Luca Bandirali e Enrico Terrone

Le sale e le multisale continuano per inerzia a proporre pellicole commerciali o d’essai, così come i festival continuano a crogiolarsi con concorsi, retrospettive e anteprime, ma nel frattempo l’offerta di dvd, blu-ray e canali satellitari cresce in quantità e qualità, e si è creato in rete un circuito cinematografico alternativo, che comprende sia gli spazi legalizzati di Youtube e Facebook sia le aree di clandestinità dello streaming e del peer-to-peer.

Il cinema è cambiato radicalmente negli ultimi dieci anni perché sono cambiati radicalmente i suoi spazi. Era già successo qualcosa di simile con l’avvento della televisione e poi con l’era delle videocassette, ma con il web la mutazione sembra ancora più decisiva. I film non sono mai stati così vicini, così a portata di mano, e al tempo stesso il cinema come l’abbiamo conosciuto fino a ieri sembra qualcosa di irrimediabilmente lontano: un residuato di epoche storiche precedenti, un fantasma della cultura come sono ormai da tempo il teatro e la poesia.

Piaccia o non piaccia, occorre fare i conti con questa mutazione, e provare ad adattare al nuovo spazio cinematografico i vecchi strumenti della critica. A questo scopo, è proficuo riconsiderare una terna di opposizioni concettuali sulle quali si è tacitamente fondato il discorso tradizionale sul cinema ma che oggi, nello spazio mutato del web, richiedono una nuova dialettica.

1) Presente/Passato

Nel discorso tradizionale, gli storici si occupavano dei film del passato mentre gli spettatori e i critici erano focalizzati sui film del presente. Con il web la distinzione fra cinema del passato e cinema del presente diviene molto più fluida. I titoli classici sono ora acquistabili on-line in una pluralità di edizioni dvd e blu-ray, oppure visibili direttamente su YouTube o scaricabili dalle reti peer-to-peer. Certo, in questa Cineteca di Babele che è il web, un atteggiamento di cautela filologica è più che doveroso, al fine di stabilire in quale misura il video trovato on-line corrisponda al film originale, e in quale misura invece lo alteri sostanzialmente.

Ecco ad esempio una discreta versione completa di The General (Come vinsi la guerra) di Buster Keaton:

Qui invece abbiamo una versione sempre completa ma improponibile, perché non rispetta il formato 4:3 dell’immagine e ha una risoluzione talmente bassa da rendere indistinguibili i volti:

http://www.youtube.com/watch?v=4q2aPj2gQkI&playnext=1&list=PL72BF7683FD40AE9A

Infine una versione di qualità superiore, della quale però su YouTube si trovano solo degli estratti:

http://www.youtube.com/watch?v=GmtXsWU9sEk&NR=1

Il principale problema del cinema sul web è la decontestualizzazione, per cui l’opera viene sottratta alla sua storia di produzione e proposta come un mero testo audiovisivo, in assenza di un quadro istituzionale (la cineteca, la rassegna, la retrospettiva) che ne certifichi la qualità filologica e fornisca le informazioni basilari per recepire correttamente il film. Ma il web non è soltanto l’artefice della decontestualizzazione: ne fornisce anche il rimedio. Il contesto che è stato alienato dal web può infatti essere ricostruito recuperando sul web medesimo le informazioni necessarie; questo può avvenire consultando i motori di ricerca, e in particolare rivolgendosi a siti come Wikipedia e nel caso del cinema soprattutto www.imdb.com, che fornisce dati tecnici essenziali per la comprensione degli aspetti stilistici.

Addirittura, in certi casi, può essere il video stesso a farsi veicolo di un discorso sul cinema. Il visual essay può rappresentare in tal senso una forma di critica nuova, ormai alla portata di una vasta porzione di studiosi, dal momento che un lavoro di montaggio e di commento audio può essere realizzato in totale autonomia, con un semplice portatile. Si veda ad esempio questo lavoro su F for Fake di Orson Welles:

L'analisi del film trova nel testo audiovisivo un approdo rigenerante, e a giovarsene è soprattutto il discorso sul suono, tradizionalmente più arduo da verbalizzare, come testimonia questo studio sul sound design di vari classici, da Persona a Lawrence d'Arabia:

Insomma, alla “de-museificazione” che il web compie sulle opere sempre poter corrispondere un’analoga de-museificazione dei discorsi su queste opere. D’altronde se i film classici ricominciano a circolare fra gli spettatori, è giusto ricominciare ad analizzarli, criticarli e discuterli.

2) Intero/Frammento

La fruizione dell’opera cinematografica tradizionale  inizia con i titoli di testa e finisce con i titoli di coda. Il web agevola invece una fruizione alternativa, basata sul campionamento di frammenti e sull’arbitrarietà dei punti di ingresso e di uscita. Ad esempio si può ammirare il magnifico finale del Posto delle fragole di Bergman isolandolo dal film, come fosse un momento di perfezione a sé stante:

Attualmente c'è una cospicua comunità di utenti internet che praticano prelievi di segmenti di film, realizzando una citazione cinematografica in senso proprio; per capirci, un conto è pubblicare un'antologia delle battute più celebri di Woody Allen in volume, un altro conto è presentarne un'antologia di scene:

Anche in questi casi resta l’enorme problema della decontestualizzazione: per esempio, in questo omaggio alleniano, la qualità delle immagini è mediocre, e non sono nemmeno menzionati i titoli dei film dai quali è avvenuto il prelievo. Ma va tenuto in conto che l’estetica del frammento spesso si basa proprio sulla rimozione radicale dell’opera e sulla proposta del brano come testo autonomo. La memoria e la perizia degli utenti-editors può spingersi fino alla singola battuta, isolata come un pezzo di bravura autosufficiente, indipendentemente dal valore dell’opera da cui viene estratta:

oppure, se si vuole un frammento ancor più breve:

Per quanto il giudizio su un’opera resti doverosamente legato alla sua conoscenza globale, si possono sviluppare forme complementari di apprezzamento e di critica legate al discorso sul frammento o addirittura sul fotogramma (che software come VLC rendono agevolmente prelevabile). La vecchia regola cinefila per cui anche nel peggiore dei film si può godere di qualche momento di “vero cinema”, trova finalmente un campo di applicazione diretto. Cimentandosi con i frammenti, lo spettatore può svolgere una serie di funzioni attive (selezionare, estrarre, proporre, giudicare, discutere), per le quali i social network – Facebook in testa – funzionano come potente cassa di risonanza.

3) Film/Video

Uno dei capisaldi della cinefilia tradizionale è l’idea che il film sia quella cosa che sta su pellicola e si vede in sala: una cosa che ha quasi nulla a che fare con quelle altre cose che si trasmettono in televisione o che appaiono sui monitor dei computer. Il web ci obbliga, finalmente, a riconoscere che si tratta invece della stessa categoria di oggetti, e che le differenze di supporto e di contesto sono secondarie rispetto all’evidenza che sempre con immagini in movimento sonorizzate abbiamo a che fare. È sulle proprietà comuni di questa famiglia più ampia di oggetti che occorre finalmente iniziare a ragionare.

In certi casi fra film e video ci possono riscontrare corrispondenze strutturali, come quelle che legano il videoclip narrativo Seven Days di Craig David alla commedia di Harold Ramis Ricomincio da capo:

Più in generale, il web ci obbliga a riconoscere un’essenza cinematografica ancora più elementare che accomuna i grandi classici del cinema alle opere sperimentali astratte:

oppure alle riprese televisive di una partita di tennis (che può peraltro manifestare proprietà estetiche non inferiori a quelle delle opere artistiche):

o ancora alle immagini di un sistema di sorveglianza (che peraltro possono rivelarsi più tragiche di qualsiasi narrazione):

Il film è stato storicamente considerato come un oggetto artistico o perlomeno spettacolare, ma la nostra realtà sociale è piena di immagini in movimento che apparentemente non hanno nulla di artistico e di spettacolare. D’altra parte l’animazione e il cinema astratto ci dimostrano che nemmeno gli aspetti narrativi, figurativi e fotografici sono essenziali all’individuazione dell’oggetto filmico. C’è un’essenza cinematografica che precede le funzioni che storicamente sono state attribuite al cinema, e il web ci offre la possibilità di riconoscerla e di provare a comprenderla. Il cinema oggi è tutto ciò che si può caricare su Youtube, ed è con questa varietà sterminata di immagini e suoni che la nuova critica dovrà imparare a cimentarsi.

Post Scriptum

I link ai video inseriti in questo saggio sono attivi al momento in cui lo scriviamo, ma non è garantito che lo siano ancora tutti quanti al momento in cui lo leggerete. Anche questo è il web.

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