Turi Palidda

La rassegna dei media italiani dall’inizio dell’anno a oggi mostra alcuni aspetti emblematici della continuità e dell’accentuazione della deriva sfacciatamente razzista foraggiata dall’attuale governo dopo che buona parte del centro-sinistra ne ha aperto la strada.

La prima «notizia» che dà all’occhio è l’immediata drammatizzazione dell’allarme «invasione» di immigrati, da subito definiti da molti «clandestini». Le categorie adottate nel lessico dei media, così come il canovaccio, le schema narrativo e la retorica sono quasi sempre gli stessi in auge sin dalla fine degli anni Ottanta(1). E spesso questo vale sia per le descrizioni (spesso inventate) dei padani/paladini della guerra alle migrazioni, sia per quelle dei pro-immigrati. Il cosiddetto «sviluppo della notizia» che si legge fin da subito consiste innanzitutto nella corsa a gonfiare sempre più le previsioni. Il brillante ministro Maroni, superando ogni imitazione del ministro della Paura proposta da Albanese (tempi duri per i comici!), aumenta la posta a ogni sua dichiarazione sino a raggiungere la cifra di cinquecentomila. Non solo, aggiunge che in mezzo a questa enorme massa ci sono probabilmente criminali scappati dalle carceri, terroristi che ne approfittano e, dopo lo scoppio della guerra civile in Libia, nuovi attentatori che vendicherebbero il tradimento subìto da Gheddafi. Fra i titoli dei neofascisti padani spicca «A noi i clandestini a loro il petrolio». Singolare al proposito il tono vittimista, di fatto di stupidi perdenti, già visto nei manifesti della lega in cui i padani sono rappresentati solo come vecchietti schiacciati da tanti immigrati brutti ceffi o in quello in cui si ricorda che fine hanno fatto gli indiani d’America. La seconda osservazione a mio avviso ancora più sconcertante è che sino a quasi la fine di marzo (tre mesi) quasi nessuno (neanche i media di sinistra) parla delle 445.719 persone che sono fuggite dalla Libia verso l’Egitto e verso la Tunisia (dati Oim) e poi in gran parte verso i loro paesi d’origine o altre destinazioni nei vari continenti. Insomma i due paesi alle prese con tutti i gravi problemi di riassetto politico ma anche economico, e circondati da altri paesi scossi da grandi sconvolgimenti se non da vere e proprie guerre civili, riassorbono o fanno transitare senza alcuna drammatizzazione una quantità di profughi trentotto volte superiore ai circa diecimila arrivati in Italia. La Tunisia, un paese di circa undici milioni di abitanti e con le enormi difficoltà per il lascito catastrofico della banda criminale Ben Ali-Trabelsi ha accolto 220.779 profughi che in gran parte hanno poi potuto raggiungere i loro paesi. Come racconta Luca Manunza (reportage dalla Tunisia) il governo tunisino ha attivato una macchina che, senza discorsi da «macchina umanitaria», è stata strepitosa, sopratutto, grazie alla partecipazione di tantissimi tunisini.

Ma figurarsi se all’Italia rifascistizzata / padanizzata può interessare un tale esempio che anche tutta la civilissima e democratica Unione europea si cura di ignorare. Terzo aspetto: quasi nessuno spiega chi sono effettivamente questi migranti che cercano di approdare in Italia sperando di passare in altri paesi europei. Altro che trascuratezza casuale, sta qua uno dei capisaldi della guerra alle migrazioni che diventa il più grande affare del secolo. L’«invasione dei clandestini» è infatti la formula ideale per la rendita del governo della paura, per rigenerare la manodopera neo-schiavizzata non appena scappano dai lager in cui vengono internati – e di fatto si sa che l’intento è anche questo – e, infine, per dare loro il preciso messaggio che devono togliersi dalla testa l’illusione di trovare qua, in Italia e in Europa, le possibilità di emancipazione sociale e politica. Insomma, il loro destino che i dominanti hanno loro assegnato è di restare nel paese d’origine a fare gli schiavi per le nostre imprese che là delocalizzano le loro attività (40 euro al mese, al nero, sei giorni su sette, a volte anche 12 ore al giorno (2), oppure stare qua alla mercè di caporali che non sono molto diversi da quelli del paese d’origine e che sono anche capaci di minacciare di chiamare la polizia per farli espellere non appena alzano la testa.

Se si ragionasse seriamente su questi aspetti, dovrebbe essere ovvio chiedere che le imprese e i paesi che hanno ampiamente approfittato del supersfruttamento dei popoli assoggettati a regimi criminali foraggiati e legittimati proprio da queste imprese e da questi nostri democratici paesi, dovrebbero pagare al pari di quanto si deve per i danni di guerra. Ma ecco che di fronte alle rivoluzioni popolari che cercano di abbattere le dittature mafiosesche l’Italia e l’Europa cercano solo di fare profitti con bombardamenti che aiutano ben poco gli insorti, pensano solo a riconfermare gli accordi economici precedenti e pretendono anche di continuare a esternalizzare il lavoro sporco di massacro dei migranti sin dal momento che cercano di partire. Nel frattempo, non mancano i padani che esultano per l’annegamento di alcune centinaia di persone e anzi vorrebbero che a quest’opera si prestassero le nostre motovedette con opportuni passaggi veloci accanto alle barche di fortuna. Dopo il proclama in dialetto del capobastone della Lega, ovviamente teso al recupero del suo elettorato e dopo lo show e gli acquisti a Lampedusa del sempre più ricco capo del governo più ignobile dei 150 anni d’Italia, da Tunisi il ministro dell’Interno fa finta di gongolare per il sospirato «nuovo» accordo con il nuovo governo tunisino. Che si tratti dell’ennesima bufala è assai probabile visto che la nuova Tunisia ha dimostrato di voler tutelare effettivamente i suoi cittadini migranti e ha denunciato il razzismo dilagante in Italia. Inoltre, sarà concesso il permesso di sei mesi alle persone arrivate anche lo scorso anno e, di fatto, le espulsioni verso la Tunisia non saranno mai collettive e saranno limitate a poche decine di casi. Purtroppo non c’è un diritto internazionale che tuteli effettivamente i migranti e innanzitutto quelli che sono morti vittime del proibizionismo italiano ed europeo, come non c’è alcuna tutela effettiva dei neoschiavizzati dell’era liberista globalizzata. Le migrazioni sono state e resteranno sempre innanzitutto aspirazione all’emancipazione ed è del tutto ovvio che si manifestino insieme alle rivoluzioni. Un paese di sessanta milioni di abitanti come l’Italia e un’Europa di circa 495 milioni di abitanti in guerra contro alcune decine di migliaia di migranti danno la cifra del baratro della fasulla democrazia fondata sul dominio vigliacco rigenerato dal liberismo. Non saranno i migranti a liberarci da questa deriva, ma forse potremmo farcela e loro potranno liberarsi dei regimi criminali se si riuscirà a rifare una sorta di ’68 globale come in parte suggerisce Immanuel Wallerstein in un articolo apparso sul «manifesto» del 6 aprile(3).

*

1.       Cfr. A. Dal Lago, Non-persone. L'esclusione dei migranti in una società globale [1999], Feltrinelli, Milano 2004; S. Palidda, a cura di, Razzismo democratico. La persecuzione degli stranieri in Europa, agenzia x, Milano 2009; Id., Il discorso ambiguo sulle migrazioni, Mesogea, Messina 2010.

2.       Queste sono informazioni raccolti a marzo in Tunisia da Vittorio Sergi attraverso interviste a lavoratori nelle zone dove operano le imprese italiane e francesi fra le quali le grandi firme dell’abbigliamento. Gli stessi dati erano stati raccolti durante la ricerca Ecobaz di dieci anni fa.

3.       Vedi I. Wallerstein, Guerra in Libia, utile distrazione, «il manifesto», 6 aprile 2011, p. 14.

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi