L’esito del primo numero di «alfabeta2» ha superato le più rosee previsioni. Nella ricezione degli entusiasti, che non sono stati pochi, e dei dubitanti-ma-fiduciosi – che è nostra responsabilità non deludere. Ma soprattutto in quella degli stroncatori, degli affossatori, dei maramaldi. Tanti scudi levati possono voler dire solo una cosa: che su quegli scudi s’è abbattuto qualcosa di inatteso, e non imbelle. È opportuno dunque che, su quegli scudi, ci si continui ad abbattere – in modo sempre meno imbelle.

A una critica fra tante – la rassegna stampa e il dibattito, tutt’altro che accademico, si trovano su www.alfabeta2.it – ci preme rispondere qui: quella che ha inteso come «autoreferenziale», se non proprio passatempo da oziosi, la scelta di dedicare il focus del primo numero alla figura dell’intellettuale: alla sua metamorfosi, alla sua emarginazione, alla sua intramontata necessità. Si trattava anche di una mossa strumentale, in senso proprio: mettere a punto, «accordare» strumenti – appunto intellettuali – in vista del loro utilizzo su temi puntuali e circostanziati, quali quelli proposti da questo numero. Ma non si trattava, e non si tratta, solo di questo. Sin dall’inizio «alfabeta2» ha scelto di intraprendere una via stretta che sia terza, fra l’«informazione culturale» (alla quale si era indirizzata nel ’79 la prima «Alfabeta») e l’«intervento politico» a tutti gli effetti. Non è un caso che il nostro sottotitolo parli di «intervento culturale», e ci teniamo: tanto al sostantivo che all’aggettivo.

Oggi infatti non mancano spazi per interventi politici, anche risolutamente schierati, persino nei media generalisti (che se ne mostrano anzi lieti, potendo così cerchiobottarli con altri di orientamento opposto ottenendo così il pregiato effetto «caciara»); e, sebbene tali spazi almeno su carta si vadano sempre più restringendo, neppure mancano quelli per un’informazione culturale che sia in grado di rispettare la specificità linguistica dei testi e delle autorialità. Quello che invece oggi manca nel panorama dei media – tanto cartacei che digitali – è per l’appunto uno spazio dove annodare fra loro questi fili discorsivi. Che sappia guardare alla cultura, e con la cultura, nel contesto e al contesto economico, sociale e politico che la cultura condiziona sempre – e oggi, nel tempo che si pretende «dopo le ideologie», più di sempre. Proprio gli intellettuali erano, e malgrado tutto restano, coloro ai quali spetta questo discorso spurio, strabico, diffratto. Che da qui, dunque, si continuerà a rivolgere al presente.

Da un pezzo ormai, del resto, la condizione di intellettuale, cioè di lavoratore intellettuale, non si può più considerare un privilegio di casta (come da qualche tempo ha preso a pensare l’ideologia del risentimento, così tipica del nostro tempo, a sinistra oltre che a destra – dove tale feticcio è stato per tempo elaborato). È al contrario uno status diffuso, per non dire ormai maggioritario, in un mercato del lavoro dominato dal dogma – resistente come un muro di gomma, appunto – della flessibilità. La nuova condizione operaia che va pensata, al di là degli stereotipi apocalittici o consolatori (i quali curiosamente finiscono spesso per coincidere, nelle forme come negli esiti), è quella del precariato cognitivo: di quelli che sono stati appunto definiti knowledge workers. Un campo di battaglia dove il nuovo capitale, non da oggi, sperimenta con inaudita aggressività le sue più sofisticate politiche di alienazione e spoliazione di diritti.
Più in generale, si presenta oggi tutt’altro che estraneo a una dimensione politica un discorso stringente sulle politiche culturali in campo. Se la scena politica contemporanea, in sede parlamentare e negli immediati dintorni, assomiglia sempre più a uno spettacolo desolante da Suburra (quella con questo titolo evocata da un esilarante ma tormentoso libro recente di Filippo Ceccarelli), e se non da oggi appaiono bloccate tutte le strade che il marketing elettorale presenta come alternative, è precisamente perché alla politica – a sinistra più che a destra, perché era a sinistra che una volta lavorava in modo tutt’altro che ineffettuale o autoreferenziale – è venuta a mancare proprio lei, la cultura.

La cultura in Italia, negli ultimi vent’anni, dalla politica è stata ignorata, vilipesa e infine – oggi – fattivamente e apertamente combattuta. La mancanza di idee, progetti e prospettive, e conseguentemente l’agire solo per piccoli cabotaggi e trucchi furbeschi – la politique politicienne, ormai sempre più politique d’abord – è sotto gli occhi di tutti. Di questa guerra ormai annosa, prima strisciante e ormai conclamata, è spia eloquente, è il caso di dire, il linguaggio dei cosiddetti politici ridotti a starlettes dell’infotainment televisivo. Se la politica non è – anche – cultura essa fallisce, implode, si accartoccia su se stessa. (In altri paesi, come la Francia di Sarkozy, questa degenerazione è stata riconosciuta con maggiore sincerità di quanto, gesuiticamente, non sia ancora avvenuto da noi.) Una politica senza cultura, o contro la cultura, è la vera antipolitica oggi dominante su piazza.

Il bivio Italia non è certo quello dei cabotaggi di palazzo, o elettorali, prossimi venturi. La nuova biforcazione da scavare sul terreno delle cose è proprio questa; un reinnesto della cultura nella politica (e dunque viceversa) è l’alternativa per cui ci muoviamo. Gli articoli dei due focus di questo numero – così come quelli che apriranno i prossimi – non sono e non vogliono essere altro che esempi, mosse, indirizzi di un lavoro, quello che ci aspetta, lungo e difficile. In un ambito vasto quanto frammentato: che col tempo, però, necessariamente andrà pensato sempre più in una prospettiva globale e sistemica.

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27 Risposte a Editoriale n° 2 – settembre 2010

  1. Domenico ha detto:

    Alla faccia di chi diceva che ad Alfabeta2 non interessava la politica…ho letto solo i primi tre articoli del 2° numero e mi pare che la questione politica venga sfiorata continuamente. Oltre ad una anilisi dei perché di questa politica e della società, non sarebbe arrivata l’ora di proporre anche delle alternative, non sarebbe giusto osare di più? Altrimenti come già discusso tempo fà, questo potentissimo mezzo rischia di essere l’ennesima freccia scagliata nel vuoto. Sbaglio?

  2. andrea inglese ha detto:

    Domenico, provo a rispondere per parte mia alla tua domanda. Io credo che le proposte politiche concrete, in una democrazia, debbano innanzitutto essere fatte dalla classe politica, e dalle opposizioni nel nostro caso. Possono essere anche venire da chi lavora e si batte intorno a questione specifiche. Nei momenti più felici partiti, associazioni e semplici cittadini riescono a sostenersi a vicenda su progetti e obiettivi specifici. Il momento attuale è però molto infelice: i partiti d’opposizione hanno difficoltà sia nell’ascoltare cittadini e associazioni sia nel proporre autonomamente politiche alternative a quelle esistenti. Non credo che alfabeta2 voglia porsi come un laboratorio di partito o movimento. Credo che voglia fornire strumenti per analizzare e descrivere la realtà in cui viviamo. E di questi strumenti penso abbiano bisogno tutti: dai partiti d’opposizione ai semplici cittadini.

  3. Domenico ha detto:

    Andrea, neanche io alludo al fatto che da domani nelle citta e nei paesi ci siano le sezioni di Alfabeta2. Mi sembra molto riduttivo però, il fatto di analizzare lo stato attuale delle cose senza mai proporre nulla di nuovo. Offrire una fotografia della società attuale arricchendola di termini ricercati e scrittura fine. Il problema è proprio questo. La gente non sfrutta il proprio cervello perchè crede che sia tutto quà, quindi il compito di accendere le menti a chi spetta? Alla politica?

  4. carmelo ha detto:

    questa rivista non era e non è l’organo di un partito. Nè il suo scopo è quello di confezionare ricette da spendere nella quotidiana lotta politica.
    Questa rivista si sforza ambiziosamente, di capire la realtà, capire cio’ che sta succedendo in questo paese boccheggiante. Strumenti di anlisi e di comprensione della realtà che è gia’ un obiettivo ambizioso.

    invito i responsabili grafici a valuttare la possibilità di aumentare il carattere del testo. (in tanti confermano la mia impressione di come sia faticosa la lettura)
    capisco che aumenterebbero le pagine ma io sarei disposto a pagare la rivista un po ‘di piu’ pur di poterla leggere comodamente

  5. Domenico ha detto:

    sempre più lontani e soprattutto sempre meno. Guardate i post precedenti e guardate gli ultimi. Guardate i post che suscitano più interesse e accendono il dibattito e guardate quelli che non vengono neanche sfiorati. Nessuno pretende le ricette o chiede il manuale del buon cittadino.
    Quindi Alfabeta2 è un luogo dove si scornano degli eruditi, mostrando il loro sapere a suon di paroloni rimbombanti che altro non fanno che creare rumore inutile? uno dei tanti!

    • carmelo ha detto:

      la conocenza e la comprensione di cio’ che succede richiedono umiltà, studio, rigore.
      Non è facile ma non deve essere motivo di derisione, la superficialità, la banalità serve solo a quella destra che tu vuoi combattere.
      Italo Calvino, a chi gli chiedeva cosa consigliava per il futuro rispondeva:
      piu’ studio, piu’ rigore!

  6. ng ha detto:

    Proposte politiche, in realtà, anche se indirette, ce ne sono, o per lo meno alcuni articoli pubblicati lo farebbero presupporre. Noto, ad esempio, un grande affollamento di post-operaisti, a cominciare dal più famoso e dal più euforico (vede sempre rivolte in corso) e fallimentare (non ne ha mai azzeccata una) di essi, e cioè Toni Negri. C’è anche la presenza assidua – due su due è un bel numero – del moderato (e anche un po’ destrorso, diciamocelo) Furio Colombo; presenza certo mitigata dall’ottimo Giglioli, la cui mancanza (della rivoluzione) viene però coperta dalla nostalgia di un liberalismo “ben temperato” (e inverso anch’esso un po’ destrorso) di Omar Calabrese. C’è poi la presenza del terzo-settoriale (e residuale?) Marco Revelli, esaltatore delle virtù di quel Terzo Settore che è stato – da sinistra! – il vero anticipatore della precarietà. Senza dimenticare il ruolo di “eminenza grigia” dell’(ex) Ulivo prodiano svolto da Eco. Insomma, risvolti politici ce ne sono diversi, anche se magari non esplicitati. Bisogna vedere, poi, quale di questi riferimenti sia effettivamente capace di aprire prospettive nuove o quale sia stato già sconfitto dalla storia. In ogni caso, grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente …

    NeGa

  7. ng ha detto:

    Ops! Ho confuso R-O-velli con R-E-velli! Il Marco alfabetizzato mi perdoni.

    NeGa

  8. carmelo ha detto:

    ng
    questa come dire mania o perversione di mettere in fila le persone e distinge mi interessa entrare nel merito di cio’ che dice.
    uerle a seconda della loro collocazione destra sinistra ha fatto tanti disastri in passato e la trovo riduttiva, vecchia e nostalgica.
    questa corsa ad essere sempre piu’ puri ed estremi utilizzando delle categorie meccanicistiche non porta da nessuna parte.
    Chi se ne frega se uno è piu a sinistra o a destra.
    mi interessa cosa dice

  9. carmelo ha detto:

    ng
    questa come dire mania o perversione di mettere in fila le persone e distinge mi interessa entrare nel merito di cio’ che dice.
    uerle a seconda della loro collocazione destra sinistra ha fatto tanti disastri in passato e la trovo riduttiva, vecchia e nostalgica.
    questa corsa ad essere sempre piu’ puri ed estremi utilizzando delle categorie meccanicistiche non porta da nessuna parte.
    Chi se ne frega se uno è piu a sinistra o a destra.
    mi interessa cosa dice
    ed entrare nel merito di cio’ che dice

  10. carmelo ha detto:

    scusate non capisco cosa cavolo è successo è venbuto fuori un post incomprensibile
    volevo dire che invece di preoccuparsi della collocazione spaziale di un discorso meglio sarebbe entrare nel merito di cio’ che si dice e discuterne senza preclusioni o meccanicismi di sorta

  11. ng ha detto:

    @ Carmelo
    hai ragione. Solo che qui stiamo commentando l’editoriale e i commenti all’editoriale, non i singoli articoli. Se l’obiettivo della redazione è “reinnestare la cultura nella politica”, mi pare lecito chiedersi: quale cultura? E mi pare altrettanto lecito provare a ricavarla dagli articoli pubblicati. Molti degli autori non sono “di primo pelo”, e ognuno di essi ha partecipato e partecipa alla discussione politica contemporanea, portandosi quindi dietro pratiche precise. La loro collocazione, dunque, è il frutto delle loro stesse esistenze, non della mia perversione. Comunque, se ce ne sarà occasione entrerò nel merito di ogni posizione, ben volentieri; di tutte, meno che di quelle di Toni Negri. E non solo perché ho già dato, ma perché ritengo squalificante entrare nel merito di posizioni che la storia ha già abbondantemente smentito.

    NeGa

  12. andrea inglese ha detto:

    A Nevio Gambula, a Carmelo e ad altri lettori posso intanto dire questo: il sito di alfabeta2 ha senso di esistere proprio in quanto può aprire uno spazio di risposta e discussione intorno alle proposte della rivista. E questo credo possa essere proficuo per tutti. Una delle rubriche del sito è “crocevia”, e vuole valorizzare i punti di tangenza con altre realtà ed esperienze di studio, scrittura e pratica politica.

  13. Mario Grella ha detto:

    Carissimi, ci sono pochissime vicende (pubbliche) che in questi anni mi hanno dato vera gioia; una di queste è il ritorno di “Alfabeta”. E’ superfluo dire che ho la collezione completa della rivista. La scomparsa del giornale mi aveva lasciato orfano; non avevo mai più letto una rivista con lo stesso interesse e lo stesso entusiasmo. Col passare degli anni ho mutato molte delle mie convinzioni (soprattutto politiche), ma ho riscoperto “Alfabeta” così come l’avevo lasciata, fresca, arguta, dinamica, acuta…
    Mi permetto di allegare il “link” del mio blog nel quale un post era stato dedicato proprio a questo grande ritorno.

    • andrea inglese ha detto:

      Ma alla fine, Mario, l’hai poi comprato dal tuo edicolante il numero 1 che avevi intravisto a luglio, o è rimasta una buona intenzione?

      • Mario Grella ha detto:

        Le buone intenzioni per continuare ad essere buone devono realizzarsi. L’ho acquistato e ne ho odorato un po’ feticisticamente il profumo; ho ricominciato ad abituarmi ad Alfabeta, dopo tanti anni!

  14. carmelo ha detto:

    @ng
    Ho letto anch’io l’articolo di negri e mi ha lasciato perplesso.
    capisco quello che dici; volevo solo dire che oggi le mappe servono a ben poco, siamo tutti dis-locati e dis.-ubicati perche’ una “posizione” puo’ essere definità se si hanno le coordinate rispetto un quadro di riferimento preciso.
    Insomma giusto per non rischiare di restare ingabbiati in schemi ideologici precostituiti che spiegano ben poco della realtà che viviamo.

  15. Eugenio ha detto:

    Carissimi:
    una domanda: non avete in programma nessun tipo di edizione digitale della rivista? Per chi non potesse comprarla in cartaceo, sarebbe comodo poterla comprare dal sito.

    Saluti

  16. carmelo ha detto:

    @eugenio
    ciao eugenio ! 🙂
    che piacevole sorpresa incontrarti qui!

    un aricolo in inglese sull ostato bordello:
    http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/09/14/the_bordello_state

  17. Domenico ha detto:

    Quindi ad Alfabeta2 il compito di analizzare l’attuale momento storico. Guardare ed interpretare la società, usi e costumi, facendo riferemento al passato il tutto condito con termini ricercati e teorie spaziali.

    L’italia sul due degli intellettuali oserei dire.

    Vi prego non interpretate le mie parole come provocazione e tantomeno come insulto gratuito, ma mi sembra tanto uno specchietto per le allodole.
    Vi prego di smentirmi.

  18. […] Editoriale, sommario, approfondimenti in rete. Altri articoli su questo argomento:Dentro il lavoro. Alfabeta2 e Senza scrittori a Pistoia promosso dall’associazione Palomar. Venerdì 17 settembre Centro Marino Marini, Palazzo del Tau Corso Silvano Fedi, Pistoia Ore 17.30 incontro LAVORO, CONOSCENZA, DIRITTI a… […]

  19. carmelo ha detto:

    @domenico
    come tutti i momenti di crisi e di transizione, la realtà è nebulosa e complessa o, perlomeno, si avverte una difficolta di capire il mondo, a differenza di altri momenti storici quando tutto appare piu’ chiaro, piu’ semplice e anche le nostre scelte appaiono piu’ semplici. Per esempio durante la resistenza le scelte erano chiare semplici e consapevoli.

    non ci sono ricette preconfezionate, non c’e’ nessun palazzo di inverno
    c’e’ solo da resitere contro le derive individualiste, superficiali, egoistiche e cominciando da noi stessi dal nostro stare al mondo, dal nostro rapporto con gli altri, con le istutuzioni, con la famiglia, nel lavoro, rivendicare le nostre convinzioni e adottare un comportamento etico coerente con quelle convinzioni.
    E non smettere di cercare di capire con umilta’ con serieta’ con l ostudio.
    ma non vogli ofare nessuna predica ci mancherebbe

  20. Marco ha detto:

    A me alfabeta2 piace sempre di più. Penso di aver trovato finalmente la rivista che cercavo da anni.

  21. Giuseppe Stumpo ha detto:

    Buongiorno,

    e complimenti! A giudicare dai due primi numeri mi pare che finalmente si colmi un vuoto, quello di un mensile ben diffuso (importantissima l’edicola!) che sparigli e movimenti certe piattezze culturali e politiche di quella che si spera possa ancora chiamarsi sinistra, usando linguaggio e temi che siano un giusto mezzo tra lo specialismo e il “per tutti” didascalico. Il primo Alfabeta aveva certo lo stesso ruolo, ma – purtroppo per noi oggi! – non aveva anche quello di colmare un vuoto, perchè durante il suo periodo di vita ce n’erano anche altre di belle riviste con le stesse funzioni. Perciò forse oggi il vostro “compito”, o “funzione” o “missione” che dir si voglia è ancora più importante di allora – dei tempi del primo Alfabeta, intendo. Per esempio, questo secondo numero spero aiuti a far divenire “senso comune” la varietà di discorsi sul lavoro cognitivo e sulle correlate forme di cambiamento della sfera del politico, della sua crisi, e sull’altrettanto correlata necessità di cambiamento di forme di rappresentanza e di lotta: discorsi che in Italia si leggono e si fanno da vent’anni e più, ma non sono ancora patrimonio diffuso, comune, della sinistra, e una rivista in edicola può certo aiutare a che lo diventino, soprattutto – ritengo – se la andrete a presentare non solo nei luoghi deputati dell’intellettualità – di massa o no che sia – facendovi delle belle scorrazzate dalle Alpi alle Piramidi, tra scuole e…… parrocchie – perché no? – e centri di quartiere e …… bocciofile, dove ancora esistano……….
    Un appunto: finalmente nel secondo numero c’è anche il teatro, ma perché questo cominciamento con un articolo così diplomatico, pudico, calibrato, pesato col bilancino del “chi facciamo parlare per primo? beh!, per non scontentare nessuno, facciamo parlare di Avignone qualche straniero!, come intro a temi che verranno……”?…….. che poi sono stato contento di leggerlo, quell’articolo, mi hanno incuriosito certi nomi a me ignoti, ma, seppur “squilibrato”, non sarebbe stato più “dirompente” e “scompigliante” anche in relazione ai discorsi sul ruolo dell’intellettuale, sullo “sperimentare”, e anche – perché no – sul lavoro cognitivo, dare subito la parola a qualcuno dei grandi del nostro teatro odierno, chessò?, a un Marco Martinelli, un Vincenzo Pirrotta, un’Ermanna Montanari, un Saverio La Ruina, una Chiara Guidi, un Romeo Castellucci e/o tanti altri……ancor prima che a qualcuno dei nostri bravi critici alla ricerca della ricerca?
    Ah!, quasi dimenticavo di chiedervi!: avete già provveduto a erigere in redazione un altare a San Fausto Curi (che è vivo e critica insieme a noi! sia chiaro! e sia lunga vita a lui!) – Santo, appunto – nonché Martire – della critica letteraria? Che tragitto!, eh! dal Gruppo ’63 al…….Gruppo ’63!
    Perchè…….Vabbè!…sì!……il compito!…..la funzione!……la missione!…….il ruolo dell’intellettuale!…..ma quel tono là non so se mi paia più da guerra santa o da “macchietta” parodica.
    E il mezzo, per i suoi fini, sinora qual è stato? Mi pare una domanda importante, cui però F. C. nel suo articolo non accenna a rispondere, poichè neanche se la pone!
    Cordiali saluti.

    Giuseppe Stumpo

  22. Giuseppe Stumpo ha detto:

    Vorrei aggiungere al mio precedente commento uno stupidino, banalissimo suggerimento ai lettori di Alfabeta2, relativo alla funzione della rivista: affinchè il suo “fermento” si propaghi meglio, quando l’avete letta tutta lasciatela a disposizione di chi voglia prenderla e leggerla, in luogo pubblico il più possibile frequentato (ritengo ottimi i mezzi di trasporto). Bando a smanie di possesso! Cui peraltro per primo soggiaccio, è una vita che mi dico che non devo comprar più libri e riviste, dato che la casa ne è piena, e fruire delle biblioteche, ma è più forte di me……comunque con i primi due Alfabeta2 quanto vi suggerisco l’ho messo in atto!
    Cordiali saluti.

    Giuseppe Stumpo

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