Alessandro Broggi

1.

L’artista, lo scrittore, il poeta come “intellettuale”?

2.

Si fa cultura o si fanno prodotti culturali?

3.

Analisti o turisti del reale?

4.

Meglio il modello frontale “individuo opposto alla società/ società cattiva schiaccia individuo innocente”, o il modello “entrare nelle dinamiche del domino e scardinare le regole che presiedono ai giochi con l’accettarle, con l’attraversarle”?

5.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

6.

È sufficiente una “militanza” alla Pasolini o servirebbe un più aggiornato smascheramento, ormai post-concettuale, delle modalità dei rapporti interumani, della preordinatezza dei contesti e dei criteri condivisi (spesso inindagati) di ordinamento e di categorizzazione socio-culturale, e dei meccanismi comunicativi, linguistici, mediatici, comportamentali e istituzionali che regolano noi e il nostro tempo (la micropolitica delle nuove retoriche)?

7.

È pensabile un intellettuale che lasci cadere tutto ciò che è male/ negativo ed esalti solo ciò che è bene/ positivo?

8.

Serve uno stile forte del soggetto (neo-espressionismi) o un oggetivismo neutro, impersonale, protocollarizzante?
Una via mediana?

9.

Meglio un’arte che recita o un’arte che si mette a nudo, e che “mette a nudo”? Ancora: meglio una messa a nudo attraverso una strada “povera”, “specifica”, “documentaristica”, “inespressionista”, “ecologica” (D. Aitken) e anti- o post-letteraria; oppure attraverso la strada della “finzione al quadrato” (la medaglia “manierismo/ iperrealismo”), che renda visibili cose e situazioni di fatto attraverso un uso esasperatamente virtuosistico/ polimerizzante (e perciò stesso eterodiretto) degli strumenti? Asettica, impassibile, presentificante riduzione dei mezzi [grado zero] o paradossale ipermediazionismo [grado più infinito] (nei confronti di una realtà già derealizzata dalla saturazione mediatica)?

10.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

11.

È possibile fare “arte impegnata”/ “poesia civile” con la pura forma, attraverso il mero uso di strumenti linguistici (eventualmente etero- o metadiretti)? Le pragmatiche sono già tutte inscritte in nuce nelle grammatiche (Weinrich)? Oppure, qualsiasi ordine/ regime formale cela sempre e comunque solo la volontà di riscattare la vita e il reale?

12.

Occorre ricorrere a una (meta)mimesi appropriazionistica (critica) dell’oggetto e dei processi; oppure all’additamento, entropico, dei piani accelerati di realtà-ormai-iperrealtà lingua-mondo che attraversano l’individuo oggi (strangolando la clausola dentro/fuori), mediante l’esasperazione di questa stessa osmosi?

13.

Se è vero che l’arte è “sempre astrazione”  (Roni Horn) e che “dove c’è un’opera d’arte, la realtà ha un buco” (B. Strauss), è più “responsabile” – e storicamente urgente – la finzione “del, nel e sul” linguaggio o la finzione “con, attraverso” il linguaggio?

14.

Figli della Pop Art o di Fluxus? O di Debord?

15.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

16.

È più “impegnata” una scrittura di tipo “verticale” o una di tipo “orizzontale”?

17.

Produzione o post-produzione?
Oppure ancora, decreazione (Beckett?)?

18.

Mero laboratorio linguistico o “uso” del mondo?

19.

È necessario adoperare materiali artistici per fare arte?

20.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

21.

È possibile lavorare sulle narrative storiche e ideologiche, sugli script collettivi che costituiscono la nostra società? Divenirne interpreti critici? Proporne di alternativi?

22.

Occorre seguire l’evoluzione dei generi (istituzionalmente dati) o creare nuovi format (=cornici), che restituiscano una complessità-pluralità di approcci al mondo contemporaneo? Si tratta di partire dalla forme disciplinari acquisite di un dato genere o mezzo (diacronia), o di partire dalle nuove connessioni discorsive e dalle strategie enunciative del presente dei media (sincronia)? Oppure entrambe le cose? Infine – terza via: è possibile mirare allo “scontornamento” (anche, delle forme culturali e sociali)?

23.

L’Essere è nascosto (Heidegger) oppure “ogni cosa è sotto i nostri occhi” (Wittgenstein)?

24.

La realtà acquista un linguaggio nuovo ogni qualvolta si verifica uno scatto morale, conoscitivo, o quando si tenta di rinnovare la lingua in sé, come se essa fosse in grado di far emergere conoscenze e annunciare esperienze che il soggetto non ha mai posseduto?

25.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

26.

L’obiettivo di un’opera d’arte è quello di trasmettere informazione e significato, oppure di mediare e configurare contesti, informazioni e significati secondo modalità che problematizzino il proprio intorno temporale e culturale?

27.

Quali sono i limiti della narrazione della realtà?

28.

Siamo per un’arte (e per una scrittura) che si pensa come “soluzione”, o come “sintomo”?

29.

L’avvento dei media sullo schermo dell’arte rende definitive l’implausibilità e l’irrealtà delle sue stratificazioni esistenziali e naturalistiche?

30.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

31.

Si tratta di “fare della propria vita un’opera d’arte” (Wilde) o di “rendere l’arte vita” (Maciunas/ Higgins)?

32.

Dipingere paesaggi bucolici rappresenta ancora la nostra realtà? Illustrare paesaggi d’evasione o della memoria significa assumere una posizione fattiva o nostalgica? Politicamente avveduta o marginale?

33.

Si può scrivere poesia ignorando l’impatto, nella ricezione di massa, degli aspetti più sinistri del capitalismo avanzato – fruizione distratta, management dei rapporti, rapida consunzione di persone e lavori, abitudine empatica, sveltezza informativa e delle argomentazioni, disinteresse per i contenuti, monopolio del mercato, “inerzia panottica” (Virilio), finzione del tempo reale, obliterazione delle differenze, paura della complessità – ?

34.

L’arte e la letteratura dipendono dal loro contesto (potere) o consistono soltanto di mere opere? Il loro valore è universale o è storicamente e ideologicamente determinato [non solo, naturalmente, da/ entro “archivi culturali” (Foucault)] (storia dell’arte non come pacifico ordine progressivo del paradigmatico; arte contemporanea come sociologia della cultura e delle istituzioni: Hans Haacke)?

35.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

36.

L’assenza post-storica di paradigmi e l’indebolimento delle teleologie critiche tradizionali prefigura un’apertura e una ricchezza come mai era stato possibile prima, o cela il rischio di una “incommensurabilità di indifferenti” (e/o di nuovi alessandrinismi e di eclettismi di consumo)? O, meglio: entrambe le cose?

37.

XXI secolo: società umana o post-umana?
È possibile essere testimoni di questo tempo?

38.

Può l’artista (antropologicamente avveduto) cogliere da altre culture, religioni e tradizioni (Animismo-primitivismo, Islam, India, Cina ...) modelli viventi e modalità di rappresentazione che non siano semplici prestiti di forme, ma che mirino a reciproca conoscenza e arricchimento autentico? Può l’intellettuale, nel suo piccolo (?), porsi come fine il dialogo e la “crescita” interculturale globale, non su basi euro-americano-centriche? È auspicabile che l’Occidente superi la propria presunta decadenza favorendo, armonicamente, la più profonda creolizzazione che verosimilmente lo aspetta?
I nostri schemi storico-culturali, mentali e comportamentali rendono implausibile ogni altra visione del mondo e qualsiasi sua modalità diversa di esperienza?
“Solo la prospettiva a brevissimo raggio è sopportabile” (Updike)?

39.

Può uno scrittore scrivere come se debba credere nella verità di quanto da lui espresso, ed essere consapevole della possibilità di poter essere accusato di frode e di falsa testimonianza?

40.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

41.

L’arte / la scrittura ha un ambito delimitato?
Cosa non è pubblicabile oggi?
“Il compito di una mente è di produrre futuro”? (Valéry)

42.

A che cosa pensa la gente?

43.

Sappiamo di cosa abbiamo bisogno?

44.

La lucidità è ancora possibile?

45.

Questo testo non dice niente di particolarmente interessante in fatto di estetica.

46.

Qualcuno ha mai avuto in mente la maggior parte di ciò che accade?

(Immagine: Emiliano Corrieri, Ruota, 2005, per gentile concessione dell'artista.)

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5 Risposte a Questionario

  1. Alessandro ha detto:

    Perché la reiterazione algebrica del punto 5?

  2. ng ha detto:

    Mie risposte:

    1. L’artista come produttore.
    2. Si fa negazione della cultura dominante.
    3. Siamo reale.
    4. Meglio la cioccolata. Chi è reale entra nelle dinamiche. Il resto è optional.
    5. L’estetica è sempre borghese.
    6. La risposta è nel Capitale di Marx.
    7. In trasparenza, c’è solo la negazione. Il resto è profezia.
    8. Serve sempre il contrario di ciò che è detto.
    9. Io recito. L’arte? Che si faccia in quanto arte.
    10. L’estetica è sempre borghese (e la borghesia è parassitaria).
    11. La poesia deve insidiare la verità del tempo nell’impraticabilità della lingua ereditata (non ricordo l’autore di questa frase).
    12. Occorre praticare l’eversione, costi quel che costi.
    13. È urgente sporcare il silenzio in divenire contraddittorio.
    14. Figli di Carlo Marx (e di Majakovskij). Debord però mi piace, lo prendo come zio.
    15. L’estetica è sempre borghese (ed è feticcio).
    16. Purché la scrittura si ponga in positivo nella sua negatività.
    17. Produzione nella contraddizione.
    18. La lingua è mondo.
    19. E chi l’ha detto?
    20. L’estetica è sempre borghese (ed è il limite di ogni estetica).
    21. Odio i Wu Ming.
    22. Il genere è un accidente del mercato. Destructio destructionis.
    23. L’essere è scemo. È sotto i nostri occhi (anche se vorrei metterlo sotto le ruote).
    24. La realtà acquisisce un linguaggio nuovo quando la trasformiamo. Chi sta solo sulla lingua è un essere (e come tale, scemo).
    25. L’estetica è sempre borghese (è il luogo dell’alienazione dell’arte).
    26. Il problema del significato è già il problema del significante.
    27. Di essere una narrazione.
    28. Sono per il Toro e contro la Juve. La scrittura è scrittura, e quindi soluzione e sintomo. Un fatto verbale non sfugge alla sua stessa totalità.
    29. E parlare come si mangia?!
    30. Sì, concordo (e l’estetica è sempre borghese).
    31. Si tratta di modificare la vita.
    32. Dipingere paesaggi significa essere pittori. Io sono un attore. Recito parole in corpore vili. E il corpo è senso in atto (ai margini, ai margini).
    33. Si può scrivere poesia solo nel capitalismo. D’altra parte, non c’è altro. E il capitalismo è lo sfondo di ogni parola, anche di quelle che non lo sanno.
    34. Senza contesto non c’è opera (ma ci può essere contesto senza opera).
    35. Sì, l’hai già detto. Ti piace standardizzare la ritmicità?
    36. Chiedi al 77 se non sai come si fa.
    37. È una questione di vita o di morte? Se non lo è, chi se ne frega?!
    38. Odio le religioni. Tutte. E odio la preistoria. Odio tutto ciò che in noi ha inculcato l’antica schiavitù (Majakovskij). Un intellettuale, se non odia, è bene che si tolga dai piedi. In quanto all’Occidente, ebbene, esso non esiste (se non nella carta geografica). Esiste, invece, in tutta la sua evidenza, la decadenza (anch’essa tipicamente borghese, come l’estetica). Tutto il resto è …. un’occasione mancata.
    39. La domanda è significativa di una confusione, giacché uno scrittore è consapevole che ciò che scrive è, al contempo, la più grande delle verità e la più evidente delle menzogne. La contraddizione è un’arte.
    40. L’unica estetica che non è borghese è Il Capitale di Marx.
    41. L’ambito dell’arte è l’arte. Poi c’è la critica dell’economia politica. A Valery preferisco Jabès: la sovversione è un patto colmo d’avvenire.
    42. E che ne so io? Non so ancora leggere il pensiero. Ma, all’uopo, può essere utile leggere la poesia “Ciò che tutti pensano” di Antonio Porta.
    43. Oggi: 20mila euro per il mio prossimo spettacolo. E il pieno svolgimento delle contraddizioni del tempo.
    44. Nella follia (del dissidente, però).
    45. E infatti, a questo punto, ti consiglio di leggere Il Capitale di Marx.
    46. Ciò che accade è filtrato dalla mia mente. Ma, purtroppo per me, al di fuori della mia mente accade anche di più. La totalità può essere abbracciata solo dalla totalità.

    [Si vince qualcosa?]

    Nevio Gàmbula

  3. alessandro broggi ha detto:

    ciao nevio,
    in realtà non avevo pensato potesse essere letto come un “vero” questionario, comunque grazie per le risposte, alcune molto saporite, che accentuandola/smascherandola colgono molto bene l’ironia di fondo del testo.

  4. biobibliografia ha detto:

    […] recensioni e interviste in rete: absolute poetry, i ii iii alfabeta2, i ii iii iv alleo bina (nn. 23 e 85) blanc de ta nuque, i ii gammm, i ii iii iv v harriet (& […]

  5. biobibliografia ha detto:

    […] recensioni e interviste in rete: absolute poetry, i ii iii alfabeta2, i ii iii iv alleo bina (nn. 23 e 85) blanc de ta nuque, i ii gammm, i ii iii iv v harriet (& […]

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