Vassilis Vassilikos

Siamo ormai entrati nel pieno del periodo preelettorale. Per me questo è un dramma. Conduco una trasmissione settimanale dedicata ai libri. E c’è sempre il terrore che lo scrittore invitato diventi nel frattempo candidato di qualche partito e c’è il rischio che le regole della par condicio mi facciano saltare la puntata. Nel frattempo, il 15 aprile c’è la Pasqua ortodossa, il 21 dello stesso mese si compiono 45 anni dal colpo di stato militare del 1967 e se le urne si apriranno il 29 aprile allora si riuscirà a evitare il Primo Maggio dei lavoratori, ma se si voterà il 6 maggio le elezioni si terranno proprio nell’anniversario della caduta di Costantinopoli sotto gli ottomani (ma con il calendario giuliano).

La crisi del mercato, cioè la mancanza di liquidità, ci fa sprofondare nella recessione. L’augurio è unanime: che il premier attuale Lucas Papademos, lo zar dell’economia, rimanga al suo posto anche dopo le elezioni. È stato fino a qualche anno fa vicepresidente della BCE e sa quali leve muovere per salvare la corazzata alla deriva tra le secche, cioè l’Europa meridionale e più in particolare il mio paese. Già un anno e mezzo fa scrissi su Alfabeta2 su questa cavia che si chiama Grecia. Ora aggiungo che, grazie all’overdose di antibiotici, la cavia sta morendo. Come un pugile suonato, non è in grado di sollevare la testa dalla branda mentre in piedi sopra di lui la troika sta contando fino a dieci (ma ora sta al tre) pur di dichiarare il knock-out e proclamare il sicuro vincitore: i «mercati».

Ma le cose non andranno secondo i suoi desiderata poiché, a forza di prendere sberle per tutto il secolo scorso (due guerre mondiali, due guerre balcaniche, lo sradicamento dei greci dell’Asia Minore nel 1922, una guerra civile e ben quattro dittature militari), questa cavia ha sviluppato un sistema immunitario fortissimo. Sarà così in grado di resistere anche a questo colpo a sorpresa, proprio nel mezzo dei festeggiamenti per il periodo di pace più lungo vissuto nei 190 anni di vita di questo povero Stato.

Kazantzakis nel 1948, alla fine del suo romanzo «Cristo di nuovo in croce», ha scritto che questo Cristo che va ancora una volta verso la croce e la resurrezione è la Grecia stessa. All’epoca non aveva ancora letto l’opera del suo collega italiano «Cristo si è fermato a Eboli». Gli hooligans che bruciano gli stadi sono gli stessi giovani che incendiano il centro di Atene. Che indossino i passamontagna oppure no, rimangono impuniti da decenni, come le nuvole che sfuggono a ogni rete.

Nel frattempo le telenovelas turche conquistano i palinsesti greci, visto che le produzioni locali si sono estinte. La torta della pubblicità, una volta formato famiglia, ora è ridotta a porzione individuale. Così abbiamo i serial turchi trasmessi in lingua originale con i sottotitoli greci, perché anche il doppiaggio costa. A teatro si rappresentano di preferenza monologhi. Fino all’anno scorso si potevano ancora vedere rappresentazioni con due attori. Ma la crisi ha ridotto la partecipazione a uno solo.

Tra i più di una decina di partiti e partitini che si presentano alle elezioni, per la prima volta nella storia della Grecia moderna ci sarà anche un partito dichiaratamente nazista, l’«Alba d’Oro». I sondaggi gli danno una buona percentuale. I medium però, che ora sono i media, non vedono all’orizzonte un dittatore. Poiché la dittatura oramai è globale e non ha leader. Al suo posto ci sono i «mercati». Dall’antica agorà del Demos siamo arrivati ai «mercati» di oggi, tecnologici e onnipresenti, senza limiti di luogo o di frontiera. Per entrare nella loro pagina web basta digitare il codice 666. E una serie infinita, come la serpe che stritola il pianeta, di zeri.

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4 Risposte a La dittatura è globale

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