Yael Kaduri

Entriamo nella sala e troviamo i nostri posti nella platea semicircolare del bellissimo vecchio teatro. Le luci sono accese. Sul palcoscenico, che è al nostro livello, un vecchio, vestito sportivamente, sta parlando. Fra sé e sé? A noi? André Wilms, il solo attore, fra qualche minuto spegnerà le luci, per riaccenderle dopo. Il palco deve essere molto buio o molto illuminato, alternativamente. Quando è illuminato, le immagini non sono molto colorate. Quando è buio, diversi effetti pirotecnici danno origine, improvvisamente, a una luce chimica. Sorprese. E per qualche secondo un potente raggio di luce rossa illumina gli acquari che pendono dal soffitto. Qua e là verrà illuminata una griglia poggiata sul pavimento.

Ritmo
Una fila di sei acquari pende a un angolo di 90° rispetto al bordo anteriore del palcoscenico, esattamente nel mezzo. Ci fa entrare profondamente nello spazio in segmenti distinti, misurati da quadrati trasparenti posti a intervalli, proprio come si misura il tempo nella musica occidentale. Nella prima sequenza – se possiamo chiamarla così – l’attore al suo tavolo si prepara un caffè, «non sapendo se funziona come sostanza chimica o come salvezza e stimolo che tocca più i sensi di quanto modifichi la composizione molecolare, o se produca un effetto nervoso» (Valéry/ Notebooks). Sentiamo il rumore amplificato del coperchio della macchinetta del caffè che viene chiuso, e riconosciamo chiaramente l’atto come fonte del rumore. Ma poi il suono prende una sua propria vita, e si ripete ritmicamente più e più volte. Intanto l’attore crea un nuovo suono, facendo rotolare una biglia su un piattino. Anche questo rumore reale viene registrato lì per lì, e si sente più e più volte, in contrappunto con quello del caffè.

Trasparenza
Al centro del palco un grande tavolo di uno scienziato con tante piccole cose: una macchinetta del caffè, una lampada da tavolo, delle provette, barattoli, piattini, bicchieri, una tastiera musicale, uno strumento a corde e molte altre cose. Dall’altra parte del tavolo una vecchia sedia. Sul palco a destra una bicicletta capovolta e due scatoloni; a sinistra un altro tavolo, più piccolo, anch’esso con tante cose sopra. Dietro il tavolo è tirata una corda invisibile, che notiamo solo quando l’attore la suona con un arco. C’è anche una rete pressoché invisibile; l’attore parla quando si trova proprio dietro ad essa; in un'altra scena la usa per appenderci tre fogli di carta con delle lettere maiuscole, che poi brucia con un fuoco colorato. E in fondo al palcoscenico c’è il pianoforte. Sopra questo spazio, che è sistemato perlopiù orizzontalmente, l’asse dell’acquario crea l’illusione di uno spazio come una inquadratura. Bellissime ombre, di un enorme uccello, di una enorme figura umana, appaiono e poi scompaiono.

Lo spazio visivo del filosofo sembra essere pieno di cose. Infatti una istallazione dello scenografo Klaus Grünberg fa venire voglia di entrare e vagare come in una galleria. Facendolo – e usando la griglia sul pavimento come misura per disegnare un piano del palcoscenico – mi sono resa conto di quanto realmente vuoto sia il palco. In mezzo c’è molta aria, come se si risparmiasse posto per lo spazio acustico.

Max Black © Mario Del Curto

Testo
In Max Black sono presenti molti testi, frammenti raccolti dai Cahiers di Paul Valéry, da Sudelbücher di Georg Christoph Lichtenberg, e dagli scritti filosofici di Max Black e di Ludwig Wittgenstein. Heiner Goebbels lo chiama «libretto», anche se non c’è alcun dramma psicologico, né cantanti. Naturalmente non c’è alcuna notazione musicale. Più che comporre un testo, Goebbels sta componendo il modo di parlare – in questo caso il particolare modo di parlare di Wilms. Effettivamente la voce si dà sul palcoscenico e in modo tale che dà l’impressione di un libretto creato sul momento, mentre l’attore attiva un insieme di frammenti come un mago attiva i suoi ingredienti.

1. «La musica e la poesia mi annoiano dopo pochissimo tempo – perché io non sopporto di anticipare, di essere soggetto a qualcosa senza replicare – di non prendere l’iniziativa» (Valéry/Notebooks). Goebbels ci fornisce a chiare parole la chiave del suo mondo sperimentale.

Musica
Tranne che otto minuti di un Trio di Ravel, il suono e la musica sul palcoscenico sono il risultato delle attività dell’attore. Per Heiner Goebbels la musica ha molto a che fare con il ritmo del nostro corpo: «Quando cammino per la strada, quasi sempre cammino con un ritmo. O quando lavo i piatti in cucina, insieme a questa azione c’è una certa musicalità. Tutti abbiamo una musicalità in noi, con il ritmo del nostro respirare, camminare, parlare». In Max Black il corpo dell’attore è suonato non solo dai suoi gesti ed espressioni ma anche da un esecutore esemplare, che compie queste attività dal vivo come se suonasse degli strumenti musicali.

Ci sono anche dei suoni che non suonano, in quanto evocano delle azioni già avvenute. Succede, per esempio, quando l’attore riavvolge un nastro di Ravel .E ci sono i piccoli strumenti musicali inventati, le tastiere possono suonare fonemi, le corde musica d’ambiente. Il piano, con sopra tanti barattoli pieni di polveri e liquidi, è suonato da braccia umane e meccaniche. Un laboratorio di suoni.

Vuoto
Enunciare un paradosso logico ti lascia una sensazione di ascoltare niente, neanche un nonsense. In un certo modo – un testo senza un testo. Qui c’è anche musica senza musica. Teatro senza teatro. Sul palco sembra che ci siano molte immagini, ma in effetti lo spazio è piuttosto vuoto. Allora che cosa sta veramente dicendo l’attore? Che cosa sta succedendo? Che cosa verrà dopo? Non si può mai essere sicuri. E da parte dello spettatore «ci sono attenzione, ritmo, aspettative, sorprese» (Valéry/Notebooks). Iniziativa.

Humour
Se questo testo dà un’idea di che cosa voglia dire capire Max Black e magari altri spettacoli di teatro musicale di Heiner Goebbels, potrebbe distruggere la futura esperienza di questi spettacoli, il che significa che ha fallito. Se questo testo non vi dà nessuna idea di che cosa voglia dire capire Max Black e magari altri spettacoli di teatro musicale di Heiner Goebbels, leggerlo potrebbe essere solo una perdita di tempo, il che significa che ha fallito.

Traduzione dal francese di Valentina Ajmone Marsan

LO SPETTACOLO
Heiner Goebbels
Max Black
Théâtre des Bouffes du Nord, Parigi
14-19 febbraio 2012

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi