Fausto Curi

Gino Strada ha dichiarato al manifesto che la guerra di Libia “comunque vada a finire sarà una sconfitta della ragione”. Parole ragionevoli, quelle di Strada, ma dalle quali, proprio perché si tratta di “una sconfitta della ragione”, sembra che non saranno molte, a livello internazionale, le persone capaci di trarre conseguenze ispirate alla ragione. Con la consueta lucidità Freud, anche dialogando con Einstein (opportunamente ricordato da Strada), ha mostrato perché la guerra è sempre “una sconfitta della ragione”. Gli esseri umani scatenano la guerra - spiega Freud – perché in loro prendono il sopravvento primordiali pulsioni aggressive che la coscienza, o se si preferisce la ragione, fino a quel momento era riuscita a reprimere. E poiché tali pulsioni, anche quando vengono represse, non sono mai eliminate, -lascia intendere malinconicamente Freud -, non saranno mai eliminate le guerre. Aver insistito sull’enorme, distruttiva violenza delle pulsioni aggressive inconsce che insidiano la vita di tutti noi, senza che, spesso, noi ce neaccorgiamo, è uno dei principali meriti del fondatore della psicoanalisi.

Quando si parla di ideologia, ci si riferisce di solito a una concezione della quale chi ne è il portatore ha, se non perfetta, buona consapevolezza. Esiste però anche, ed è di importanza fondamentale, un’ideologia inconscia, che, senza che ce ne rendiamo conto, o essendone noi imperfettamente consapevoli, suscita e dirige in molti campi le nostre emozioni, le nostre scelte e i nostri atti. La nozione di ideologia inconscia non viene da Freud ma è, sostanzialmente, freudiana. L’ideologia inconscia ora si avvicina all’ideologia conscia, ora confligge con essa, il più delle volte con essa si mescola, approssimativamente a quel modo che, nella vita psichica, le pulsioni inconsce, superato il controllo della censura, si mescolano  con i sentimenti dell’Io. La vera ideologia di uno scrittore, per limitarsi a un esempio assunto da un altro campo, non è tanto quella che egli esibisce discorsivamente, quanto quella che ispira il suo linguaggio.

Tornando al tema della guerra, conviene tener conto di un’ideologia che, fra inconscio e coscienza, guida da decenni le azioni delle principali potenze occidentali. A partire dal 1945, conclusa la seconda Guerra mondiale, quelle potenze hanno cessato di prendersi scambievolmente a cannonate e hanno anzi stipulato trattati fondati sull’idea di pace e di  convivenza pacifica. E’ nata l’ONU, è nata l’UNESCO, è nata l’Unione Europea, istituzioni che vivacchiano senza quasi mai raggiungere risultati esemplari ma che, posto che non ne abbiano altri, hanno l’indiscutibile merito di avere evitato, fino ad oggi, conflitti armati fra i Paesi che, fino a non molti decenni or sono, si combattevano aspramente: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, ecc. I conflitti non sono venuti meno, è vero, anzi, sono assai frequenti, ma sono pacifici o meglio imbelli conflitti politico-diplomatici, attraverso i quali ogni nazione scarica le proprie ambizioni e le proprie frustrazioni. Ma, quasi a mostrare che la diagnosi pessimistica formulata da Freud era ben fondata, le potenze occidentali hanno pensato bene di riservarsi la possibilità di scatenare delle guerre e, con ammirevole concordia, hanno dato vita alla NATO, istituzione irta di cannoni, carri armati, bombardieri, portaerei, sommergibili, e, insomma, di tutte le armi micidiali che il genio tecnologico moderno è stato ed è capace di fornire alla libidine guerresca. Vale la pena ricordare almeno il napalm, le sostanze chimiche che avvelenano per anni i campi e le piantagioni, le bombe a grappolo e a frammentazione, l’uranio impoverito, e, davvero sublimi nella loro perfezione distruttiva, gli ordigni nucleari. Come è noto, se oggi vi è un’industria che non patisce crisi, è l’industria delle armi. Industria benemerita soprattutto per aver fornito ai cittadini di molti Paesi dell’Africa postcoloniale la possibilità non di semplicemente e barbaricamente scannarsi con coltelli e trafiggersi con lance, ma di distruggersi razionalmente a decine di migliaia con gli strumenti più sofisticati usciti dagli arsenali occidentali.

Ma veniamo al punto. Al punto, cioè, dove affiora un nucleo ideologico veramente degno di attenzione. Pur litigando pacificamente e incessantemente fra di loro, le potenze occidentali hanno trovato concordemente, attraverso i decenni, dei nemici contro i quali scatenare delle guerre che hanno ucciso milioni di individui, soprattutto civili, e distrutto città e territori. Nell’ordine: coreani, vietnamiti, iracheni, afgani, palestinesi, libici. In realtà, a ben guardare, non si tratta di una pluralità di nemici. Si tratta di un nemico. Questo nemico non ha la pelle bianca. E’ del tutto secondario, anche se non irrilevante, che esso non sia di religione cristiana. Così come è del tutto secondario, anche se non irrilevante, che questo nemico sia sempre stato e continui ad essere infinitamente inferiore sul piano tecnologico ai suoi aggressori. Il dato che conta, il dato su cui occorre interrogarsi senza ipocrisie è il dato schiettamente, univocamente razzistico. Il fine (conscio o inconscio non ha un’importanza determinante) è sempre stato e continua ad essere quello di colpire e umiliare, cercando di eliminarne la capacità di difendersi e di attaccare, i cittadini che non sono di razza bianca. Usando i pretesti più vari, così da mascherare le vere motivazioni ideologiche dell’aggressione: quelli erano pericolosissimi comunisti, questi possiedono armi di distruzione di massa, questi altri sono terroristi. Un materialista, naturalmente, non può trascurare motivazioni economiche, quindi mettiamole pure nel conto, tanto più in presenza di un capitalismo vorace e mai sazio. Guardiamoci però dall’errore di credere che questa insaziabile voracità sia l’unico movente, o il principale movente, dell’aggressività capitalistica occidentale. Il movente inconscio, l’ideologia inconscia, o limitatamente conscia, è principalmente l’ideologia razzistica. Come mostra indirettamente, ma persuasivamente, il fatto che la destra israeliana, la quale, in certi comportamenti, non si distingue molto dai talebani, non ha mai subìto, non si dice un’aggressione, ma una punizione severa. Eppure vessa da decenni il popolo palestinese, strappandogli continuamente lembi di territorio. Eppure ha aggredito e mantiene sotto assedio Gaza, uccidendo centinaia di donne e bambini. Meritando dall’Unione Europea niente più che una “censura”. E da Barack Obama l’affermazione recente che “Israele ha diritto di difendersi”. Evidentemente i palestinesi non hanno lo stesso diritto. Nessun presidente americano, democratico o repubblicano, è mai riuscito ad affermare il semplice principio “Due popoli due Stati”. Non vi è riuscito neppura Obama, così bravo, così superiore al criminale di guerra-petroliere- furbastro scemo George Bush. Il quale Obama, sia chiaro, al di là della cosiddetta riforma sanitaria e di altri fatti,  perderà le prossime elezioni, se le perderà, non per altri motivi se non per motivi razziali.

Tornando alla destra israeliana, perché, nonostante i suoi soprusi e le sue violazioni dei diritti umani, in un Occidente dedito alle punizioni è rimasta impunita? Domanda ingenua. Gli israeliani non sono cristiani, ma sono “occidentali”. Lo sono d’origine molti di loro. Lo sono per livello tecnologico. Lo sono per livello culturale. Lo sono per gli stretti legami di sangue e di cultura che molti di loro intrattengono con gli ebrei sparsi nel mondo occidentale. Vogliamo dire, banalmente, che hanno la pelle bianca? Come è possibile, nel mondi di oggi, che gli occidentali puniscano o anche soltanto costringano a ragionare e ad essere giusti degli altri occidentali? Tanto più che questi ultimi sono risoluti, energici e militarmente molto potenti.

C’è, è vero, l’eccezione della ex-Iugoslavia, aggredita, per motivi “umanitari”, dalle potenze occidentali, fra le quali si è distinta l’Italia. L’eccezione, però, è, in buona misura, apparente. Sia perché, per molti anni, la Iugoslavia è stata un Paese comunista, cioè non “occidentale”, cioè non capitalista. Sia perché, dal punto di vista geografico, essa non è  stata e non è lontana quanto sarebbe desiderabile dall’infido Oriente. Sia perché una quota di quelle popolazioni non è cristiana. Sia perché, infine, il livello tecnologico e culturale  di quei Paesi è lontano dall’essere all’altezza del livello dei Paesi occidentali. Sembra incredibile ma a volte per salvarsi dalle aggressioni non basta neppure avere la pelle bianca.

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi