[Alessandra Carnaroli ci ha inviato un pezzo per oggi, 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Anticipiamo così il suo bloc-notes previsto per domani.]

Alessandra Carnaroli


Io stavo sul divano c’avevo sonno

C’avevo sopra la maglia della tuta

Un po’ sentivo freddo

Con la digestione

Mi riposavo ma

Lui viene da un calcio al divano mi dice va su

dice che è stanco che deve stare in piedi sempre

anche per fare la piscia

a casa sua c’ha diritto di essere padrone lui

c’ha diritto del divano la televisione la birra vicino

Dei calzetti che gli stanno sui polpacci

Ma no stretti

Di una moglie zioporco che gli lascia il posto

Che si trucca e gira la sottana

Gli dico guarda i figli di là capiscono

quello grande soprattutto sentono

fai piano amore un po’

Mi dice cosa vuoi tu sei sempre col lamento in bocca

Nella bocca ci devi mettere l’uccello è meglio

Ti strozzi con le ali sbavi la merda

Io stasera mi andava la fettina però

Ti ho fatto il sugo col pesce fresco

Come ti piace a te

sono andata anche in posta

Ma non ti va bene neanche

L’odore del bagno, la carta igienica spessa

Ti calmi un poco non l’ho detto strafottente

Ma lui pensa che sì

glielo dico con la rabbia

che sono io la super

Lui quando si sente di meno di me

lui parte si vede dalle vene nel collo dai pugni

Dal pigiama storto

Non mi far male per favore stasera non lo so se ce la faccio

A coprirmi le labbra a mangiarmi una guancia

Io non lo so magari faccio un urletto mi sente quella di sotto

Ci sentono e chissà chi vanno a chiamare mandano i carabinieri

Dicono signora cosa c’ha nei capelli

Un taglio di bottiglia

il cane che morde

un rametto di salvia

Per favore stasera no che ho acceso il forno

Ho messo i ceci in ammollo

Si gonfiano come i ginocchi le sopracciglia gli orecchi

Metti la mano dove non si trova

Se aspetti ti faccio vedere

Qui in mezzo alle cosce che non ci pensa nessuno

Al cucchiaio di legno

Alle seppioline rotte

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24 Risposte a 25 novembre: giornata mondiale contro la violenza sulle donne

  1. lieta di avere incrociato e letto per la prima volta questa autrice. complimenti. bellissimo testo, si legge con l’ agio di una manciata di sabbia sotto i denti e così deve tornare nel profondo. quel rumore là, tutto spoglio, onesto crudo.
    (mi piacerebbe non creasse problemi alla redazione poter fare un rimando con completa lettura qui, su Viadellebelledonne)
    grazie.
    paola lovisolo

  2. paola lovisolo (cara polvere) ha detto:

    vado indietro indicato all’ indice sull’ autrice e ho scoperto le Mirande di Alessandra.
    mi ero persa molto.
    paola

  3. apomorfina ha detto:

    sì, ma gli accenti e gli apostrofi sono un optional?
    (da > dà un calcio – – va > va’ su)
    mi rattrista che ci siano studenti che stanno lottando in questo momento e ignoranti che scrivono su riviste di cultura

    • andrea inglese ha detto:

      cara apomorfina mi sfugge davvero il nesso che ti produce dispiacere… quanto all’ignoranza dei procedimenti letterari, mi sembra che tu ne dia un esempio, con la pedante segnalazione delle lacune ortografiche; se leggi le altre Mirande, potrai aggiungere al tuo elenco l’assenza di maiuscole, punteggiatura come si deve, ecc.
      Se passi poi alla lettura di Di Ruscio, che troverai nella lista degli autori a destra, vedrai ben peggiori sfregi ortografici e grammaticali…
      (perché tanto spregio d’ortografia e grammatica? perché le voci narranti si caratterizzano anche grazie a queste informazioni interne al testo…. perché da tempo è nota la poesia dell’anacoluto, ecc.)

  4. andrea inglese ha detto:

    cara alessandra,

    il tuo testo è molto forte e perturbante (ed efficace co me la serie delle Mirande)… c’è non di meno qualcosa che mi disturba in questa presentazione della donna come vittima totalmente passiva…
    senza dover ricorrere a un simmetrico rovesciamento, con la donna vendicatrice come ad esempio in Tarantino (http://www.youtube.com/watch?v=bSGwHVGusic), mi chiedo se questa sia la prospettiva più feconda per esplorare il tema della violenza nei rapporto uomo-donna…
    (Conosci il romanzo di Marine NDiaye, Tre donne? Nell’ultimo capito c’è un’esplorazione straordinaria di una violenza subita, che non si risolve mai in totale passività e accetazione…)

    • alessandra ha detto:

      vittima totalmente
      passiva
      in un altro commento “c.” mi dice
      Smettete di proclamarvi “animali feriti”,
      siate piu’
      umani
      e ragionevoli,
      la violenza sui piu’ indifesi è sempre dannosa,
      anche a chi la commette
      caro andrea, questo è un tema scivolosissimo scappa svelto di mano e rischia di trovare colpe a chi non ne ha e a dare alibi a chi non dovrebbe mai averne.
      io non ho colpa se prima che ti sposavo eri buono e dopo no
      io non ho colpa se tu mi meni perché così il sugo non si gira cosa fai mica sei buona
      io non ho colpa se prendo i bambini ti lascio mi rifaccio una vita tu mi vieni dietro mi vuoi ammazzare.
      credo che questo sia il messaggio di Miranda,
      che i figli fanno male e i mariti anche.
      e si può, si deve dire
      dove finisce la passività di una donna di fronte alla violenza? nel restargli accanto?
      non lo so caro andrea, spiegami ancora, proviamo a parlarne

      • andrea inglese ha detto:

        cara alessandra,
        premetto che la violenza degli uomini sulle donne mi è particolarmente odiosa; e quel tipo di situazione che il tuo testo evoca mi è forse insopportabile… però provo a immaginare che la mia reazione non sia riconducibile solo a un problema individuale, idiosincratico…

        tu mi rispondi parlando del piano di realtà, ma io t’interpellavo parlando del piano di rappresentazione…
        insomma, perché scegliere di rappresentare proprio quella realtà?
        innanzitutto non parlo delle Mirande, che presentano uno spettro assai vario di situazioni e toni, esplorando molteplici prospettive…
        i modi delle donne di reagire alla violenza maschile sono nella realtà assai diversi; e alcuni non si caratterizzano per nulla come accettazione passiva, ma mettono in atto strategie più o meno reattive per uscire dalla trappola…

        ecco, io ho forse avrei voglia di leggere, nel giorno dedicato alla violenza sulle donne, un testo che richiami la forza di reazione della donna, non solo la sua docilità nei confronti della violenza che la colpisce….

        spero di essere stato più chiaro…

        • alessandra ha detto:

          grazie andrea, non avevo capito,
          forse perché raccontare il dolore è molto più semplice che trovare le parole per superarlo
          a parlare della violenza ci si lava
          vengono via gli incubi i pensieri appuntiti come unghie sporche, i nodi in testa, si sfoga la pancia
          risorgere invece è molto più complicato.
          non sono ancora capace di farlo
          neanche a parole
          sarebbe bello trovare una donna capace di
          raccontare come si esce dalla casa del pianto, si riprende una forma, si salta.
          in questo momento caro andrea,
          questo non lo so proprio dire

          • alessandra ha detto:

            le stesse mirande non riescono quasi mai ad uscire dal cerchio,
            la pancia che si gonfia, il buco nel letto, l’occhio rotto della figlia. raccontano col poco che hanno, la lingua sgualcita, la busta della spesa, l’h di grand hotel: è la poetica della carta assorbente, che tira su il pianto e diventa acqua santa.

            una donna che reagisce è la speranza. è la storia che tutti vorremmo ascoltare.
            una donna che resta con le calze rotte, è rabbia, impotenza e purtroppo, molto spesso, la realtà.

          • andrea inglese ha detto:

            grazie alessandra delle tue risposte…
            (in ogni caso, le Mirande sono molto efficaci)

  5. alessandra ha detto:

    a scanso di equivoci piu’>più ma la colpa in questo caso è tutta del signor “C”

  6. nicola manicardi ha detto:

    Arbusto robusto
    sottane amaccate
    stella Cometa, come te!
    Game over.

  7. apomorfina ha detto:

    contenti voi…
    (cmq faccio notare che questo fuoco incrociato nei miei confronti si è scatenato solo dopo che ho espressamente chiesto ad alfabeta2 di pubblicare il mio commento, che era stato “censurato”. non è possibile esprimere un parere? non si possono formulare critiche? mi dispiace molto, soprattutto perché mi sono prodigato molto per diffondere la rivista attraverso i miei profili nei social. vatti a fidare)

    • andrea inglese ha detto:

      apomorfina, i commenti dei nuovi commentatori sono automaticamente messi in moderazione; quindi non si trattava di censura… quanto al fuoco, mi sembra che l’abbia aperto tu dando dell’ignorante ad alessandra…

  8. Carolina ha detto:

    In un paese dove l’italiano sta diventando un optional, vedere persone letterate che usano errori grammaticali come licenza poetica è dare un esempio ai giovani che può essere male interpretato. Dare l’impressione che si può, che è lecito violentare la nostra lingua.
    Il problema è proprio quello segnalato da Apomorfina. La lingua italiana non è come l’arte classica contrapposta a quella moderna, non ha varie interpretazioni, ma regole che vanno rispettate. Pena la non sopravvivenza e la creazione di un caos indefinibile.
    Vogliamo davvero che i giovani non sappiano scrivere e si sentano “giustificati” dal fatto che è anche una tendenza letteraria? Vogliamo davvero che si arrivi a scrivere xkè, ke, +ttosto visto che ognuno è libero di usare la lingua come vuole?
    Io no. Ma voi siete liberi di farlo.

  9. alessandra ha detto:

    spiace a me gentile apomorfina,
    aver giocato col tuo commento,
    e mi scuso anche se sono sicura che si sia trattato mai di censura.
    ripartiamo da qui
    da quello che oltre tetti, apostrofi e fuochi
    davvero m’interessa, ripartiamo dal 25 novembre
    dalla necessità di non fare silenzio

  10. alessandra ha detto:

    questo è il commento delle correzioni… mi hanno già fatto notare
    e questa volta è un errore vero, che ho stravolto la frase sulla censura. mi correggo :
    “sono sicura che non si sia trattato di censura”
    buona continuazione a tutti

  11. apomorfina ha detto:

    (non vorrei scrivere il presente commento, perché immagino che di questo passo non se la finisca più e io mi sono già abbastanza stancato di botte e risposte e poetici rabbonimenti e prosaiche correzioni)
    però, visto che io le regole dell’ortografia le conosco, avevo scritto “censurato” tra virgolette: vedi, cara, è proprio per questo motivo che è necessario sapere e utilizzare bene la lingua italiana, senza mascherarsi dietro liceità poetiche che neanche i Poeti veri si permettevano.
    ad Andre Inglese: chi sbaglia a scrivere “dà” è un ignorante. dimostrami il contrario.
    (per favore, adesso dimenticate quanto ho scritto. grazie)

    • alessandra ha detto:

      alessandra carnaroli anni 31 che vive a piagge vicino al mare tuo coi suoi tre figli duri come il cambio della punto e michele che sparge letame sugli asparagi per fargli caldo quest’inverno quest’alessandra che scrive va (e molti altri orrori) e si sbaglia quest’alessandra che oggi c’ha la febbre ma per fortuna dicono che passa presto
      quest’alessandra è un’ignorante.
      adesso per favore basta

    • fabio teti ha detto:

      Apomorfina,

      visto che tu le regole ortografiche le conosci, tralappia i primi libri di Amelia Rosselli – lì ne vedrai delle belle e potrai ritirarti sommamente indignato da tutta quell’ignoranza.

      il pensiero che la Carnaroli scriva così appositamente non facciamocelo venire, figuriamoci, sarebbe assurdo.

      poi è interessante che dinanzi ai problemi posti da questi versi tu non abbia trovato nulla di meglio cui aggrapparti che una forma verbale, una preposizione.

  12. Carolina ha detto:

    In un paese dove l’italiano sta diventando un optional, vedere persone letterate che usano errori grammaticali come licenza poetica è dare un esempio ai giovani che può essere male interpretato. Dare l’impressione che si può, che è lecito violentare la nostra lingua.
    Il problema è proprio quello segnalato da Apomorfina. La lingua italiana non è come l’arte classica contrapposta a quella moderna, non ha varie interpretazioni, ma regole che vanno rispettate. Pena la non sopravvivenza e la creazione di un caos indefinibile.
    Vogliamo davvero che i giovani non sappiano scrivere e si sentano “giustificati” dal fatto che è anche una tendenza letteraria? Vogliamo davvero che si arrivi a scrivere xkè, ke, +ttosto visto che ognuno è libero di usare la lingua come vuole?
    Io no. Ma voi siete liberi di farlo.

    • alessandra ha detto:

      hai usato una frase molto corretta, gentile carolina,
      violentare la lingua
      perché di violenza si tratta e violenza rispecchia.
      vorrei riportare l’attenzione di tutti sul fatto che questa è una donna che dopo aver mangiato un piatto di spaghetti alle vongole è stata massacrata di botte dal marito
      sta cercando le parole per calmarlo, per non svegliare i figli, per evitare il dramma.
      non sta scrivendo un tema sulla gita di tre giorni a firenze.
      questo arriva le toglie la tuta dell’adidas se la metta tra le gambe l’inonda con sotto la voce di emilio fede che legge i morti del colera a novembre. e lui la schianta.
      e voi dite che si sbaglia a non mettere l’h.
      la cosa che più mi fa male è questa.
      nonostante andrea abbia provato a sollevare una discussione sulla violenza contro le donne
      nessuno se n’è accorto
      meglio parlare d’apostrofo
      rosso
      tra le parole t’ammazzo

  13. Domenico ha detto:

    Ma non si parlava della violenza sulle donne?

  14. AntonioPorta ha detto:

    mi dici che hanno pubblicato la foto della ragazza
    sprangata soffocata annegata e prima violentata
    coi cazzi coi manici delle scope che ora giace
    ai piedi dell’auto dove è stata rinchiusa
    appena abbassato sotto le ginocchia il sacco
    di plastica trasparente dove è stata confezionata
    dicono che allora fosse già morta nella vasca annegata
    che ora giace ancora una volta denudata contro la sua volontà
    se lo hai voluto dire che c’è questa foto vuoi chiedere
    e (io) dico che è come ripeterla questa violenza
    moltiplicata in quattrocentomila copie e in due
    milioni di occhi e in più ogni volta che si prende in mano
    il giornale per riguardarla…
    21.7.1976
    da L’Aria della fine, ora Tutte le poesie, Garzanti 2009

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