Giorgio Mascitelli

Appare ora in italiano il saggio dell’arabista svizzera Silvia Naef sulla questione dell’immagine nella cultura islamica, già pubblicato in Francia nel 2007. Il testo, che prende le mosse dall’origine stessa della cultura musulmana e del relativo dibattito teologico, svolge una breve storia dell’iconoclastia presunta o vera di questa religione condotta non da un punto di vista orientalistico teso a cogliere un’essenza dell’islamicità o del Medio Oriente in rapporto alla figurazione, ma con una prospettiva più rigorosamente analitica dei fenomeni e delle contraddizioni che li caratterizzano.

Benché il lettore abbia a disposizione un testo che con pregevole puntualità sintetica attraversa oltre mille anni di storia, il punto di partenza logico e non cronologico di questo libro è da cercarsi nell'attualità del mondo globalizzato: nel 2001, poco prima dell’inizio della guerra, i talebani in Afghanistan distrussero i Buddha di Bayman per ordine del Mullah Omar quasi, per così dire, in mondovisione. Questo avvenimento sembrò confermare la fondatezza di una certa concezione tradizionale dell’iconoclastia islamica, che questo libro non critica o appoggia, ma piuttosto decostruisce e ricolloca su un piano storico più articolato.

Naturalmente questa prospettiva è estremamente importante perché è un modo per interrogarsi in re e non per massimi sistemi sul rapporto tra modernità e Islam e rende questo lavoro assai interessante per un pubblico non specialista, ma interessato alla realtà del mondo mediorientale e mediterraneo. Tre sembrano essere gli elementi particolarmente rilevanti che risultano alla lettura: innanzi tutto l’emergere di una realtà niente affatto monolitica sulla questione dell’immagine non solo tra le due grandi comunità sunnita e sciita, ma anche al loro interno e nelle diverse fasi storiche.

In secondo luogo un rapporto molto più duttile con le nuove forme tecnologiche della riproduzione dell’immagine anche da parte di quelle correnti fondamentaliste più vicine a un’iconoclastia radicale. Sembra insomma che tutte le tendenze culturali e politiche dell’Islam contemporaneo abbiano colto in pieno gli aspetti più utili dell’apparato mediatico, cercando tutt’al più di censurare quelli che contrastano con la morale dei costumi islamica, per esempio l’uso del corpo femminile.

Infine l’ostilità nei confronti dell’arte occidentale, quando questa assume le vesti dell’arte per l’arte, anche presso correnti dell’Islam rivoluzionario che pure hanno compreso e cercato di utilizzare come veicolo dei propri contenuti l’arte, ivi compresa una pittura figurativa. È significativo questo particolare perché dimostra un’analogia con l’atteggiamento dei grandi movimenti politici di massa novecenteschi europei e implicitamente suggerisce quella conclusione a cui giunge esplicitamente Silvia Naef, secondo la quale forse la questione dell’immagine dell’Islam è una vera e propria questione solo a partire dal punto di vista fortemente iconico della civiltà occidentale.

IL LIBRO
Silvia Naef
La questone dell’immagine nell’Islam

O barra O edizioni (2011) pp. 128

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2 Risposte a L’immagine e l’Islam

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