Giorgio Mascitelli

Ha destato quest’anno grande successo negli ambienti finanziari, dove è stato coniato, e sulla stampa l’acronimo PIGS formato dalla iniziali dei paesi mediterranei dell’Unione Europea, del quale questi sono gratificati per lo stato malandato dei loro bilanci nazionali. Il successo della battuta, che chiaramente non proviene da Lord Brummel, è probabilmente dovuto alla diffusione di un certo tipo antropologico o meglio vive di una certa polarità antropologica evidentemente assai diffusa tra le èlite finanziarie internazionali. Da un lato è l’espressione moraleggiante di una mentalità omogenea a quella un po’ greve da giovin signore a passeggio che noi in Italia abbiamo imparato a conoscere in questi anni in versione scollacciata e machista; dall’altro lato però fa capolino un altro tipo di umorismo ossia il sarcasmo del dominatore sul dominato, che ha avuto il suo esempio più estremo in quell’Arbeit macht frei, scritto sul cancello di accesso di un noto stabilimento industriale nella Polonia meridionale alcuni anni or sono.
Ma l’antropologia da sola non basta, è chiaro che questa battuta deve il suo successo anche alla sua praticità: siccome i paesi maiale sono quelli che sono o saranno soggetti all’inevitabile giudizio dei mercati, che di solito si traduce nella condanna alla miseria di milioni di persone che non hanno evidentemente nessuna responsabilità nei giochi della finanza, è bene diffondere l’idea nel pubblico che coloro che versano in questa situazione sono dei maiali che in fondo se la sono voluta.
Anche tra coloro che, un po’ più accorti o cortesi, non usano l’acronimo in questione si sente spesso riecheggiare l’accusa di vivere al di sopra dei propri mezzi, di solito rivolta a gente che non conduce proprio una vita da nababbo, e questa accusa si traduce in una richiesta di provvedimenti che colpiscono persone che, come dicevano i nonni, già faticano a sbarcare il lunario. Se si aggiunge che frequentemente tali accusatori risiedono in paesi che vivono grazie a un gigantesco sistema di indebitamento privato, mi sembra che dietro questo moralismo emerga la sconcia verità del nostro tempo, nel quale chi più ha debiti più accusa gli altri di spendere troppo e chi più consuma accusa gli altri di dilapidare le risorse. In ogni caso, l’accusa di vivere al di sopra dei propri mezzi a gente che di mezzi non ne ha molti mi ricorda istintivamente il celebre bamboccioni che il ministro delle finanze Padoa Schioppa rivolse a un’intera generazione di persone che riesce a tirare avanti solo grazie all’aiuto delle famiglie, pur lavorando regolarmente. E’ che entrambi i rimproveri hanno una matrice culturale comune, che è la solita, antichissima di consigliare i croissant a chi si lamenta di non avere pane.

Share →

8 Risposte a Maiali al lavoro

  1. carmelo ha detto:

    Il problema è che, con l’affacciarsi dei paesi del cosiddetto terzo mondo, come la cina l’india il brasile (che hanno una popolazione molte volte superiore ai paesi del cosiddetto prim omondo) che rivendicano lo stesso stile di vita, i conti non tornano più.
    E’ vero che gli stati (gli stati non i cittadini deboli) hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi. Il nostro paese ha scaricato sulle generazioni future le contraddizioni di una società complessa, arretrata, corporativa, facendo orgia della spesa improduttiva che alimentava le mafie, le rendite, l’economia parassitaria, le clientele e il consenso ( pension ifasulle barccianti fasulli etc).
    Ora la torta è piu’ piccola e quei paesi, che non hanno investito nel futuro sono nella merda. L’italia è uno di questi.

    Io starei attento ad esaltare il ruolo della famiglia nella società italiana, che di fatto ammortizza tutte le contraddizioni l’arretratezza e l’ingiustiza del mercato del lavoro (mercato “dinastico” e precario) e favorisce quelle pratiche corporativo-clientelari ( raccomandazioni, favori accesso non per merito ma per diritto ereditario o di censo o per scambio ai lavori di qualità) che rendono questa società paludosa immobile e in declino.
    Io ho due figli di 21 e 25 anni e non ho nessuna intenzione di farmi carico delle ingiustizie e delle arretratezze e dello schifo che ormai viviamo tutti i giorni.
    Quindi i ragazzi o fanno la rivoluzione, o subiscono questa intollerabile ingiustizia oppure vanno via da questo paese che è la cosa piu’ sensata che possono fare.

  2. giorgio mascitelli ha detto:

    Devo confessarle che mi sorprendono i suoi rilievi sulla famiglia: mi sembra chiaro che io abbia descritto un dato di fatto senza esprimere un giudizio di valore tanto meno positivo.
    Quanto a chi vive sopra al di sopra dei propri mezzi, non scherziamo: gli Stati Uniti negli ultimi 30 anni in nome di una dissennata politica economica in favore delle èlite finanziarie hanno raggiunto una situazione di doppi deficit ( del bilancio dello stato e della bilancia dei pagamenti) che avrebbe ridotto alla miseria qualsiasi paese, Italia compresa. Usando la leva del dollaro e grazie all’appoggio della finanza, gli USa hanno attratto capitali che hanno consentito di finanziare con i debiti i consumi di una classe media altrimenti destinata alla povertà. La cosa interessante è che la quasi totalità degli economisti, compresi quelli che hanno creato quella narrazione sull’Italia che lei mostra di seguire, hanno citato questo gigantesco processo di indebitamento come l’economia del futuro.
    Ai suoi figli, ai quali auguro di trovare un lavoro di loro gradimento nel posto che più amano, direi che mi pare difficile fare una rivoluzione seguendo le idee delle classi dominanti: almeno in Ucraina ci hanno provato e i risultati non sono stati esaltanti.

  3. carmelo ha detto:

    non mi dia del lei; anzi non m idare del tu;
    gli stati uniti sono dai tempi del dopoguerra l’unica nazione al mondo che puo’ finanziare la sua spesa frabbricando moneta. In questo momento se i cinesi decidessero di vendere i titoli usa provocherebbero una catastrofe. La qualità della spesa pubblica italiana è vergognasa e di certo non è paroganibile alla qualita’ della spesa degl ialtri paesi europei dove il welfare funziona meglio che da no ispecie e soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro.
    restando sembre in una logica di mercato, la grecia è fallita perche’ le sue classi dominanti hanno utilizzato il debito pubblico per arricchirsi a danno delle classi dominate.
    Lo stesso è avvenuto in Italia. Le classi dominanti e improduttive si sono arricchite con il denaro pubblico a danno delle classi dominate e contribuendo in misura irrisoria alle entrate fiscali.
    negli altri paesi e
    Per quanto riguarda il ruolo oggettivamente conservatore svolto dalla famiglia in Italia che ha risparmiato fino agli anni ’80 per poi mantenere i figli quarantenni, anche in questo caso la cuccagna è finita. I nostri figli, con un salario precario e basso, con una pensione che sarà irrosoria non potranno offrire un bel niente ai propri figli.
    Non ho capito in che senso i miei figli dovrebbero seguire le idee delle classi dominanti.
    Denunciare il carattere straccione e indecente del capitalismo nostrano non ha niente a che vedere con l’ideologia dominante.

    • giorgio mascitelli ha detto:

      La Grecia è fallita o è stata salvata esattamente come le gradni banche o società finanziarie internazionali coinvolte nella bolla con la differenza sostanziale che il conto per la Grecia era irrisorio rispetto ai salvataggi di cui abbiamo letto sui giornali.
      In Italia dalla fine del boom economico le classi dominanti si sono arricchite con la rendita fondiaria e finanziaria, grosso modo come nel resto d’occidente, e con rendite di posizione monopolistiche, tipo quella dei notai che in effetti non esistono in alcuni paesi. Sulla qualità del welfare italiano siamo parzialmente d’accordo: il problema è che negli ultimi 20 anni ogni discussione sulla qualità del welfare è diventata una proposta sulla quantità ossia sulla riduzione.
      Denunciare il carattere straccione del capitalismo italiano del resto evidente, idealizzando altri capitalismi, e il descrivere i problemi evidenti della società italiana nei termini apolitici di conflitti tra le generazioni anzichè nei termini dei rapporti di potere reali è tipico dell’ideologia dominante.

  4. carmelo ha detto:

    scusami volevo dire
    non mi dare del lei

  5. carmelo ha detto:

    capisco la tua posizione ma mi permetto di non condividerla. Allo stesso modo io potrei dire che sottovalutare l’elevato grado di ingiustizia e di sperequazione esistente nel nostro paese, di persistenza delle rendite parassitarie è in qualche modo una forma di assoluzione delle responsabilità specifiche peculiari della nostra classe dominante.
    Il fatto che le competenze acquisite con fatica e sudore di un giovane, vengano valorizzate negli paesi europei e vengano mortificate in questo paese è fatto non un’ideologia e ritengo ingiusto che non venga riconosciuto, perche’ sposta le responsabilita storiche e culturale di di questa classe dirigente in una generica comoda e inclodente denuncia del sistema capitalista.
    Siamo d’accordo nel dire che la finanza gisce al di fuori di ogni regola e di ogni vincolo e inetresse nazionale, e sposta in tempo reale ingenti capitali da un punto all’altro del globo a seconda delle sue convenienze.
    Siamo anche d’accordo che la finanza (soprattutto usa e inglese) è stata salvata per evitare il colalsso del sistema.
    Ma sarebeb miope non vedere che in grecia la classe dominante ha fatto scempio della spesa pubblica arrichhendosi personalmente.

    L’Italia ha il debito tra i piu’ alti al mondo, E questo è un fatto. Il debito è stato storicamente destinato solo in minima parte agli investimenti nel welfare di qualita’ nell’istruzione nella ricerca etctera. Il debito è stato utilizzato per arrichire le classi parasittarie e le mafie e questo è un fatto.
    Non vedere queste peculiarità è fare un favore alle classi dominanti che si vuole combattere.

    • giorgio mascitelli ha detto:

      Credo che la nostra discussione rischi di incistarsi e di banalizzare temi di grande complessità a causa di una forma necessariamente veloce e impressionistica come il commento a un intervento, che peraltro si occupava di ideologia e linguaggio. E’ evidente che c’è disaccordo su molti aspetti, ma credo che converrai con me, senza dovere venire meno alle tue impostazioni, che in ogni caso il conto in Grecia e anche in Italia non lo pagheranno coloro che si sono arricchiti con le malversazioni, ma altri che non c’entrano nulla.
      Quanto al problema dei giovani è francamente un problema troppo complesso e drammatico e non sono capace di affrontarlo in due righe ( e lo stesso dicasi di che siano siano le classi parassitarie di cui tu parli)

  6. carmelo ha detto:

    sono piu’ che assolutamente d’accordo con te. la crisi la pagano sempre le classi subalterne, e ancor di piu’ la pagano le classi subalterne dei paesi del “terzo mondo” dove piu’ brutale è lo sfruttamento del lavoro, e piu’ vatsa la povertà. Anzi vorrei dire che quelle classi subalterne pagano sempre crisi o non crisi. Prendere un salario di due dollari al giorno (messico per esempio) o sopravvivere vivendo della spazzatura (argentina o brasile ma anche molti paesi asiatici per non parlare dell’africa) non è stato decretato da Dio, probabilmente ha a che vedere con un sistema storicamente determinato……………..per il resto hai ragione, l’importante è che siamo riusciti a chiarire il nostro punto di vista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi