Nicholas Ciuferri

Spesso mi sono interrogato sul vago senso di superiorità che prova un abitante della città eterna, madre nevrotica da cui scappare. Sono approdato sulla West Coast irlandese per vedere il mondo con un’altra ottica.

L’Irlanda era una provincia dell’impero, la più vicina, e Galway al suo interno, la più lontana. Così ho assisto all’inesorabile caccia grossa alla tigre celtica col pensiero fisso sul fatto che i cicli per loro natura si chiudono. Però continuo a porre delle domande a questo popolo, (che va detto, mi ha accolto, aiutato a inserire, dato spazio, ruolo e possibilità) e a rimanere spiazzato dalle risposte.

Chiedendo ai miei studenti, ma anche al pub, in aereo o in «casual conversation» della loro vita politica, ho ricevuto sempre poche risposte e tra loro identiche: la prima è che i due partiti di maggioranza Finna Fail e Fine Gael sono uguali, non hanno differenze di programma, li si vota in base alla tradizione familiare; la seconda è che il loro premier Brian Crowen è «brutto».

Non una parola sulla sua politica o sulle competenze.

Solo che è brutto. Ora, non voglio contestare (per onestà estetica non potrei) quest’osservazione, ma mi pare povero come giudizio su un capo di Stato.

A volte mi viene anche detto che qualche tempo fa c’è stato uno scandalo gravissimo per cui il governo ha rischiato di cadere per colpa del loro premier (brutto); è andato in una trasmissione radiofonica brillo: è passato nel pub sotto gli studi…

Rimane il fatto che in un paese con un debito che sale vertiginosamente, con una disoccupazione galoppante, a rischio di recessione, con una richiesta di aiuti di quasi cento miliardi di euro (e già ne devono restituire duecentotrenta), solo una strettissima minoranza dei «non addetti ai lavori» cerca di avere un vago quadro della situazione. Eppure un giovane irlandese su tre al di sotto dei venticinque anni risulta essere disoccupato (http://www.youth.ie/advocacy/youth_unemployment).

Il Labour Party passa da una situazione irrilevante (10%) a una proiezione del 33%, mentre l’attuale partito al governo, Finna Fail, sembra scenda sotto al 24%, e Fine Gael rimane stabile intorno al 24%, e in costante crescita all’8% si attesta il Sinn Fein, partito ultranazionalista che vorrebbe l’Irlanda unita e fuori dall’Europa, e nell’Ulster cattolico (regione Nord-orientale della Repubblica d’Irlanda) ha il suo bacino di voti mentre nell’Irlanda del Nord è organo di governo dell’Ira. Rimangono nel limbo gli Indipendenti con Verdi e Socialisti con un totale 9% (http://www.irishtimes.com/newspaper/ireland/2010/0930/1224279988420.html).

Il 3 novembre si è tenuta una manifestazione a Dublino, contro l’ipotesi di raddoppio delle tasse e, in misura minore, contro la finanziaria (ancora da varare), cortei, proteste, qualche piccolo scontro e un sit-in e poi… niente, più niente. Si legge di possibili aumenti di tasse (da 1500 a 2000 euro l’anno) e di tagli a borse di studio, fin qui elargite con una certa facilità… si parla anche di tagli del salario minimo orario, che passerà probabilmente da 8,65 a 7,90 euro l’ora (attualmente un apprendista barista ha come minimo sindacale circa 1400 euro al mese di base).

Ma adesso tutto è tornato nella sua quiete ghiacciata e sonnacchiosa, non si sa dove stia andando questo paese, non si sa quanti potranno permettersi l’università dal prossimo anno e quelli che non potranno permettersela non sanno dove andranno a lavorare. Si attendono tagli a sussidi e a ogni genere di welfare, si attende un aumento di tasse di varia natura per privati (ma non delle aliquote aziendali). Eppure gli irlandesi non si organizzano, non scendono in piazza, non occupano, non danno alcun segnale forte, inequivocabile e di massa del rifiuto di pagare la crisi provocata dai banchieri.

Forse aspettano, come suggerisce il connazionale Beckett. E allora a questo punto la domanda è: «Chi è Godot?».

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7 Risposte a Irlanda

  1. Ernesto Taito ha detto:

    Soprattutto la prima parte dell’articolo mi sembra davvero poco accurata. Probabilmente l’autore dovrebbe cercare altri interlocutori. Sarebbe come se da noi in Italia si stesse a sentire solo chi dice che Mister B è basso e ha i capelli finti. Di gente superficiale e che non si interessa di politica ce n’è qui come ce n’è lì in Irlanda.

  2. enrico ha detto:

    Non ho parole. L’ignoranza dell’autore di quest’articolo riguardo agli ar
    gomenti di cui si azzarda gratuitamente a parlare lascia di stucco. Buona fortuna, continuate così.

  3. Andrea Binelli ha detto:

    Ora, d’accordo che ogni sintesi è per sua natura riduttiva ma riuscire a mettere in fila così tante sciocchezze in poche righe (“il Sinn Fein, partito ultranazionalista che vorrebbe l’Irlanda unita e fuori dall’Europa, e nell’Ulster cattolico (regione Nord-orientale della Repubblica d’Irlanda) ha il suo bacino di voti mentre nell’Irlanda del Nord è organo di governo dell’IRA”) è veramente da campioni della disinformazione sociale, politica e persino geografica. Un esempio davvero raro.

  4. nicholas ciuferri ha detto:

    L’articolo traccia solamente un quadro della situazione post elettorale, parlando brevemente delle formazioni politiche e delle loro alleanze (registra l’ascesa del Labour Party e la scomparsa del Green Party), è stato scritto immediatamente dopo gli scrutini e non fa che fornire un quadro della situazione (che peraltro non era ancora definita, sottolineo che è stato scritto con i soli dati elettorali e con il governo non ancora formato).
    Per quanto riguarda Sinn Fein, molte informazioni possono essere trovate sul loro sito (http://www.sinnfein.org/) e se si ha la pazienza anche nella mailing list cui bisogna sottoscriversi o in vari blog della rete irlandese.
    Con tutto il rispetto per le critiche devo dire che le trovo poco funzionali proprio per la natura dell’articolo. La politica irlandese è piuttosto sconosciuta, qui si possono trovare degli strumenti per orientarsi nel loro panorama politico.
    Prendo atto che in alcuni passaggi posso essere risultato poco chiaro e cercherò di migliorare.
    Rispondendo direttamente a Enrico, devo dire che il suo commento è piuttosto gratuito, in Irlanda ho la fortuna di viverci, i dati sono stati presi prevalentemente dall’Irish Times e dall’Irish Independent oltre che da colleghi irlandesi cui ho potuto chiedere informazioni di tipologia differente.
    Ad Ernesto vorrei dire che la prima parte dell’articolo si riferisce proprio al disinteresse politico (specie negli studenti universitari).
    Ad Andrea devo dire che il Sinn Fein è il partito ultranazionalista irlandese, che spera in un’Irlanda unita (quindi “riprendendo” l’Irlanda del nord) ed euroscettico; il suo bacino elettorale si concentra a nord-est (regione dell’Ulster) e i legami tra IRA e Sinn Fein sono spesso evidenziati (http://thefivedemands.org/2010/12/28/lintreccio-ira-boom-immobiliare-in-irlanda-e-sinn-fein/ per fare un esempio…)

  5. stefano ha detto:

    Trovo davvero esagerati e ingiusti i vostri commenti… avete sparato a zero critiche per nulla costruttive e inutili! se vi credete meglio dell’autore potevate comunque apportare il vostro contributo per migliorare la qualità e il livello dell’articolo! Le critiche usate con cattiveria e senza senso non portano a nulla. E risordate che anche il dono della sintesi è importante…non bisogna per forza fare un trattato di 180 pagine per descrivere una situazione come questa! Io l’ho trovato scorrevole e anche ben scritto!

  6. Ernesto Taito ha detto:

    E appunto, parlare del disinteresse non significa essere autorizzati a fornire informazioni ambigue e inesatte, superficiali quanto il disinteresse stesso che ne dovrebbe invece essere solo l’oggetto. Una superficialità che, mi spiace, è evidente anche negli innumerevoli errori di spelling.
    Ma ripeto, il problema non è tanto quello, quanto il mostrare come generale un disinteresse che è probabilmente solo dovuto a una scelta quantomeno affrettata dei propri interlocutori e magari proprio dalla natura delle citate “casual conversations”.

  7. enrico ha detto:

    Caro Nicholas,
    per rispondere al volo all’affermazione “in Irlanda ho la fortuna di viverci”, vorrei sottoporre alla tua attenzione una riflessione di un irlandese doc che ti consiglio di leggere, Brendan Behan, amante di Galway, e di Carraroe (vacci, e lì vicino). Lo traduco così a memoria: “anche Gesù era nato in una stalla, ma questo non vuol dire che fosse un cavallo”. Ascolta, il problema non sono le fonti (fivedemands è un bel sito, lievemente meno affidabili sono l’Irish Times o l’Irish Independend, ma questa è un’altra storia). Men che meno conta dove si vive. Fidati, chi ti scrive ci ha vissuto per quasi dieci anni nella verde terra di Erin – ultimamente ingrigita dalle infauste nubi di una tigre celtica che colpiva pur cogli artigli spuntati. Il problema è la superficialità con cui esponi i fatti, e i tanti troppi enormi errori d’informazione. Ti segnalo, come dettaglio gratuito, che a sinistra di Sinn Fein ci sono molte altre formazioni, che a torto o a ragione, puoi certamente chiamare ultranazionalisti, se con questo intendi l’ostinazione con cui si prefiggono di raggiungere per la propria gente quell’autodeterminazione dei popoli che è diritto di tutti. Però tieni presente che Sinn Fein è il maggiore artefice del processo di pace, e senza di loro si starebbe ancora a sparare per le strade di Belfast. Per fortuna grazie a questi “ultranazionalisti” ora l’entità dei Troubles s’è ridotta, anche se nulla impedisce di pensare che prima o poi ritornino a offuscare il cielo dell’Isola di smeraldo. Quindi attento alle parole. E poi anche a destra, dalle parti degli orangisti lealisti (fascisti, dico io) – quelli della politica del casual killing (ritorsioni casuali su membri della comunità nazionalista presi per strada, a seguito di attentati dell’IRA), non ci starebbe anche un po’ meglio il tuo uso del termine ultranazionalisti? In più, la Repubblica d’Irlanda è il Sud, dove vivi tu, mentre solo parte dell’Ulster (nel Nord) vi appartiene. Tutto il resto è uno statelet tuttora occupato dal Regno Unito. Sono sicuro che queste cose le sai, se ne parlerà al pub dove vai a sorbire una pinta, all’istituzionale Taaffees, o nelle sheebeen illegali della Galway bay, oppure in Eyre square, mentre sei assorto a guardare il bel cielo d’Irlanda, fissando la statua del grande Padraic O’Conaire, e mangiando il fish and chips di McDonagh’s a Quay street. Insomma, il consiglio è di stare attenti a quel che si scrive, e di usare un po’ più di circospezione e cautela quando si parla di situazioni specifiche quasi si trattasse di massimi sistemi. Un saluto

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