Guido Caserza

PARTE QUARTA- Ipologia della merce (ovvero, la bionda si smerda di brutto)

Il colore che si irradia dai tubi al neon accoglie il pellegrino nella Casa della biancheria. Dalle alte finestre ad arco acuto, con i vetri a losanghe colorate, si riversano raggi obliqui, rossi, verdi, gialli, che riverberano sul bianco cimiteriale delle mutande e dei reggiseni, di cui non percepisce le forme, ma solo i contorni sfumati. E lei, la bionda, penetrando nel biancore diffuso del padiglione A, per un istante vacilla, ma poi si fa strada tra le vedove venute qui a passare il loro tempo, che sfilano in processione invocando i nomi dei loro cari o impetrando una grazia speciale, e che non troveranno mai più l’uscita, perdendosi negli spazi speculari del grande magazzino, identici in tutto, tanto che uno appare il riflesso dell’altro, rispondendo, la bionda, al richiamo dei frigoriferi che dal padiglione B ronzando dicono ehi tu, vieni, vieni qui. Sti sta bene dentro di noi. Nel loro pancione ci sono i cadaveri rigidi, con il buco del culo in decomposizione. La loro merda, dura e congelata, viene conservata in sacchetti per alimenti, perfettamente inodore, 4 minuti di cottura, vicina ai bastoncini Findus che una mano bianca estrapola dallo spazio strutturato dei morti.

La mano bianca della bionda si stringe ora sul passamano della scala, sul cui acciaio riverbera la luce dei neon che illuminano i cartelloni pubblicitari e che danno l’impressione di una moltiplicazione all’infinito degli spazi. Ciò a causa della presenza dello stesso manifesto incollato a intervalli regolari e raffigurante sempre la stessa scena: un uomo sulla sessantina il cui volto e il cui busto campeggiano in primo piano, mentre sullo sfondo il medesimo uomo, nelle vesti del cavaliere dell’Apocalisse, cavalca un cavallo bianco. L’uomo ha visibilmente un parrucchino, indossa un doppiopetto scuro e una cravatta verde bianca e rossa, al polso esibisce un orologio con quadrante e lancette in oro, orologio Apocalipse, il cui slogan recita è giunto il tempo dei tempi.

Occhi attenti possono scoprire una somiglianza tra la figura del cavaliere e quella dell’uomo che vende la merda dei morti, ai confini del campo visivo, dove convergono le prospettive degli spazi. La bionda, varcando la soglia, ha avuto in omaggio da quest’uomo una bambola che la guida alla Casa delle città, un plastico enorme sospeso in una nebbia mattutina, ci sono palazzi e cattedrali le cui guglie emergono da fumi stagnanti e i morti che a comando fanno scoregge che vanno a divorare l’ozono, acido solfidrico più metano, una sorta di Lego, di piccolo mondo meccanico, un procedimento dimostrativo per i bambini delle elementari che vogliono imparare qualcosa sulle principali leggi dell’atmosfera terrestre.

Tutto è sospeso nell’irradiazione dei colori e delle zone al neon, delle lucine magmatiche che segnalano, sopra i maniglioni antipanico, le uscite di emergenza che portano, in realtà, nel ventre dell’ipermercato, dove lei, la bionda, può scegliere fra decine di percorsi ricomincianti, corridoi che in varia combinazione si ramificano e lungo i quali generazioni di acquirenti, padri e nonni, pressate una sull’altra, sfilano con le borse stipate di Kleenex, Bastoncini Findus e Merda Congelata e lei, la bambola, per un istante vacilla, ma poi si fa strada fra i pellegrini rispondendo al richiamo dei frigoriferi che dal padiglione B ronzando dicono ehi tu, vieni, vieni qui, si sta bene dentro di noi. Nel loro pancione ci sono i cadaveri con il buco del culo in decomposizione. La loro merda viene conservata in sacchetti per alimenti, 4 minuti di cottura, vicina ai bastoncini Findus che una mano bianca estrapola dallo spazio strutturato dei morti.

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2 Risposte a L’imitazione della merce 4

  1. vincenzo bagnoli ha detto:

    dalla merda dei morti esalano tutti i sogni dell’umanità consumante; bruciamo nei nostri motori, negli altoforni e nelle centrali i cadaveri antidiluviani di predecessori e di stirpi estinte, il nostro desiderare è solo questo: è un desiderare l’estinzione

  2. guido caserza ha detto:

    Signor Bagnoli, noto con piacere che lei ha colto il significato essenziale della mia prosetta. Solo, preciserei che il nostro desiderare, più che un desiderare l’estinzione, è un desiderare che nasce dall’estinzione,
    suo gc

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