Appunti per una teoria della soggettività

Dario Consoli

Chissà quali sarebbero state le risposte alla pubblicazione del singolare annuncio AAA Sinistra Cercasi su giornali e bacheche on-line... soprattutto in quanto virtualmente rivolto a quella galassia di giovani che comprende sans papier provenienti dalle periferie del mondo e viveur cosmopoliti, studenti promettenti e mantenuti raccomandati, militanti attivi socialmente e ultime mutazioni dell’individuo-consumatore. Accomunati, oltre che da approssimativi riferimenti anagrafici, da una vivida coscienza: l’appiattimento dell’orizzonte del futuro. Per quei giovani che oggi cercano nuove strade per sfondare la bolla dell’eterno presente – con un misto di rabbia, rassegnazione e disincanto – le parole d’ordine sembrano essere ancora democrazia e partecipazione. Con il rischio, tuttavia, che rimanga poco più che uno slogan. Nonostante gli ultimissimi anni abbiano visto estendersi il bacino di partecipazione (soprattutto giovanile), esistono larghe fasce di popolazione – in Italia e nel mondo – del tutto disinteressate a far parte di una progettualità politica di emancipazione. In poche parole, non ne avvertono il bisogno. L’atteggiamento nei loro confronti da parte dei coetanei più engagé oscilla tra la negazione della questione, il disinteresse, una compassione da anime belle, fino all’accusa diretta o al disprezzo. Ma questo atteggiamento lascia inevasa una domanda fondamentale: quale alternativa può essere proposta in modo convincente per motivare un tale dispendio di energie?

Non resta dunque che arrischiarsi ad affrontare la questione della fisionomia di una soggettività alternativa a quella dominante, tornando a legare il tema dell’emancipazione a quello della felicità, quello delle scelte e delle pratiche etiche a quello dell’interesse (in senso non meramente economico). Allo stesso tempo queste tensioni vanno collocate, oltre la dimensione singolare e personale alla quale sembrano relegate, sul piano relazionale e sociale dove possono trovare pieno dispiegamento. Si presenta così il tema delle tipologie di relazione – con gli altri e più in generale con ogni sorta di oggetto – come elemento cruciale delle forme di soggettivazione, anche in quanto queste concorrono a determinare l’appetibilità delle forme di socialità alternative alla vulgata della competitività reciproca imperante. Appare inoltre connessa la questione politica di capire su che modalità fondare le forme  di organizzazione che vogliono proporre alternativa e quindi essere già alternative, evitando il pendio scivolosissimo che porta all’irrigidimento identitario e all’elitarismo, nella convinzione che da queste – passate sul banco di prova del realismo – possano nascere gli strumenti e le forme sociali di contrasto al dominio volatile e predatorio dei capitali.

Per proporre una visione convincente di superamento dei destini individuali è necessario dunque ripensare la convivenza, su di un piano che lega in modo inscindibile il livello globale e quello di prossimità delle relazioni intra e intergruppali. Due gli ostacoli opposti da superare, che si manifestano oggi come vere e proprie patologie del mondo contemporaneo: il trionfo dell’individualismo – allo stesso tempo effetto e vettore dello sfruttamento economico, della riduzione dell’individuo a consumatore, della sua perdita di peso politico – e la sempre rinnovata tendenza a forme di comunità identitaria chiusa (legate ad etnie, religioni, localismi, classi).

Una via percorribile passa per la limitazione dell’individualismo autoreferenziale da una parte e dell'identificazione comunitaria dall’altra, in favore di una socialità come luogo della realizzazione del sé nel e col gruppo – attraverso il riconoscimento reciproco. Si tratta di abbandonare l’idea di una dicotomia escludente, di un superamento dell’individuo nel gruppo, di una sua fusione in esso che finisce per farlo scomparire, in favore di uno sguardo diretto sul gruppo e sulla comunità come luogo centrale di interazione (e quindi anche dell’esperienza originaria di ingiustizia). Per superare una visione ideologica che vede l’individuo come atomizzato occorre ripensarne i bisogni e gli interessi a partire dalla rete di relazioni che lo percorre. Pensare la relazione come condizione fondamentale del suo sviluppo e della sua realizzazione, nella forma del riconoscimento innanzi tutto, ma anche in quelle successive del confronto, dell’aiuto reciproco, del mutualismo, dell’affetto, dell’empatia, etc. L’interesse rimane a pieno titolo una delle forme di queste relazioni, ma non certo la principale né tanto meno l’unica, contraddicendo così tanto le descrizione dell’agire sociale come puramente strumentale quanto quelle che sottolineano il nesso tra vizi privati e pubblici benefici.

L’aggiornamento del programma della sinistra in questo senso comporta alzare la posta in gioco: la realizzazione dei molti è un obiettivo più alto e ambizioso dello spodestare ed espropriare i pochi. Nella dialettica tra emancipazione individuale e sociale si gioca la possibilità di entrambe. L’ottica ecologica della preservazione e valorizzazione dell'ambiente e delle cose fa parte di questa stessa apertura. Questo rapporto con le persone e con le cose rivela un portato salvifico: è una cura del mondo, un’attenzione e una responsabilità che si rivolgono tanto all’ecosistema quanto agli altri esseri umani (al “prossimo”) cui ci scopriamo in entrambi i casi intimamente connessi. Il capitalismo non fa essere questo meccanismo salvifico (insieme conservativo ed emancipativo) perché fagocita ogni valore – che si tratti del tempo di lavoro o delle risorse naturali di un territorio – ai fini del profitto. Ma i suoi prodotti deietti si offrono all'opera della trasvalutazione: dalle vecchie fabbriche trasformate in atelier, alla conversione del tessuto produttivo attraverso imprese cooperative, creative e sostenibili. Si tratta, anche per la riappropriazione degli spazi, di un investimento di senso da parte di relazioni sociali positive. Sottratti al destino di non-luoghi, tornano ad essere percorsi da quella rete di significati, relazioni e storicità che caratterizza il luogo in quanto spazio dell’uomo. Il processo non è tuttavia univoco né privo di pericoli. Dal capitale sociale è facile ritornare al capitale economico, quando la «mano invisibile del mercato» arriva a piazzare uno shopping mall lì dove la relazione ha creato valore (rivitalizzando un’area, attirando persone, stimolando progetti e consumi), ora pronto a venire risucchiato d’un colpo ai fini del profitto economico.

In questione, con la forma di soggettività e di relazione, è la declinazione in modo nuovo di quel tema dell’uguaglianza che gode di un posto principe nell’idea di sinistra, conciliandolo con l’attenzione alla differenza, al fine di evitare, come esito, un livellamento verso la mediocrità. In tal senso, questo movimento di emancipazione passa anche per la rivalutazione di una positiva dimensione verticale del rapporto: è il caso dell’educazione o di un confronto con l’esperienza storica o la tradizione culturale. L’impressione è che la società di oggi difficilmente riesca a insegnare ai giovani un modello positivo di relazione, soprattutto di relazione asimmetrica che – seppur sempre a rischio di farsi vettore rapporti di dominio o sopraffazione – risulta tuttavia fondamentale per il processo di maturazione e crescita. Tanto il consumatore compulsivo quanto l’individualista insofferente delle responsabilità dei legami presuppongono un’infantilizzazione costante. Così è soprattutto in questo che il progetto illuministico è fallito: nell’ideale emancipativo di un’umanità adulta, che si scopre invece consapevole e quietamente soddisfatta del proprio stato di minorità, in virtù di una nuova coscienza cinica («falsa coscienza illuminata») e di vecchie e nuove forme di auto-giustificazione.

I giovani avvertono oggi in modo confuso questa esigenza. Criticano aspramente coloro che vogliono essere loro insegnanti, ma allo stesso tempo pretendono dei modelli cui fare riferimento, forse segretamente sperano anche in qualcuno che ogni tanto sappia pronunciare una parola incontrovertibile, magari mostrare uno sprazzo di saggezza – per la qual cosa, va detto, pochissimi sembrano avere le carte in regola. Per riprendere in mano il progetto emancipativo occorre dunque ripensare forme di verticalità attraverso un processo di valutazione certo complesso e mai definitivo, ma allo stesso tempo ineludibile.

Al contempo uno sguardo va rivolto verso quelle passioni politiche che attraversano le relazioni tra individui, un campo di fondamentale importanza per la sinistra. La scommessa attuale consiste nello sviluppare una teoria e una prassi radicali, che non si fondino tuttavia su di una reazione (lo spirito di risentimento nietzschiano), su di una controideologia, ma capaci invece di conservare i portati positivi delle diverse posizioni. Un po’ di realismo tuttavia non fa male: spesso il nemico è necessario. Per compattarsi, trovare le forze e concentrarle verso un obiettivo chiaro, immunizzandosi dalla complessità del mondo. E d’altra parte molto spesso un nemico esiste davvero e la sua identificazione è del tutto motivata; come scrive Peter Sloterdijk, oggi più che mai «la somma del potenziale di sofferenza, miseria e torti capace di suscitare ira dovrebbe bastare per dieci eruzioni». Tuttavia il programma emotivo della sinistra non può ridursi unicamente allo spettro che va dal risentimento all’ira e al sentimento di rivalsa. Non solo perché si tratta di passioni tristi e soffocanti (come il risentimento) o esplosive ma poco durature (come l’ira), ma sopratutto perché la speranza e la fiducia, ma ancora di più un raggiunto senso di realizzazione e di riconoscimento, dovrebbero poter essere a portata di ciascuno. Sono spinte che giungono rinnovate nel modo più genuino dai giovani – quando non si ritrovino talmente esasperati dal mondo che li circonda, da scivolare inesorabilmente nel dominio delle passioni tristi o di una quieta e indifferente rassegnazione.

 

Share →

Una Risposta a Ripensare le relazioni per un’emancipazione comune

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi