Gianluca Gigliozzi

Suona bene la parola cratere con cui si nomina l'area colpita dal disastro – forse fa sentire quelli che la attraversano ogni santo giorno degli audaci che affrontano un territorio zeppo d'insidie multiformi – mi ricorda la Zona dello Stalker di Tarkovskij – con spazi che mutano di continuo forma – ogni movimento imprudente comporta il rischio di finire risucchiati da tutt'altra parte, non si sa dove – e anche quando non si finisce risucchiati, quel che viene fuori da ognuno tendenzialmente è comunque e quasi sempre il peggio–––

Se mi chiedo in cosa consiste esattamente ciò che mi sconvolge di più del diario di Gombrowicz ho difficoltà a rispondere – evidentemente sono troppi i nodi inerenti al rapporto tra ego scriptor e scrittura, tra scrittore e pubblico – so solo che i conti non mi tornano – questo è forse il passaggio su cui più mi arrovello :

«La letteratura ha un doppio significato e una doppia origine: nasce dalla pura contemplazione artistica e dalla disinteressata ricerca dell'arte ma, nello stesso tempo, è anche una personale battaglia dell'autore contro la gente, l'arma con cui combatte per affermare la propria esistenza spirituale. È qualcosa che matura in solitudine, una creazione per la creazione, ma anche un fatto sociale, l'imposizione di se stessi alla gente, anzi la creazione pubblica si sé stessi con l'aiuto degli altri» (vol. I, p. 210) | : – | ––––––––

E Valéry come replicherebbe (cfr. Biogramma 1 )? – così in Frammenti dalle memorie di un poema (in Varietà) :

«Perfino l'arte più disinteressata – quella che magari è convinta della propria insocievolezza – ci allontana poco a poco dal grande progetto di condurre il nostro io alla piena e ambita possessione di sé; anch'essa finisce per sostituire alla nostra primitiva idea d'un testimonio immediato – o d'un giudice incorruttibile – del nostro sforzo, la considerazione dei probabili lettori. Senza rendercene conto, rinunciamo a tutti gli eccessi del rigore e della perfezione, a ogni profondità difficilmente passibile di comunicazione, a quanto può essere perseguito senza il pericolo d'una sua diminuzione, e a quanto può essere concepito indipendentemente da una sua eventuale pubblicazione; non è ammessa infatti nessuna compagnia lungo il cammino che conduce al limite estremo del pensiero; là si arriva soltanto grazie a una sorta di abuso della sovranità interiore» (p. 277) : – / ––––––––––––suonerà troppo modernista-novecentesco, e dunque fuori tempo––

–la piena e ambita possessione di sé è un'altra nefasta chimera dell'ego scriptor, complementare alla certezza della propria libertà (e insubordinazione, magari…) – caro gigante Paul non convinci molto su questa linea i nani come me – sarà che siamo nani!

gli eccessi del rigore mi stanno bene (il rigore dovrebbe sempre inerire all'atto del formare), ma gli eccessi della perfezione sono solo una posa tardo-classicista (perfezione rispetto a quale modello? stabilito da chi? Valido in che condizioni?)

–quanto alla solitudine lungo il cammino che conduce al limite estremo del pensiero mi sa un po' troppo di santità – ma la vera santità, a meno che non sia una raffinata impostura, non ha più a vedere con lo spossessarsi?

A parte queste riserve mi pare che questo passaggio abbia ancora una sua forza di provocazione––

Qualche giorno a Basilea ospite da un amico – visita al Vitra Haus, notevole sia per gli interni che per gli oggetti esposti – ma a colpirmi è soprattutto il Campus Vitra nel suo insieme :  edifici progettati da Herzog & de Meuron (la Vitra Haus, appunto), Frank Gehry (il Vitra Design Museum), Tadao Ando (il padiglione delle conferenze) – affacciandomi dall'ultimo piano del Vitra Haus vedo la caserma dei pompieri di Zaha Hadid e la Dôme di Richard Buckminster Fuller ­– che libertà d'invenzione! che magnifiche combinazioni di forme! che ritmi compositi! – è come muoversi in una galassia lontana anni-luce dal mio pianeta – popolato da città che non riescono mai ad essere all'altezza del loro tempo – per non dire poi che sembra un altro universo rispetto a quello dove è instabilmente posizionata la mia Città Lacera e Divelta. Se non ricordo male già nelle prime settimane dopo il Grande Colpo s'era parlato di rivolgersi a grandi architetti che avrebbero potuto dare un contributo decisivo per re-inventare il centro storico semicollassato – ma è notizia di qualche settimana fa che, a detta dell'urbanista che affianca il Commissario alla Ricostruzione, si è deciso che le cosiddette archistar non verranno coinvolte nel programma. Questo centro ex-bello e forse anche ex-storico non può di fatto costituire un laboratorio per i loro esperimenti audaci e per slanci di genialità autarchica – piuttosto qui si tratta di lavorare insieme a rigenerare in modo armonico un tessuto urbano necrotizzato, senza farsi troppe illusioni riguardo a chissà che miracoloso recupero. Ho ricapitolato, ma il concetto di base credo sia questo – sarà anche vero, io d'altra parte di architettura & urbanistica ho sempre capito poco. Anche vero però che il progetto di ricostruzione ristagna al momento – intanto la terra non vuol saperne di fermarsi – infatti proprio mentre io me ne vado in giro a spassarmela eccoti una nuova scossa (3.8 gradi sc. Richter)––

Che le personali battaglie dell'autore (per imporsi, per farsi accettare e amare) abbiano cambiato segno in anni come questi, in cui è tramontata forse definitivamente la possibilità (ma non il simulacro) del capolavoro e della grandezza? In un momento storico di intensa proliferazione di merce culturale e di spettacolare valorizzazione del sapere, le personali battaglie dell'autore forse sono oggi più che mai da considerarsi le strategie più funzionali ed adeguate per conferire a un qualche Io d'Autore quel peso specifico che gli permette di affrontare con armi più affilate la densità della concorrenza––––––––

Ritorno dopo la minivacanza centroeuropea nella Città Malferma – passeggiata notturna nel tracciato percorribile della Zona Rossa con un amico cresciuto nel centro storico ma che da molti anni vive all'estero. La parte del corso aperta più di recente è quasi del tutto buia – fiacchi riverberi di luce giallognola sulle impalcature e sulle strutture di legno dei puntellamenti – si percepisce solo il rintocco dei passi nostri e di quelli di altri spettrali curiosi di passaggio – si bisbiglia come se fossimo in un tempio – il silenzio quasi completo mi fa pensare a una foresta. Più in là sempre sul Corso, dal lato opposto del porticato, ha aperto un locale molto cool dall'arredo fulgido – giovani che bevono e chiacchierano seduti ai tavolini di fuori, mentre in piedi tra i regolari un ubriaco scarmigliato e vacillante sciorina sermoni stizzosi – il silenzio e le ombre di palazzi e loggiati deserti lì intorno hanno però una densità schiacciante. Forse avremmo fatto meglio a non uscire per niente, ci diciamo. Ai giardini della Villa Comunale, tra tigli e ippocastani, invece non si è incalzati da incongruenze grottesche e deprimenti – vista da qui sembra ancora una città qualsiasi. Tornando a casa mi chiedo : ma perché questi locali in pieno centro da una parte, come tutti, li considero segni effettivi di una rinascita avviata, ma allo stesso tempo non posso fare a meno di pensarli alla stregua di quei microscopici esserini che prosperano abbarbicati a organismi in via di decomposizione?

Idea di Gombrowicz per cui l'artista scrivendo dà fondo alla propria personalità. La sincerità come valore opposto al rispetto cieco per la tradizione, alla deferenza per una cultura che soffoca la vita. Necessità di mettersi a nudo negli aspetti più fragili, più osceni, più disgustosi, più sfuggenti. Senso di concretezza ineludibile. Partire sempre e comunque dal dato concreto, dalla propria configurazione psichica, dalla propria situazione sociale, dal condizionato che ci costituisce–––

Per questa idea della sincerità rivedere il saggio di Valery su Stendhal – trappole, insidie dell'auto-esposizione – l'ossessione di affermare la propria unicità e autenticità – l'orgoglio estremo come rimedio contro il terrore d'essere mortali – questo tentare di tutto nell'opera e intorno all'opera per sentirsi vivi e per far presente a tutti quanto ci si senta vivi–––

Serata di concerto in un bellissimo chiostro medievale nella Zona Rossa, nel vecchio carcere – mai aperto prima del Giorno Fatale al Pubblico – brani dai miei adorati Rossini & Verdi, ma alleggeriti, analgesici, salottieri. Nell'intermezzo, mentre si esibisce un abile quartetto di musica antica, su un grande schermo scorrono le bellissime immagini del centro storico prima della nota calamità – stupendi dettagli di chiese e palazzi, magnifici scorci, mirabili incastri di tetti, torri e monti innevati. Chissà se questo bel film venisse somministrato agli scellerati ideatori delle cosiddette New Town nella modalità della Cura Ludovico di Arancia Meccanica – ma no, alla fine non servirebbe proprio a niente – al posto dell'anima quelli hanno come una specie di buco nero––––

Esporre Io direttamente – come referente concreto – anche se sulla pagina cambia Forma, perché una cosa è Io vivente, tutt'altra è un concatenamento di segni che ha per referente quel dato Io vivente – Io precipita sulla pagina come già altro da sé – ma per renderlo riconoscibile e soprattutto per aggirare la possibile riserva di ogni lettore («ma chi se ne frega di chi è questo qui, anch'io sono capace di raccontare chi sono!») : via (vai) col mestiere : trucchi molteplici per generare suspense e commozioni ( : bentornati nel falso o cultori del puro vero!)

Nessuna intenzione di aver ragione – anzi fiuto un varco che mi permetta di arrivare a distruggere le mie premesse – voler avere ragione a tutti i costi è volgare, diceva Valery – se sostituisco volgare con fatuo sono dalla sua parte––––

L'ossessione per il pubblico – amplificazione e interiorizzazione della dinamica elettorale propria del sistema democratico – elettore non a caso suona vicino a lettore – ossessione di raccogliere il consenso del maggior numero di individui – persone adoranti in gran quantità fa rima con immortalità, universale verità, illuminata libertà, divina totalità – a riguardo il Tremendo Polacco, di una lealtà disarmante :

«Come vorrei trovare una grandezza capace di sostenere ogni individuo a tutti i livelli, su ogni scala, che includesse tutti i generi di esistenza e fosse altrettanto inconfutabile sia nell'alto che nel basso! Solo uno spirito del genere può conquistarmi. Una necessità che mi è stata inoculata dall'universalismo della mia epoca, desideroso di coinvolgere nel gioco tutte le coscienze, sia quelle superiori sia quelle inferiori, e che non si accontenta più dell'aristocrazia» (vol. I, p. 245) :-)––––––––fantastico! Se si pensa che come romanziere è anche alquanto ostico – almeno per gli standard attuali––––

: –il favore del pubblico – il piacere del pubblico – le emozioni del pubblico – i diritti del pubblico –la bellezza del pubblico – la verità del pubblico – il fascino del pubblico – l'ipnosi del pubblico – il gorgo del pubblico – le sirene del pubblico – il pensiero del pubblico – la garanzia del pubblico – la salvezza del pubblico––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

––––––––non ci avevo mai fatto caso a quanto fosse brutta come fonema la parola pubblico––

In piazza del Duomo alla gelateria storica riaperta di recente – siedo al tramonto sotto un lampione a gustarmi l'ottima coppetta mentre sotto l'ampio tendone bianco al centro della piazza si riunisce l'Assemblea Cittadina. Coordinatori & promotori dell'Assemblea riferiscono a una settantina di cittadini dello stallo preoccupante nei rapporti con gli enti locali e in particolare con la giunta comunale, sempre più autistica : la gente di qui è stufa di chiacchiere e di alibi e ancor più che non venga effettivamente riconosciuta l'esigenza di partecipazione dal basso – è desiderosa di chiarezza di intenti e di trasparenza nelle procedure. Di fatti non si capisce bene a che gioco si giochi ai piani alti – se i soldi ci siano o no, e poi che significhi questa serie di dimissioni da parte di assessori & consiglieri che dichiarano che qui tanto comunque non si cava un ragno da un buco. Si discute l'esigenza di elaborare un contributo della cittadinanza a una proposta di legge efficace e lungimirante che tenga conto anche di altre possibili situazioni emergenziali in tutto il Paese – ma come si fa se non si hanno più mediatori istituzionali in ascolto? Lettura di un documento da far pervenire alla stampa dove si comunica come si sia giunti a un punto critico e in cui si chiede alle istituzioni di fare chiarezza una volta per tutte. Forse è venuto il tempo di battere i pugni e farsi sentire sul serio! – vero, penso io avviandomi verso casa, ma, almeno a giudicare da stasera, non siamo un po' pochi?

Penso ai libri della ex biblioteca provinciale della mia città – città ex storica – ex bella – ex se stessa – la fantomatica malferma deforme scrollata sfibrata divelta martirizzata spremuta sfruttata stremata ex antica ex fedelissima ex nobile ex città di l'aquila con la l prima dell'apostrofo sempre più minuscola come anche la a seguente. Penso a quei libri racchiusi in scatoloni dentro un magazzino ex mobilificio – serie sterminata di scatoloni ordinati e riposti, suggellati e inaccessibili – fondi antichi, fondi preziosi, collezioni di volumi moderni. Inaccessibili? Ex libri?

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Una Risposta a Biogrammi 3

  1. fabio teti ha detto:

    civitas e teoria, faglie trasformi.

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