tempi di crisi, siano crollate le vendite del nuovo e dell’usato. Esempio più infelice non poteva proprio farlo. Tornasse a smacchiare leopardi. Avessero tutti quanti la decenza di restarsi zitti e di godersi nell’ombra i quattrini rubati a titolo di rimborso. Ringraziassero Monti che per qualche mese ha coperto le loro responsabilità: di aver fatto guai o di non aver avuto il coraggio di impedirlo.

Si strilla contro l'antipolitica. Che invero è una politica come le altre, una sua versione populista o giustizialista, come politica è l’imposizione di una sequenza tecnocratica. Rispetto alla dismessa tradizione parlamentare Grillo non è diverso da Napolitano, Di Pietro o Bossi da Monti. Propongono soluzioni che aggirano o scavalcano gli organi costituzionali facendo appello alle emozioni di un popolo stressato e confuso, senza minimamente intervenire sui livelli di produzione e consumo, stabilità bancaria e giustizia fiscale. Forse il culmine dell’antipolitica è raggiunto da quei partiti che, senza che nessuno li costringesse con la forza, hanno abdicato al loro ruolo di governo o di opposizione e oggi si barcamenano fra ossequioso consenso alle misure del governo «tecnico» (che ovviamente è assai «politico») e velleitari ricatti miranti ad attestare la loro esistenza in vita presso un elettorato incredulo. Zombies.

I partiti italiani sono in particolare terrorizzati dalle elezioni e quando qualcuno le richiede si rifugiano dietro Napolitano e proclamano di farlo per l’interesse nazionale, che sarebbe disturbato dalle polemiche elettorali. Come se l’andamento della crisi e dei suoi sgradevoli segnali (spread, dati su occupazione, investimenti e salari, fiducia dei consumatori, cifre sul Pil e sul rapporto debito/Pil, ecc.) avessero qualche addentellato con le decisioni di un singolo Stato ex-sovrano e non investissero imparzialmente tutta l’Europa, con monotona indifferenza alle contorsioni nazionali. Tanto che votano a breve o hanno di recente votato paesi che stanno peggio di noi (Grecia, Portogallo) o come noi (Spagna, Irlanda) o poco meglio di noi (Francia) o decisamente meglio (Olanda e Germania, a livello di Länder). Dunque, perché mai solo noi non dovremmo votare quest’anno? visto che la crisi ci colpisce egualmente, gli spread ballano senza riguardo alle vicende partitiche e sindacali e per di più c’è un evidente scarto fra maggioranza parlamentare e maggioranza dei votanti nel paese, per ora neutralizzato con la finzione dell’unità nazionale, quindi con la paralisi, la deresponsabilizzazione e, appunto, il trionfo della cosiddetta «antipolitica».

Quell’infelice battuta sull’usato sicuro, da cui siamo partiti, riassumeva tutta l’insipienza del ceto politico. Che il tono fosse mite (l’arroganza è riservata a chi pretenderebbe di mettere il naso nei rimborsi e magari tagliarli), non toglie che denoti l’assoluta incomprensione del baratro in cui la democrazia dei partiti sta precipitando. Quei partiti saranno «usati» ma non certo «sicuri» e il salto nel vuoto non avrà neppure la terribile bellezza dei suicidi cinematografici di Catherine o di Thelma e Louise. Meno male che il «figlio» di Catherine, Stéphane Hessel, è ancora fra noi e ci esorta a indignarci!

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3 Risposte a Usato sicuro

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