Alessandra Carnaroli

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qualche volta ci penso di aprire la finestra e buttarmi fuori con i pantaloni larghi che ci sta dentro tutto il paese e la maglietta coi bracci forti che alzano venti bambini alla volta.

qualche volta mi vedo saltare come una gatta che insegue un topo nerissimo, gli stacca i baffi e però non bastano a tenermi per aria e sbatto per terra, faccio un rumore di piatti rotti e forchette dappertutto.

le persone fanno finta di non capire quando dico che non ce la faccio più. uno non lo dice per niente, ma perché è vero che le loro voci mi entrano nel cervello come le piume dei piccioni, scrivono parole bruttissime con l'inchiostro rosso che forse è il sangue o forse è l'alchermes per le torte imbottite dei compleanni.

le mie figlie mi mangiano, invece delle carezze mi danno i morsi e usano la voce come un cucchiaino per scavarmi la fossa nel gelato.

i loro occhi mi fanno paura, sanno aprire le porte e piangono acqua bollente: bisogna stare attenti a non toccarle quando piangono o ti bruci tutta.

qualche giorno io le tocco solo con gli schiaffi.

mio marito dice che c'ho l'esaurimento nervoso perché pulisco il bagno invece di uscire e andare da mia madre per esempio.

mia madre quando mi vede dice o che le bambine sono sporche o che le pesche che ho comprato sono mosce o che gli devo lasciare le bambine così io vado a casa a pulire.

se dico a mio marito di tenere le bambine così io esco da sola a comperare un gelato lui fa piangere a tutti perché gli allaccia le scarpe nel buchino troppo stretto o le sgrida perché sono lente a trovare gli elastici per i capelli e allora io resto a casa e comincio a pensare che ho fatto solo tanti sbagli nella vita, che mi sono riempita le guance di croste e graffi da sola.

che è tutta colpa mia se non riesco a staccare la faccia dal pavimento, non ce la faccio proprio è come se le mie figlie, più mia madre, più mio marito mi sono saliti tutti sulla testa e stanno lì un po' a ridere forte, un po' a piangere, un po' a starnutire, un po' a provare a farmi aprire la bocca. ma proprio non mi va giù niente, neanche la saliva che torna fuori come uno scontrino pieno di zeri e mia madre dice che non mangio per fare scena o per diventare come quelle della televisione o come quelle madri che ammazzano i figli nell'acqua della lavatrice o di un lago o del bagnetto.

per me è come se gli fanno un altro battesimo, gli fanno sentire com'era quando erano nella pancia e non davano problemi e t'immaginavi che li amavi. se vuoi è come buttarli nell'amore dove ritorni senza punti tra le gambe, senza tagli sul cuore. ma questi pensieri li tengo per me se no ho paura che gli altri pensano male, pensano che sono pericolosa soprattutto per le mie figlie e me le possono togliere ti immagini se me le tolgono?. ma tanto è difficile essere pericolose se non ce la fai più a muovere le ginocchia come fai a prenderle se fuggono?

io da un po' non muovo più le ginocchia, sarà perché devo stare in posizioni scomode per fare i pavimenti. sto meglio stesa con le gambe rigide come ghiaccioli, anche per fare l'amore con mio marito non mi muovo e guardo lo spigolo della libreria dove s'incrociano le luci delle auto e i respiri delle bambine che dormono di là. allora mi sembra davvero che il soffitto non reggerà e la mia testa finisce schiacciata tra dio e la barba dura di mio marito che mi serve come corona.

mi è venuto anche il gomito della casalinga per lavare i copripiumoni a mano perché mia madre dice che non è il caso di portarli in lavanderia, che queste cose bisogna saperle fare da sole come i cappelletti, la marmellata, le fave dei morti.

l'osso sacro ancora mi fa male, ma deve essere stato il calcio che mi ha dato mio marito qualche giorno fa anche se non me lo ricordo più bene perché era da tanto tempo che mi diceva che me lo dava,  che mi serviva per farmi alzare dal letto più di un dottore e più delle medicine. l'ho aspettato da così tanto che forse l'ho preso o forse no, ogni volta che mio marito parlava io chiudevo gli occhi e stringevo il culo, mi preparavo a volare come nei cartoni che guardano le bambine.

comunque l'osso sacro adesso e la cosa di me che mi fa più male in assoluto.

anche i piedi non si staccano da  terra: sono come una vecchia figurina che non viene via neanche con l'alcol: noi da piccole ne avevamo attaccata una di un cagnolino nello sportello del mobiletto del bagno e la guardavo quando stavo seduta sul  water. un po' mi faceva compagnia, un po'  ci parlavo, un po' la grattavo con le dita che non mi servivano per pulirmi.

i capelli sono sporchi e li devo lavare, di solito aspetto il sabato che c'è a casa mio marito e posso fare con più calma, ma adesso sono davvero zozzi.

quando ero piccola si lavavano solo di sabato perché così  eri pulita per andare a messa la domenica, per fortuna ora le cose sono cambiate e alle bambine posso fargli il bagno quando ho tempo, anche la domenica pomeriggio così sono pronte per andare a scuola il giorno dopo.

c'ho anche un po' di cervicale, ma quella sono anni che ci combatto, da quando ero piccola e era estate e non volevo asciugare i capelli perché mi sembrava che ce li avevo più lunghi, come quelle delle principesse che buttavano le trecce e mia madre mi diceva che così mi veniva la cervicale e c'aveva ragione, ma io ancora non lo sapevo e mi andava bene così, di stare con la gola in alto come un fucile che spara il cielo e di toccarmi il sedere con le doppie punte.

le dita delle mani sono tutte storte: sarà per l'acqua che ho toccato sempre sia quando ho le mestruazioni sia nella quarantina dopo aver partorito, che dicono che proprio non ti puoi sforzare e non devi lavare niente neanche i capelli ma ci pensi che prima stavano quaranta giorni senza lavarsi la testa?', o forse è colpa della fede che è troppo stretta ma non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno perché mi sembrava un brutto segno, e se lo dico adesso magari mi prendono in giro che non l'ho detto prima.

le mani mi  rimangono aperte come se devono parare un pallone o il pollo arrosto come in quella pubblicità che mi piaceva tanto ma mi sembrava fintissima perché a casa nostra il pollo si uccideva,  si cuoceva e si mangiava direttamente senza tirarlo da nessuna parte.

ho le mani come i portieri anche se non so giocare a calcio e non c'ho i guanti. sono uscita di casa senza tanto non fa freddo, ho anche lasciato aperto la finestra.

adesso che ho parlato un po' di questo mio esaurimento che mi fa star male, mi blocca come se passa dappertutto un vento freddissimo, sto un po' meglio quindi potete rimettere il collo dentro le vostre giacchette e tornare a casa o nei negozi a spendere il mese e a vedere la televisione coi parenti. non vi preoccupate, non è successo niente, sono solo scivolata su tutte queste robe che cascano dagli alberi come i luccichini dagli occhi dei matti.

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