Giannino Malossi

Il Sindaco Pisapia giustamente si congratula guardando strade, piazze, show room e i 400 eventi sparsi per tutta Milano durante il Fuori Salone. In città arrivano, e si vede, più di 500.000 persone generando investimenti diretti per 40 milioni di euro e un indotto di altri 360. È una grande festa aperta a tutti, che rende evidente come il design e la cultura del progetto siano oggi une componente essenziale dell’economia della città, del Paese e dell’industria italiana in generale. Il successo del design italiano, che anima il Fuori Salone, è il successo del lavoro creativo di nuova generazione, il vero motore economico che potrà tirare fuori la nostra economia dal disastro attuale.

Ma non si vive solo di concetti eleganti e di belle parole sul genio e cultura da salotto. Il Fuori Salone è anche la grande festa di chi nel design ci lavora, e cioè, nel 99% dei casi, è un lavoratore o una lavoratrice autonoma di nuova generazione che, come chi lavora nella moda, nella comunicazione, nelle nuove tecnologie digitali, non fa parte di nessuna antica corporazione, ordine professionale o settore organizzato e protetto da lobby e apparati gerontocratici. Il restante 1% è costituito dai figli dei titolari che vogliono fare i designer perché è cool. L’esempio, davvero impagabile, è Lapo Elkann: il sintomo vivente che descrive come le professioni culturali e creative siano oggi al vertice delle aspirazioni sociali, il che conferma la loro centralità nell’economia del Paese anche a livello di gossip. Del resto la società più capitalizzata al mondo, Apple, è considerata dai fatidici «mercati» un’azienda all’avanguardia nel design.

Una professione nelle industrie creative è la speranza di decine di migliaia di famiglie quando affrontano spese di migliaia di euro per le rette di 39 scuole, istituti e università che, solo a Milano, offrono corsi in vario modo riconducibili alla cultura del design e alla moda. Queste famiglie fanno sacrifici sperando di assicurare un futuro decente, o magari di successo, ai propri figli. Il Fuori Salone è anche la festa degli studenti di design e delle altre discipline culturali e creative.

Ma quest’anno la festa è rovinata in partenza: il futuro e le speranze dei lavoratori creativi, degli studenti e delle loro famiglie è minacciato. Sulla festa del design si aggira il grande vampiro nazionale, l’INPS, pronto a succhiare soldi dalle nuove professioni creative, in cambio di niente, con la sua Gestione Separata. Il futuro delle professioni autonome del design è segnato a morte da una legge incombente che, se approvata, eliminerà le condizioni materiali della loro esistenza.

Proprio in questi giorni infatti, mentre il design festeggia tra un cocktail e un workshop sulle stampanti in 3D, nella quasi indifferenza dei media nazionali, il Governo sta proponendo che i lavoratori autonomi di nuova generazione, i freelance e i liberi professionisti non iscritti a ordini professionali, cioè la totalità dei nuovi lavoratori autonomi del design, della moda, della comunicazione e delle nuove tecnologie, siano obbligati a versare il 33% dei loro ricavi nelle oscure casse della GESTIONE SEPARATA INPS. Si tratta, come è stato dimostrato da studi accademici1, di ricavi che nella grande maggioranza superano di poco i 1000 euro a mese, e sono per lo più soggetti a persistente precarietà.

La Gestione Separata INPS costituisce un intollerabile esempio di mancanza di trasparenza, che aggrava le condizioni materiali dei collaboratori costretti a lavorare nelle forme precarie confusamente delineate dai 46 tipi di contratti flessibili proposti dal cosiddetto diritto del lavoro italiano, una vergogna tra i Paesi avanzati, assolutamente non comparabili con i corrispondenti contratti in uso, per esempio, in Germania.

La realtà concreta che Governo e INPS stanno preparando per i lavoratori del design, della moda, della comunicazione e delle nuove tecnologie è un costosissimo inganno, una presa in giro anti-egalitaria, ma soprattutto una sconsolante prova di arroganza burocratica, di mancanza di cultura economica aggiornata e forse anche di difetto di conoscenza delle reali fonti di produzione di valore economico nelle filiere delle industrie italiane apprezzate nel mondo, quali il design e la moda.

Pare strano che un Governo di tecnici, che ogni giorno ci ricorda l’occhiuta sorveglianza dei sentiment di mercato, sia così lontano dalla realtà materiale del Paese che aspira a governare. Strano ma, per ora, vero. Le condizioni recessive dell’economia italiana sono sicuramente il risultato di decenni di sottovalutazione delle potenzialità economiche delle industrie culturali e creative. I nuovi provvedimenti annunciati sono, oltre che una sciatta dimostrazione di continuità con un modello culturale ed economico fallito, una catastrofica premessa per la sparizione immediata, a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi, di un intero e promettente settore, che ancora oggi invita tutta una città a festeggiare con prosecco e spritz i risultati ottenuti negli anni passati. end

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1. https://www.alfabeta2.it/2010/09/07/approfondimenti-a-lavoro-che-passione/

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6 Risposte a Milano Fuori Salone, i vampiri alla festa dei freelance e del lavoro creativo

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