Sergio Nelli

Franco Arminio è diventato un punto di riferimento, una voce che ci si aspetta di sentire. Dopo i due ultimi libri da paesologo, dopo Circo dell'ipocondria, Viaggio nel cratere, le poesie e i tanti interventi sui giornali e sui blog (vorrei ricordare le sue collaborazioni al Primo amore), esce ora per Nottetempo Cartoline dai morti, un libretto piccolo ma densissimo nel quale egli dilata, a partire (se vogliamo soffermarci ancora sulla psicologia) dal grumo ipocondriaco che lo accompagna, un' immagine della vita o, meglio, alla lettera, alcune immagini. Lo fa accumulando pochi elementi che i morenti-morti evocano nel loro transito un attimo prima di un silenzio definitivo. Sono cose, ultime povere annotazioni, alle quali il contesto dell'esser morti dà una forza imprevista, cosìcché la spoliazione e riduzione a elementi di ordinaria quotidianità diventa la soglia di una sbilenca, toccante epifania. "Io sono uno di quelli che un minuto prima di morire stava bene". Il passaggio si ferma tutto qui. Non c'è nemmeno bisogno di scegliere cartoline esemplari perché lo sono tutte.

"Sono caduto davanti al frigorifero.Mia moglie mi ha trovato con le mani sulla faccia, come se mi vergognassi di quello che mi era successo."

"Io quelli che non hanno paura della morte non li ho mai capiti e adesso li capisco ancora meno."

"Ero bella, avevo un bel fidanzato. La malattia è stata lunga, sembrava che stavo per guarire e poi stavo di nuovo male. Lui aspettava mesi per potermi dare un bacio."

"Ero rimasto a terra nella mia vigna.Ho chiamato dio e la madonna e tutti i santi. Volevo che qualcuno mi aiutasse e invece è venuto a piovere."

"All'inizio chi ci ama vorrebbe riaverci, poi si abitua al fatto che siamo morti, poi per tutti stiamo bene dove stiamo."

Non ci sono altri verbi per morire, né la morte appare come la chiusura di un tutto, il termine ultimo appartenente alla serie, l'accordo di risonanza che in quanto tale  umanizza e interiorizza. Al contrario. La morte arriva come uno sradicamento definitivo, come il disturbo di una causalità e casualità che stavolta si staccano senza rimedio dalla vita.

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