Marco Rovelli

Mercoledì 18 aprile abbiamo pubblicato questo articolo in una versione che conteneva alcune inesattezze, ora lo riproponiamo rivisto e corretto. Inoltre su l'Unità di oggi Rovelli pubblica l'articolo «Günter Grass e Israele»*, che vale come ulteriore nota esplicativa.

«Ognuno è l'ebreo di qualcuno, perché i polacchi sono gli ebrei dei tedeschi e dei russi». E se si ritengono i palestinesi delle vittime, e l'unica soluzione al problema arabo-israeliano il principio «due popoli due Stati», allora l'assunto implicito e implicato è che anche i palestinesi sono gli ebrei di Israele. L’affermazione pare netta, chiara. Sin troppo. Schematica, ideologica? Chissà. Oppure leggiamo queste frasi: «Per ogni donna palestinese arrestata, ragazzo ucciso o padre percosso e umiliato, ci sono una donna, un ragazzo, un padre israeliano che dovranno dire di non aver saputo oppure, come già fanno, chiedere con abominevole augurio che quel sangue ricada sui propri discendenti. Mangiano e bevono fin d'ora un cibo contaminato e fingono di non saperlo». Di certo c’è che oggi esse verrebbero senza dubbio tacciate di antisemitismo, sia dai vari Netanyahu che dalle Fiamma Nirenstein di turno. Un affronto alla memoria delle vittime della Shoah, direbbero. Eppure il primo assunto è di Primo Levi. Il secondo, ancor più netto, di Franco Fortini. Due ebrei.

Oggi antisemita è diventata qualsiasi presa di distanza da Israele, qualsiasi critica, più o meno feroce, alla politica del suo folle governo. Se critichi il governo d'Israele, e il suo sionismo oltranzista, sei automaticamente antisemita. E pensare che ai miei studenti ho sempre detto che una cosa sono gli ebrei, un conto Israele, un altro conto ancora il governo dello Stato d'Israele. Sono costretto oggi a prendere atto del fatto che criticare il governo di Israele equivale in toto a negare lo stesso statuto ontologico degli ebrei.

Ultimo «antisemita» - che per questo si è meritato una esemplare censura - Günter Grass. Che, come è noto, ha scritto una poesia - «Quello che deve essere detto» - che è una poesia civile, di tono brechtiano, contro la vendita a Israele, da parte del governo Merkel, di sei sottomarini che possono sparare missili da crociera, e contro l'aggressiva politica israeliana nei confronti del supposto programma atomico iraniano, che potrebbe causare un conflitto catastrofico, e costituisce la principale minaccia per la pace mondiale.

«È l’affermato diritto al decisivo attacco preventivo / che potrebbe cancellare il popolo iraniano / soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo / organizzato»: non è certo tenero Grass con il governo di Teheran, ma ciò non rileva. Il suo attacco alla politica di Israele («in cui da anni — anche se coperto da segreto — / si dispone di un crescente potenziale nucleare, / però fuori controllo, perché inaccessibile / a qualsiasi ispezione»), la denuncia della «opprimente menzogna», il suo tono da j'accuse, bastano a renderlo intollerabile. Perché dice ciò che (non) dev'essere detto.

Non è tanto in questione se sia una poesia bella o brutta. Personalmente propendo per la seconda ipotesi. Ma non è stato certo questo il motivo della censura del Die Zeit che ne ha rifiutato la pubblicazione, e del gesto del governo israeliano che lo ha dichiarato «persona non grata» - peraltro in base a una norma che permette di vietare l’ingresso a chi abbia aderito al nazismo. Già, perché Grass nel 2006 rivelò che a sedici anni si era arruolato con convinzione nelle SS. (Chissà, mi viene da pensare, se anche a Ratzinger vieterebbero l'ingresso, dati i suoi trascorsi nella Hitlerjugend). Figuriamoci se questo suo passato non può non essere una terrificante prova a carico di un immarcescibile antisemitismo.

