Andrea Raos

Mi mettono in 1 stanza con le pareti mobili, invasa di strumenti spenti e coperti di teli. Mi accorgo solo ora, scrivendo, che non ricordo quando mi hanno chiamato per la radiografia. Eppure devono averla fatta. Sono qui perché tossisco sangue, non penso proprio che mi abbiano solo misurato la pressione (eppure l'hanno fatto). Ricordo di avere passato molto tempo a torso nudo, sdraiato sul lettino, a fissare la tenda tirata e ascoltare i rumori del reparto. E quindi, in qualche punto di quel molto tempo, la radiografia deve esserci stata.

Dopo 1 po' mi alzo e scosto la tenda per guardare fuori. Rispetto alla sofferenza e al caos dell'Accettazione qui colpiscono la calma, la rassegnazione routinaria del dolore gestito. Le 2 infermiere-ragazze in camice che scherzano accanto all'uomo sdraiato, le gambe tremanti, con il cranio aperto e le garze ubriache di sangue. La donna ancora giovane, appena morta di non so che cosa nella stanza accanto alla mia, il marito e i figli ancora stupefatti, non ancora penetrati nella parte acuminata del venire a mancare. Appoggiati anche loro agli stipiti sembriamo vicini di pianerottolo, mancano solo le 4 chiacchiere sul tempo che fa. Mi lanciano ogni tanto quello sguardo vacuo tipico di chi ha appena perso 1 persona molto cara, inespressivo tranne che per 1 fondo colpevole, il lampo buio di chi si sta chiedendo in cosa ha sbagliato, perché ha lasciato morire, se non è forse questo che voleva. Conosco troppo bene, l'ho visto per troppi anni, ogni mattina, nello specchio riflesso. Mi annoia. Mi distolgo.

Qui si sente che tutto è già deciso, che si sa già chi vive e chi muore. È stato tutto deciso fin dall'inizio, fin dall'Accettazione. Sarebbe una bella metafora del destino, se solo me ne fosse mai importato qualcosa delle metafore. Invece sono la calma della vita e la calma della morte, milionarie d'anni della biologia. L'intervallo millimetrico tra me e il mio animale guida, il benthos frammentatore. mi manchi. atrocemente, mi manchi. atrocemente, vorrei tu fossi qui, a spegnermi ti prego lo spavento. ti amerò in ricambio, te lo giuro, per la vita intera, ma tienimi ti prego la mano solo adesso. e non ci sei, non sei più qui.

Appena richiudo la tenda arriva il medico. Con la barbetta a punta e gli occhialetti, mi ricorda 1 poco il pediatra che mi seguiva da bambino. Quello - mi raccontavano - con il numero tatuato sul braccio. Io a 7 anni pensavo fosse per quello, che portava quel camice lungo. Pensavo che si vergognasse. E forse era così, chissà.

"Cos'ha avuto?"

Lo chiede lui a me, andiamo bene.

Quindi capisco che se muoio sarà solo merito mio. Tanto vale non metterlo in imbarazzo.

"Lasci stare la tubercolosi. Sono cicatrici, è stato tanti anni fa. Ero in ospedale per 1'altra cosa più grave, i medici non se ne erano nemmeno accorti. Tantomeno io."
(Gliel'avrei dovuta raccontare, quella storia della tubercolosi. Chissà che faccia avrebbe fatto, quel serissimo medico protestante. Stavo per compiere 14 anni, ero in trazione con ½ della struttura ossea ridotta a marmellata, e non mi accorgevo - ness1 si accorgeva - della tubercolosi perché passavo il tempo immobile, paralizzato, a sperare - tutti speravano - si assorbissero le fratture multiple e il trauma cranico, così restavo giorno e notte immobile e leggevo i fumetti porno dello Squalo che fregavo al mio vicino di letto, 1 trentenne moribondo - ancora moribondo quando mi portarono via. Ripensandoci doveva essere pazzo, comprava solo i fumetti più assurdamente violenti e stava troppo male per fare caso a me che avevo la compulsione a leggere, sempre avuta, quindi senza neanche pensarci allungavo il braccio, quelli c'erano e quelli leggevo, e a quell'età era già tanto se sapevo come fosse fatta 1 donna, scuola italiana maledetta di merda, delinquenti preti, il risultato è che poi ebbi incubi per anni su 1 razza aliena che torturava le ragazze terrestri dandogli fuoco con la forza del pensiero alle tette e alla figa e che poi urlanti con il cazzo in fiamme scopavano - stupravano ridendo - quelle ragazze in fiamme, senza nemmeno che me ne accorgessi mi crollavano addosso delle erezioni paradossali, automatiche, atomiche, adolescenti, incoscienti, mi sembrava che stesse per scoppiarmi, ma non appena accennavo 1 movimento mi esplodeva 1 dolore accecante nelle gambe, nel ventre, nel costato, nel centro del cervello, dappertutto, dentro e fuori di me, il mondo intero, erano le mie ossa ridotte a gelatina viva che mi azzannavano i nervi, non ho mai sofferto così tanto, e allora urlavo perché non potevo più non farlo, e urlavo di continuo, e arrivavano di corsa le infermiere, da ragazzino beneducato sacrificavo, nel delirio, l'ultimo urlo di dolore al movimento del nascondere il fumetto sotto il cuscino, e poi come facevo a spiegare cos'era successo, mi guardavano impietosite, attonite, ed erano i miei incubi continui, senza giorno né notte, quando riuscivo a chiudere gli occhi, come camminare nella neve e sprofondare, sprofondare fino all'aprirsi la voragine e farsi inghiottire, e risvegliarsi, e cominciare un'altra volta a urlare, sempre con quell'erezione involontaria, terrificante, indifferente, 1 monumento edificato al dolore senza senso, al mio dolore. Ma vaffanculo al cazzo, veramente. Vaffanculo.)

(100.000 anni dopo lessi, su "Derive Approdi", 1 specie di articolo di 1 specie di ex-terrorista che parlava dei fumetti dello Squalo come di 1 specie di simbolo del desiderio liberato e della sovversione della società borghese. Va bene, ciao. Vi voglio bene.)

"Non sappiamo perché lei abbia tossito sangue. Ma se le succedesse ancora, torni da noi."

"Grazie."

*

Esco. Sono le 11 di sera, non ho mangiato dalla mattina, è tutto chiuso e non ho fame. Il cielo di colpo si chiude, comincia a piovere. Gocce pesanti, lente, grosse. In 1 certo senso mi fanno stare bene. Decido di tornare a casa a piedi. Comincio a camminare.

(continua)

Tagged with →  
Share →

2 Risposte a 4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

  1. carmelo ha detto:

    bello!

  2. Lia ha detto:

    Meraviglioso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi