Martina Cavallarin

Il pensiero complesso delle diverse arti, spettacolare o onirico, frequenta di continuo il bilico della soglia. Se il dominio ferreo dell’immagine invade anche le categorie dell’architettura, del design, della musica, della tecnologia, le teorie presenti si scontrano, ma la tendenza è irreversibilmente coesistenza di convenzioni, memorie, linguaggi in quello che è lo sconfinato universo dell’eclettismo.

Allora quel pensiero complesso, post-strutturalista, di Foucault e Derrida, nelle arti contemporanee che vanno da quelle visive al suono, dall’architettura al design, esprime il disordine del mondo contemporaneo e forse anche l’inconsistenza delle azioni umane, ma certamente sottolinea anche una necessità di apporre uno sguardo trasversale alla stanza costipata del mondo. La parola chiave è coabitazione di alfabeti, ovvero linee sovrapposte, installazioni e sezioni di opere non convenzionali, oggetti in movimento ed elaborazioni meccanizzate. L’uomo non è al centro, né in quanto fruitore degli spazi né come destinatario dei messaggi.

Scrisse Claude Lévi Strass: «il mondo è cominciato senza l’uomo e terminerà senza di lui». In tanto fracasso a Berlino la linea che in Italia si comincia ad intuire con il lavoro di alcuni interessanti artisti è magnificamente interpretata tra le mura bianche al secondo piano di un palazzo di Postdammer Strasse in cui l’italiano Mario Mazzoli, dopo una carriera da musicista negli USA, ha aperto una galleria d’arte contemporanea progressiva e sperimentale, un salto nel buio tra scienza e incoscienza.

Pe Lang, Moving objects n. 824-827 (2012)

Qui la mostra Moving Objects dello svizzero Pe Lang è una visione lirica e sospesa tra tecnicismi e fruscii delicati. Sistemi cinetici prestati alla visione dell’opera sprigionano forze che si contrappongono tra organismi di ferro e di magnete, elementi decodificati in base alla propria sostanziale funzionalità e restituiti in installazioni semplici eppure complesse, movimenti continui e incessanti che sembrano una danza classica su più livelli. Tra inerzia, attrito, forza di gravità e differenti fenomeni fisici la mostra del giovane artista nato a Sursee e residente a Zurigo, si pone in una linea sinuosa che va dal Minimalismo all’Art Nouveau passando per l’arte cinetica nel momento in cui si interseca con attimi di vita quotidiana ponendosi in tal modo tra la corrente di arte contemporanea più interessante e convincente.

Abbandonate le carte veline bianche che sensori attenti fanno respirare attraverso il movimento di piccole calamite e disinstallati i cilindri di metallo che avanzano e ritornano su lastre di rame, l’appartamento dell’arte dell’italo–berlinese Mazzoli accoglie la seconda personale del noto sound artist americano Douglas Henderson. Cinque sculture sonore multicanale ci parlano di Supereroi che con gesti eclatanti salvano il mondo e di Poeti che con scarti piccoli e l’intimismo che solo i versi contengono sono custodi amorosi delle nostre anime. Se questa metafora splendidamente offerta dalla dimensione sinergica delle opere ibride di Henderson costituisce un modo per affrontare lo stato di crisi, l’arte nelle sue forme più variegate contiene certamente un piccolo antidoto. Dal verbo greco krinein «separo» la parola crisi fa parte ormai del nostro quotidiano, ossessiva, incombente, minacciosa.

Douglas Henderson, Kosmonaut Gagarin (2012)

A questo stato di stallo si può dunque reagire attraverso ciò che chiamo il virus delle contaminazioni il quale contiene la chiave per scavalcare le emergenze e attraverso uno sguardo da libellula, ovvero prismatico a 360°, innestare strategie e tentare slanci intersecati verso orizzonti più tersi. L’amalgama tra la recitazione veloce e incessante di un poema che si fa suono, le forme tra oggetto d’uso e innesti fantastici, le forme, il colore e lo spazio impiegati nelle opere graffianti dell’energetico Douglas Henderson e del visionario Pe Lang rappresentano un respiro ampio e necessario nell’orizzonte spesso troppo costipato e frastornato dell’arte contemporanea.

In Postdammer Strasse l’incrocio tra Oriente e Occidente, Est e Ovest, meridiani e paralleli, ferro e versi, Macchine, Poeti e Supereroi ci restituisce all’azione mentale fisioterapica dell’arte, ad unainfezione positiva e necessaria. Il virus delle contaminazioni trasporta nel suo DNA la chiave strutturale per contrastare l’apatia, l’elogio delle differenze ci trasporta in sinergie che sviluppano una trasversalità che contiene intrinseca la reazione allo stallo e all’involuzione.

LE MOSTRE
Moving Objects
Galerie Mario Mazzoli, Potsdamer Str., 132 (2 piano) - Berlin
artista: Pe Lang
14 gennaio - 3 marzo

Poets and Superheroes
Galerie Mario Mazzoli, Potsdamer Str., 132 (2 piano) – Berlin
artista: Douglas Henderson
10 marzo - 21 aprile

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Una Risposta a Macchine, Poeti e Supereroi

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