Anche Amos Luzzatto ha parlato di «un vero proclama antiebraico». Su Repubblica, Mario Pirani, in un articolo scritto con la mano sinistra mancando evidentemente di qualsiasi logica argomentativa, ma ripetendo il mantra «chi attacca Israele odia in realtà gli ebrei», si atteggia a psicoanalista e dice che Grass è antisemita ma se ne vergogna. Possiamo parlare di «pensiero unico»? Questo rogo preventivo, questa condanna unanime di «ciò che può essere detto», questo editto unanimemente e spontaneamente rispettato sull'interdetto – è qualcosa che dev'essere ostinatamente rifiutato. Io credo che oggi chi ama gli ebrei debba sfidare quest'interdetto. Bisogna sottrarre il monopolio dell'ebraismo a un governo colonialista che persegue politiche che negano i più elementari diritti umani e mettono a rischio la pace regionale e mondiale.
Come scrisse, ancora, Franco Fortini: «Onoriamo dunque chi resiste nella ragione e continua a distinguere fra politica israeliana ed ebraismo».

* Sul sito di alfabeta2 (www.alfabeta2.it) ho scritto un pezzo sulla poesia di Günter Grass accusata di antisemitismo. Dove invece essa è un atto di accusa contro la politica del governo d'Israele. Oggi chiunque critichi le politiche di quel governo (e non certo gli ebrei!) viene periodicamente accusato di antisemitismo. Tra le altre cose, citavo una frase attribuita a Levi: «Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele» - di cui Domenico Scarpa e Irene Soave sul Sole24 ore avevano dimostrato, a mia insaputa, che Levi non l'aveva mai pronunciata. Internet pone un problema quanto alle fonti: anch'io, che pure sono di formazione storica e le fonti dovrebbero essere un tic mentale, ho creduto a quell'attribuzione, e me ne scuso. La leggi tante volte, e lo dai per scontato. E dopo l'abitudine c'è la fretta, a compiere l'opera. Però l'articolo di Scarpa e Soave che ripristina la verità non trae per me conclusioni corrette. Al contrario di quel che scrivono, il sillogismo la cui conclusione è "i palestinesi sono gli ebrei d'Israele" è pienamente legittimo, confrontando quell'assunto generale con quanto dice in un'intervista da essi stessi citata (i palestinesi sono "vittime" - e "vittime di vicini troppo potenti") e sapendo appunto che Levi firmò appelli in favore dei palestinesi contro il colonialismo israeliano, e a favore del principio "due popoli due Stati" - proprio quanto è oggi assolutamente intollerabile per il governo israeliano! Insomma, se Levi ha scritto che i polacchi erano stati gli ebrei dei russi, perché non dovrebbe essere parimenti consequenziale - entro la grammatica mentale di Levi - che i palestinesi sono gli ebrei d'Israele? Un altro ebreo, Franco Fortini, scrisse: «Onoriamo dunque chi resiste nella ragione e continua a distinguere fra politica israeliana e ebraismo».
(L'Unità, sabato 21 aprile 2012)

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20 Risposte a Quello che deve essere detto

  1. Fabio Della Pergola scrive:

    Caro Rovelli,
    da quando è uscito il pessimo poema di Grass ho letto, come tutti, delle polemiche, ma anche una diffusa difesa dello scrittore tedesco sia sulla stampa che nel web. Parlare perciò di ‘pensiero unico’ perché un certo numero di persone lo hanno criticato mi sembra una lamentazione infondata. Un po’ una lagna contro i cattivi ebrei che non si fanno mai criticare, insomma. In realtà è molto più facile trovare accuse (e anche malevolenza) verso Israele che non il contrario.
    Detto questo, i motivi addotti per rifiutare le parole di Grass sono vari ma, a me pare, tutti legittimi.
    Grass imbroglia (Israele non ha mai ipotizzato di distruggere il popolo iraniano come ammette anche Sergio Romano rispondendo ad una mia lettera sul Corriere, ma modificando artificiosamente e sottilmente una frase da me scritta) e confonde (l’Iran da anni minaccia di distruzione Israele, non viceversa), poi sorvola sui trattati internazionali (Israele non ha mai sottoscritto il Trattato di Non Proliferazione, l’Iran sì; quindi le verifiche dell’AIEA derivano da questo, non da particolare ostilità) e infine ha un passato che dovrebbe impedirgli, per un minimo di buon gusto, di astenersi da qualsiasi considerazione riguardante il mondo ebraico. Su questo ho scritto più di un articolo su Agoravox.
    Che “chi ama gli ebrei debba sfidare questo interdetto” è una frase ambigua come è sempre stato ‘l’amore verso gli ebrei’ da parte di chi ebreo non è (si sa che agli ebrei storicamente venne e viene rinfacciato tutto e il contrario di tutto) che evita accuratamente i punti specificati sopra. Quelle osservazioni che i rari contrari, i Luzzatto, i Pirani e io stesso hanno invece messo in evidenza.
    Infine un’ulteriore critica a quello che scrivi: iscriversi alla Hitlerjugend era obbligatorio, a partire dal ’39. Difficile perciò fare qualche appunto al Papa per un obbligo cui era sottoposto. Arruolarsi volontario in un’unità combattente delle SS, come fece Grass, non mi pare la stessa cosa. Perché mai dovrebbero gli ebrei accettare lezioni di etica da uno con questo passato ?

    • marco rovelli scrive:

      Caro Fabio,
      il piano del discorso è duplice. Primo, il governo israeliano da tempo minaccia attacchi preventivi all’Iran, questo mi pare un dato di fatto – a fronte di armi nucleari iraniane tanto fantomatiche quanto quelle di Saddam Hussein. E la non adesione al trattato di non proliferazione, a me pare vada a sua maggiore onta. Dopodiché, si possono avere certo valutazioni diverse: ma se anche Grass – o chiunque altro – sbagliasse, ciò dev’essere imputato ad antisemitismo? E’ questa la follia. La critica al governo dello Stato d’Israele non può essere equiparata surrettiziamente a un attacco all’ebraismo! Il governo dello Stato d’Israele non può accaparrarsi il monopolio dell’ebraismo – che ben trascende solo i confini di quello Stato, e tanto più le specifiche politiche del suo governo. Tacciare gli avversari politici di antisemitismo è un modo eristico di voler chiudere ogni discorso possibile che possa contenere alcuna critica. E questo è totalmente inaccettabile.

      • Fabio DP scrive:

        Caro Rovelli, sul “duplice” piano siamo d’accordo.
        E sul primo mi pare di poter ripetere quanto già detto: da anni, già con Khomeini, l’Iran afferma di voler estirpare Israele dalla carta geografica o dalla storia, cosa peraltro notoriamente ripetuta da Hamas fin dalla sua carta fondativa. Si tratta di una minaccia di attacco che indirettamente è anche diventato realtà (credo che sia indiscutibile lo stretto legame tra Teheran e Hezbollah; e che questi abbia provocato l’inizio del disastroso conflitto del 2006 mi pare fuori discussione). Perché su questo si sorvola, prendendola evidentemente come affermazione legittima o al più – come fa Grass – per una semplice fanfaronata ?
        Se le parole iraniane sono “solo parole” altrettanto si può dire di quelle israeliane: solo parole, ad oggi. Ma le critiche verso Israele sembrano dire che dalle parole è già passato ai fatti, il che semplicemente è falso.
        Sul secondo piano vorrei insistere: il mondo politico e dell’informazione è strapieno di legittime critiche ad Israele ed ancor più il mondo web dei blog e della gente comune che nei commenti spessissimo si allarga a criticare non solo le attuali politiche del governo, ma tutta la storia israeliana e poi facilmente scivola, lo dico per esperienza diretta, in un’insofferenza verso “gli ebrei” con i soliti, triti argomenti: non fanno che lamentarsi per i 6 milioni di morti (e scusate se è poco), in fondo sono loro che si credono da sempre il “popolo eletto”, credono che quella terra sia stata data loro da dio, eccetera eccetera. Banalità ridicole, ma con radici profonde e resistenti.
        In ogni caso sono numerosi anche gli ebrei che criticano le politiche israeliane ed anche il sionismo, dal modesto Ovadia ai più profondi Chomsky o Bauman. Se qualcuno li accusa di antisemitismo in questo caso ovviamente sbaglia, ma ciò non toglie che molto spesso le critiche nascondono un’innegabile avversione preconcetta verso ciò che è genericamente ebraico. A me pare grave che non si facciano i conti con questo strisciante antisemitismo, ma tant’è.
        Infine il caso Grass. Che un tedesco – arruolatosi volontario in una unità combattente delle SS, tacendo poi per sessant’anni questa sua scelta giovanile – si lasci andare a critiche verso uno Stato è ovviamente legittimo. Se però questo Stato è nato come estremo rifugio per quelle stesse persone che erano sopravissute o fuggite dal terrore praticato dal regime cui il giovane Grass partecipava con ardore ed entusiasmo giovanile, secondo me cambia radicalmente i termini del discorso. Non si può far finta che si parli d’altro.
        Esistono tuttora le persone o le famiglie che hanno dovuto sopportare immani sofferenze da quelli come il giovane Grass. Se lui si è separato profondamente da quel suo passato ne sono contento, ma avrebbe dovuto capire da solo l’inopportunità del suo scritto; tantopiù che quello scritto contiene falsità plateali. La ferita che può aver arrecato a qualcuno – ebreo o israeliano che sia – che si è sentito dare lezioni di etica da uno che ha indossato la divisa dei carnefici non può che essere risultata insopportabile.
        Il dubbio è che, se non ha minimamente avvertito l’inopportunità del suo gesto, quell’intima separazione dal passato non sia poi così profonda. Il che rende il suo “poema” ancor meno sopportabile.
        Chiunque altro ha piena legittimità di criticare Israele e lo fanno in tanti, in tantissimi. Ma Grass non è “chiunque altro” e a me pare che l’accanita difesa di un ex-SS per la sua brutta poesia antisraeliana suoni decisamente stonata. E, sinceramente, anche un po’ strana.

        • marco rovelli scrive:

          Sul primo punto: certo, l’Iran sono anni che fa certe dichiarazioni. Peccato però che sia Israele l’unico stato che ha l’arma atomica (e che appunto non aderisce ad alcun trattato: anche in questo Israele si fa beffe della comunità internazionale, come fa dal ’47).
          Sul secondo punto: “ciò non toglie che molto spesso le critiche nascondono un’innegabile avversione preconcetta verso ciò che è genericamente ebraico.” Tutto questo è un generico preconcetto, invece, un ragionamento circolare. Conosco moltissimi amici che come me sono ferocissimi critici delle politiche israeliane, e nessuno di loro, come me, ha alcuna avversione per l’ebraismo, che critichi il governo Netanyahu o che questo si allarghi a un approccio critico verso il sionismo in sé. Io sono amico del “modesto” Ovadia, che è più feroce di me, e ovviamente non è antisemita.
          Sul terzo punto: proprio perché Grass ha fatto i conti, in tutta la sua biografia, con il suo fascismo giovanile, può parlare. Mai ho considerato una colpa aver aderito in gioventù al regime fascista, se cresciuto entro quell’unico orizzonte possibile, com’era allora per molti che magari aderivano con entusiasmo alle Brigate nere (cfr un Sebastiani, in Italia, per esempio, che ha rivisitato criticamente quell’esperienza). E’ per me ridicolo accusare un diciassettenne di una scelta d’impeto fatta quasi per necessità (e lo dico da ardente antifascista: io sono uno di quelli che dice che i fascisti non dovrebbero avere diritto di parola entro la nostra civiltà democratica, ché la democrazia si è costituita proprio contro il fascismo). Uno come Grass ha la mia stima proprio perché ha compiuto, successivamente, un percorso, e si è rimesso in discussione. E accusarlo per il suo passato di diciassettenne diventa solo un modo per distogliere l’attenzione dal merito.

          • Fabio scrive:

            In conclusione l’entusiasmo giovanile dei giovani nazisti o repubblichini non fu una colpa (testuale: “Mai ho considerato una colpa aver aderito in gioventù al regime fascista, se cresciuto entro quell’unico orizzonte possibile”). In altri termini chi aderì al nazifascismo e chi ebbe la forza e il coraggio di dire di no rischiando la vita sono ritenuti equivalenti. No. Gli orizzonti non sono mai unici, esiste sempre la possibilità di un umano rifiuto intimo. Chi non è riuscito ad averlo ne porta la responsabilità; in altri termini ognuno è responsabile della propria inumanità. Quella dell’entusiasmo giovanile cui si perdona tutto è un buonismo inaccettabile. Anche quelli che facevano stragi erano probabilmente diciassettenni o giù di lì. Quindi non colpevoli in quanto ragazzi pieni di sacro entusiasmo giovanile ? Non scherziamo.
            E possono legittimamente dare lezioni a quelli che allora furono le loro vittime, partigiani, ebrei o altro che siano ?
            Mi dispiace ma sono in totale disaccordo. E ripeto che chi ha sinceramente ripensato a se stesso e alla propria vita avrebbe dovuto avere coscienza dell’inopportunità di dare lezioni di etica alle sue ex-vittime.

            Quanto al resto:
            1) confermi che l’Iran da anni minaccia, quindi quelle di Israele non sono altro che reazioni (ma su questo generalmente si tace o quantomeno si derubricano le prime a fanfaronate)
            2) aderire al TNP o non aderirvi è legittimo. Anche India e Pakistan come si sa non vi hanno aderito, senza che nessuno abbia mai sollevato obiezioni. Eppure i rischi di un conflitto atomico laggiù sono ben rilevanti.
            3) tu conosci moltissimi critici delle politiche israeliane che non hanno patemi antiebraici ? benissimo. Io conosco centinaia di persone che scrivono sui blog ed ho moltissime conoscenze personali che alla fine, gratta gratta, non fanno altro che ripetere i vecchi cliché antiebraici. A me sembra più grave che questi cliché antisemiti perdurino piuttosto che perdurino accuse di antisemitismo verso chi critica Israele. Se non altro perché un razzismo latente è più pericoloso di una critica contestata.
            4) Giusto per finire: Israele si fa beffe della comunità internazionale dal ’47 ? Mi sembra di ricordare che la nascita dello stato fu legittimamente sancita dall’assemblea generale dell’ONU e che a questa delibera fu risposto con le armi dagli stati arabi. O ricordo male ?

  2. Fabio DP scrive:

    Vorrei aggiungere una segnalazione. E’ un libro che si intitola Soldaten, Combattere, uccidere, morire, di Neitzel e Welzer, Garzanti. Ne parla Piero Melati sul Venerdì di questa settimana. Tanto per ricordarsi chi erano i giovani tedeschi in armi.

  3. marco rovelli scrive:

    @Fabio
    Macché equivalenti. Sto dicendo che non può essere una colpa karmica, un minus che marchia a vita d’infamia chi ha sbagliato in gioventù e che poi ha compiuto un percorso di rielaborazione personale. Grass ha pieno diritto di parola come tutti: ha ripensato, ha agito in maniera chiara in senso radicalmente opposto ai suoi furori giovanili, la sua vita parla per lui. Non ha bisogno di tutela su alcuna cosa.
    Quanto al resto:
    1) L’Iran può permettersi di minacciare perché Israele, con la sua politica di potenza, gliene offre la possibilità. Sono due regimi, sia l’uno che l’altro, che mi auguro cadano al più presto – ad opera delle opposizioni interne.
    2) Non sono in questione India e Pakistan. Qui c’è uno Stato che ha sviluppato in segreto il proprio programma atomico (e su questo ce ne sarebbe da dire), e non ha aderito al trattato, che minaccia uno Stato che invece al trattato ha aderito. E’ questo il paradosso.
    3) In giro ci sono molti cliché antisemiti (peraltro, di solito, a destra – ma tralasciamo). Ma non usiamo questo paravento per cose che non c’entrano con l’antisemitismo. Sull’uso politico dell’antisemitismo peraltro ha già detto sufficientemente Finkelstein.
    4) Io so che Israele è lo Stato che ha violato più risoluzioni dell’Onu al mondo, invece.

    • Fabio scrive:

      Va bene, come preferisci.
      Quindi chiunque faccia un bel massacro e poi chieda scusa – è prassi della Chiesa ad esempio riguardo a donne, indios, ebrei e quant’altro – è poi legittimato a salire in cattedra a dare lezioni di morale alle sue ex vittime. La cosa capita spesso e, per quanto mi riguarda, la rifiuto. Prendo atto della mentalità di chi invece l’accetta. E rifiuto anche questa, per quello che può valere. Ciao.

  4. marco rovelli scrive:

    Non si tratta di lezioni di morale. E comunque dirmi che sono indulgente nei confronti dei nazifascisti, con tutto il fin troppo rigoroso odio che da sempre provo nei loro confronti, mi fa sorridere.

    • Fabio scrive:

      Dai su, non confondiamo le cose, non era mia intenzione offenderti. Non ti ho detto che sei indulgente con i fascisti. Ma hai detto “Mai ho considerato una colpa aver aderito in gioventù al regime fascista”. Io invece la considero da sempre una grave colpa di disumanità; a qualsiasi età sia stata commessa. Che riguarda tanto più un SS e ancor di più un SS volontario.
      Quello su “chi ha diritto di dire cosa” è un problema storico, molto ampio; vorrei provare ad andare oltre alla polemica su Grass e Israele che alla fine lascia ognuno nella sua opinione. L’esempio della Chiesa che chiede scusa alle donne e agli ebrei e poi dà lezioni di morale alle prime e invita i secondi a convertirsi è la stessa cosa. Basta pentirsene ? Un “atto disumano” – a differenza di un “pensiero disumano” – resta per sempre e comunque, proprio perché ha inciso drammaticamente nella vita altrui; e questo è incancellabile. Nessuno renderà la vita che quegli ebrei o partigiani l’hanno perduta per sempre – uccisi o devastati nei beni e negli affetti – grazie alle SS (e forse anche grazie a Grass, che ne sappiamo di quello che ha fatto ?). Basta chiedere scusa per essere ritenuto un affidabile e credibile personaggio pubblico ? un maitre à penser ?

  5. Marco Rovelli scrive:

    Quel “Mai ho considerato una colpa aver aderito in gioventù al regime fascista” era ellittico, perché da intendersi nel contesto, in riferimento a ciò di cui si diceva. Non marchio a vita una persona – come tatuata, incisa dalla colpa. Certo, gli atti restano e fanno la storia, anche e anzitutto la storia personale. Ma il passato non è una condanna, come i tatuaggi per i carcerati. Si può scontare, la pena, per quanto quell’atto resterà per sempre inciso nella propria e nell’altrui carne. La si sconta: ovvero essa svanisce, nella misura in cui l’avvenire viene ricostruito da una “critica” esercitata nella prassi – e da questa prassi torna la parola, il suo diritto. Ci vuole tempo e spazio. E nel caso di Grass questo tempo e spazio, e questa ricostruzione, ci sono stati. Tu fai il paragone con la Chiesa (e io dico: la Chiesa avrebbe ben il diritto di dire la propria su tutto, se avesse esercitato a fondo la critica su se stessa. Ma ancor prima di questo: una cosa sono le lezioni di morale; ben altra cosa, su tutt’altro piano, sono le critiche politiche), io te ne faccio un altro: se fosse indelebile il marchio, con quale diritto noi italiani abbiamo bombardato la Libia? (Io non ero d’accordo con quell’intervento militare, ma per altri motivi). Abbiamo commesso dei crimini orrendi in Libia: lager, armi chimiche, massacri. Con quale diritto siamo andati là a suon di bombe? Altro che “lezioni morali”, in questo caso.

    • Fabio scrive:

      Caro Marco, tu non incidi la colpa nella vita dei colpevoli, ma non dipende da te, né da me. La colpa c’è. Esiste. E’ stata commessa.
      L’atto è stato compiuto e una volta compiuto non è cancellabile. E, ripeto (ma prendo atto che su questo non ci troviamo proprio), che un volontario delle SS, di cui non si sa nulla di quello che ha fatto, può parlare di tutto ma non fare critiche né morali né politiche a chi da lui ha subìto violenza. Pensi ad altro.
      E’ come se l’assassino di un uomo contattasse la famiglia della vittima per dire cosa fare e cosa non fare. Sarebbe scandaloso.
      Anche dopo che ha scontato la pena, perché l’etica dell’opportuno va al di là del pensiero giuridico e dall’aver pagato il proprio debito con la società.

      Tutti gli altri invece hanno tutti i diritti di criticare chi vogliono. Sempre e comunque e non ho alcuna remora a criticare Israele se e quando è il caso, così come non ho remore a criticare arabi, iraniani e palestinesi quando è il caso (e anche qui noto che a sinistra vige invece un ampio giustificazionismo. A destra non so, non mi interessa quella parte politica).

      Sulla Libia non ho dubbi, noi non dovevamo esserci così come, proprio per una questione di opportunità non partecipammo alla missione in Somalia. Come vedi le questioni di opportunità sono – per quanto ondivaghe – presenti nella cultura politica. E ne sono parte integrante. Credo di non aver altro da aggiungere, tendo a ripetermi. Quindi ti saluto.

  6. […] di Israele-ebrei-ebraismo proprio riferendosi al falso sillogismo di Levi. Rovelli ha poi rettificato e riconosciuto il “problema delle fonti”, senza per questo fare retromarcia nella sua […]

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