Franco Arminio

In Italia c’è la dittatura, ma non pensate al riccone vanitoso. Non è lui che governa. La dittatura che c’è in Italia si chiama autismo corale. È la dittatura che ha ridotto la società a una palude senza fondo. In questa palude i partiti sono moscerini, alghe, rospi, fauna in cui scorre una linfa cieca e fangosa. L’Italia è spenta e gli italiani sono fantasmi gonfi di cibi e di miseria dello spirito. Un popolo di individui in guerra tra di loro. Le amicizie, gli amori, la poesia, la bellezza, la dignità, la libertà sono cose che stanno sui lembi. Il centro della tovaglia è dei furbi e dei meschini. È degli individui che elevano il proprio coma morale a misura di tutte le cose. La dittatura presente ha abolito senza fare ricorso a purghe la possibilità di far circolare il pensiero.  Tutti parlano, tutti hanno opinioni su tutto. Il risultato è che le parole procurano solo affanni a chi le pronuncia. Dall’altra parte non c’è un orecchio che accoglie, ma un altro che sta in agguato con le sue parole in bocca. La cosiddetta politica è uno squallido canile, dove la regola è abbaiare per nascondere il silenzio penoso di un mondo marcito, di una vita che non gode più di alcun prestigio agli occhi di chi la vive.

A un quadro di questo tipo la provincia in cui vivo aggiunge le sue pennellate di un provincialismo piccolo-borghese sempre più disanimato e volgare. Giro per i paesi alla ricerca disperata di un sussulto, di un guizzo di orgoglio. Mi commuove il paesaggio, la sua bellezza offesa ma ancora viva. Mi commuovono le anziane donne che tornano a casa con la busta del pane o della frutta, le donne sedute sugli scalini, accantonate da queste giornate di futili clamori. Racconterò fino alla fine l’agio e il disagio che danno questi nostri paesi, continuerò a cercare compagnie, continuerò a cercare persone che credono ancora a un altro mondo. Un mondo che non sia dominato dall’ossessione di mettere a frutto ogni istante, ogni situazione. Un mondo che non sia tutto infilato nell’intestino cieco dell’economia. Una volta queste cose le pensava la sinistra, ma adesso la sinistra è scomparsa e se ne volete trovare qualche traccia dovete cercare in luoghi inusuali. Non è una ricerca vana. In ogni situazione è sempre possibile trovare bellezza e luce. Ci vuole solo coraggio e capacità di sacrificio.

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15 Risposte a Coma morale

  1. Domenico ha detto:

    Esiste la televisione. è lei che ci aiuta a trovare bellezza e luce e quando paperine, letterine, meteorine, escortine e scartine vanno in vacanza e il tubo catodico offre il meglio di sè: il suo glorioso passato, noi la bellazza la ricerchiamo nei resort dalle tre alle quattro stelle, nei posti a sud-est del mondo…i luoghi più occidentalizzati dell’occidente stesso. A cosa serve il coraggio e il sacrificio? Basta farsi trascinare dall’onda o no?

  2. carmelo ha detto:

    purtroppo anche le le anziane donne che tornano a casa con la busta del pane o della frutta , sono in qualche misura complici di questa orgia, questo scempio del paesaggio del bene pubblico, dei diritti, delle relazioni umani, del senso di appartenza a una comunità…
    i comportamenti degli (tutti e le poche eccezioni che si possono fare non coincidono per niente con gli schieramenti politici) abitanti di questo paese, al di la dei principi e delle buone intenzioni, sono lo specchio delle pratiche della classe politica che governa.
    Sarebbe ora che la smettessimo di pensare di essere governati da orchi cattivi piombati sul “bel paese” da un altro pianeta.
    Gli elettori (si fa per dire), sanno bene anzi benissimo, i misfatti, la corruzione e l’illegalità di cui è protagonista la classe di governo. Lo sanno bene e la votano e continuano a votarla. Classe di voverno che continua impeterrita e senza nemmeno nasconderlo, nell’opera di demolizione, civile, sociale e culturale del paese.
    Gli elettori, gli italiani tutti, si sono rassegnati a tutto questo e hanno adattato nel loro piccolo i loro comportamenti per ricavarne cinicamente un beneficio privato, non importa se illegale, non importa se a danno del bene pubblico, non importa se è necessario commettere abusi e illegalità.
    Gli italiani insomma hanno accettato un sistema di pratiche illegali (che arrivano fino alla connivenza con la mafia) di abusi sulla salute, sull’istruzione, sul territorio dove ciò che conta alla fine è la capacità di essere più furbi degli altri, di farla franca e di restare impuniti.
    Così succede che se il vicino di casa costruisce abusavamente nessun osi scandalizza e lo denuncia, ma se il vicino tenta di rubare un centimetro, allora si è capace di difendere “i propri interessi” con ogni mezzo.
    I cittadini, in questo paese organizzano i propri interessi attraverso le corporazioni, che se ne fregano del bene comune, difendo i propri interessi e li perseguono con qualsiasi mezzo e a qualsiasi prezzo per la comunità
    Alla coppia diritti/doveri viene sostituita la coppia interessi/favori.
    Cosi’ quelle anziane donne che tornano a casa con il pane e la frutta, cercheranno di ottenere una pensiona fasulla di invalidità, e si daranno da fare per trovare un lavoro ai loro figli attraverso uno scambio di favori e di raccomandazioni.
    Una domanda semplice semplice:
    Quanti di noi dico noi che scriviamo qui, insegniamo ai nostri figli che dovranno fare affidamento sulla loro intelligenza e sui loro meriti per trovare un ruolo nel mondo del lavoro?
    Quanti tra avvocati commercialisti notai politici giornalisti professori universitari medici ingegneri che si professano di sinistra e magari rivoluzionari, insegnano ai lori figli che non devono contare sul potere e le influenze dei padri (che appunto appartengono a pieno titolo a delle corporazioni) per accedere alle professioni, ma devono contare esclusivamente sulle loro forze?
    Perchè per esempio, i professori universitari di sinistra non hanno fatto niente per contrastare il sistema medievale di cooptazione , ma anzi si son oricavati lo loro fettina di potere?
    Io guardo a questo paese con un moto di disgusto e disincanto. E mi sento colpevole nel mio piccolo, per aver consegnato a mio figlio (che si sta specializzando in fisica astronomica senza nessuna prospettiva di poter mettere al servizio di questo paese il suo sapere) , un paese marcio e degradato. E non è colpa di berlusconi miei cari compagni, alternativi,antagonisti democratici e rivoluzionari.
    berlusconi ha solo tirato fuori il peggio del basso ventre di questo paese, addormentando i cervelli con la complicita’ della cosiddetta sinistra radicale (radicalmente stupida).

  3. carmelo ha detto:

    volevo dire un’altra cosa in generale sul funzionamento del blog.
    gli autori del sito che hanno la facoltà di aprire le discussioni, con interventi che comunque sono stimolanti, dovrebbero interloquire con coloro che partecipano con argomenti più o meno interessanti; è una regola necessaria affinchè il blog possa funzionare.
    Altrimenti succede che un osi stufa di intervenire e abbandona il blog.
    Questa è la regola perchè il blog possa funzionare. Non basta scrivere un articolo, per quanto bello utile e interessante, e poi ritirarsi nel proprio eremo evitando di sporcarsi in una discussione !!!!!

  4. Dan ha detto:

    Ma Eco e Balestrini hanno letto questo pezzo retorico, piagnucoloso e stantio prima che fosse pubblicato? Siamo in Alfabeta o dove siamo, nel blog della zia Genoveffa?

  5. arminio ha detto:

    io vivo in una zona particolare dell’italia e non ci vivo solo per scrivere ma per lottare contro la devastazione che avanza.
    sto sulla rete e nei luoghi infiammati dalla residenza, faccio il mio lavoro a oltranza, che altro posso fare?

  6. carmelo ha detto:

    @arminio
    nessun intento polemico in ciò che ho scritto. Solo il tentativo di guardare la realtà con occhio disincantato e di invitare a riflettere sul fatto che non si tratta purtroppo solamente di lottare e contrastare l’azione di governo, ma di prendere atto che questa classe dirigente è lo specchio e gode del consenso di una vasta fetta di popolazione che ha smarrito (abbiamo smarrito) il senso del bene comune , il senso della giustizia, della legalità, della democrazia e della solidariietà.
    Siamo un paese (cioè i governanti e i governati) in coma morale, come ben dici.
    E come ben dici ci vuole anche coraggio e capacità di sacrificio, ma avendo ben chiaro che puzza non solo la testa ma tutto il corpo. Che non basta rifondare la politica e maggari cacciare questo governo. Bisogna rifondare le nostre coscienze e i nostri comportamenti. Anteporre le relazioni al consumo, l’amore per il paesaggio, per la cultura, per le arti alla spasmodica ricerca della ricchezza e del possesso di beni. Bisogna avere il coraggio di rifiutare tutte quelle pratiche clientelari e corporative che ormai guidano la nostra esistenza. rifiutare le raccomandazioni, i favori, le rivendicazioni corporative, le furbizie, i piccoli abusi (potrei fare un elenco sterminato di comportamenti furbeschi e alla fine stupidi che avvelelano la convivenza civile di questo paese) che commettiamo quotidianemente per sopravvivere ma nell ostesso tempo per perpetuare questo degrado inarrestabile.
    Perchè altrimenti di fronte alle chiare ed evidenti collusioni mafiose allo scempio edilizio e del territorio, alla cricche e cricchette che prosperano all’ombra del governo, nessuno più si indigna e nessuno scende in piazza e se non è perche’ siamo tutti invischiati in questa melma e riproduciamo nel nostro piccolo gli stelli modelli che ci vengono proposti ( e a cui ad ogni elezioni la maggioranza da immancabilmente il proprio consenso) di sicuro è per una sorta di rassegnazione e di fatalismo, un sentimento che ben conosco essendo nato e vissuto fino all’adolescenza in un paesino sperduto della sicilia?
    Queste cose le dico a me stesso prima che a chiunque.
    e ai miei due figli.

  7. Pasquale ha detto:

    Ho letto e riletto questo stimolante articolo di Franco Arminio (e l’ho commentato pure con un giovane caro amico che si sta interessando molto al poeta di Bisaccia).
    Confermo l’impressione che mi sono andato formando su di lui leggendo i suoi libri e i suoi articoli: Arminio è un grande, ha una sensibilità poetica e psico-antropologica incommensurabile che va bene per la sua “paesologia” e per la sua produzione letteraria. Ma mi sembra limitativo e velleitario teorizzare una via estetica e pedagogica a un mondo migliore, negando, nel contempo, l’importanza dell’economia.
    Qualche mese fa, ho letto un bellissimo vecchio libro dello storico ceco Joseph Maciek sul Rinascimento italiano: questo autore spiega molto bene come lo sviluppo della civiltà, delle arti figurative e della letteratura sia intimamente connesso con lo sviluppo economico. E l’ultimo libro che ho letto, quello del sociologo italo-americano Giovanni Arrighi sulla Cina, pure fa derivare lo sviluppo scientifico e culturale dal progresso economico o, almeno, dalle necessità tecnico-innovative della produzione manifatturiera.
    La visione di Arminio è bella, accattivante, suggestiva e romantica, ma è, in un certo senso, elitaria e tendenzialmente misantropica, e non risale mai alle cause di quell’ “autismo corale” che lui capta e rappresenta così bene senza però descriverne l’eziologia.
    Arminio rifiuta l’analisi economica, storico-economica, socio-economica e geo-politica, e questo è il suo limite principale.

  8. carmelo ha detto:

    @pasquale
    non entro nel merito dei giudizi che emetti nei confronti giacchè non trovo giusto nè credo sia utile, specie in blog dove si scambiano opinioni esperienze, conoscenze, emozioni.
    invece mi preme discutere alcune tue affermazioni che non condivido.
    E’ vero che la nascita di nuove formazioni economiche e sociali è accompagnato ( a volte preceduto, non c’e’ niente di meccanico nella storia della nostra specie) da grande vivacità artistica.
    E’ anche vero che per capire il mondo serve anche (ma non solo) l’analisi economica, storica e geopolitica come tu dici.
    Ma è anche vero’ il mondo si guarda da diverse prospettive e ognuno cerca di farlo con la sua sensibilità e le sue competenze. Lo sguardo poetico, per esempio, riesce a cogliere l’essenza delle cose e delle persone e puo’ farlo più e meglio di un trattato di economia.

    Mai come ora nella storia umana l’economia (ovvero in ultima istanza il profitto) e la tecnica hanno preso il sopravvento su ogni aspetto della vita umana e delle relazioni umane.
    E’ triste pensare che gli economisti e i sociologi si affannano nelle loro ricerche ed analisi a indicare nello sviluppo del PIL la soluzione di tutti i mali. si dice che bisogna rilanciare i consumi. praticamente siamo come delle vacche condannate a lavorare per consumare. In Italia per esempio c’e’ il più alto indice di auto in circolazione per abitante. Noi abitanti di questo paese, che amiamo il progresso usiamo il SUV anche per andare a comprare le sigarette; ci rende talmente felice l’bbrezza si guidare una auto che siamo disposti a passare due ore sul raccordo anulare e parcheggiare in tripla fila.
    Beh io lo trovo stupido e immorale, lo considero un’evidente sintomo della decadenza.
    E veniamo al paesaggio che citi.
    la teroria economica classica stabilisce che che un bene si definisce econmico quando è relatovamente scarso. E a mo di esempio si diceva che l’aria e l’acqua non erano beni economici perchè erano illimitati.
    Converrai che quei tempi sono finiti. E’ diventata scarsa l’aria, l’acqua e….il paesaggio. Questo paese ha fatto scempio del paesaggio e i confronti con gli altri paesi europei fanno inorridire.
    se guardi il territorio nordest il famoso ricco e operoso nordest ti rendi conto che lo scempio che e’ stato fatto non vale nessun progresso ecomico
    Mai nella storia umana l’uomo ha ipotecato il futuro, ha cioè sottratto alle futuire generazioni, le risorse necessarie alla sopravvivenza, le bellezze, i paesaggi, l’aria, quegli elementi che caratterizzano e danno qualità alla nostra esistenza.
    ultimo punto la Cina.
    I paesi del terzo mondo rivendicano il nostro stile di vita, che tradotto vuol dire, capacità di consumare. e si sono lanciati nell osviluppo a tassi da capogiro. Lo sviluppo a qualsiasi prezzo. distruzione di foreste fiumi inquinamento dell’aria. prova a immaginare se i cinesi raggiungono lo stesso rapporto di auto per abitante cosa diventa la terra: una camera a gas.
    Forse i poeti, quelli come arminio vedono cio’ che i poeti non sanno vedere, forse gli economisti e i sociologi, ma anche i politici e noi tutti dovremmo cominciare a misurare il benessere con altri strumenti e con altri criteri.
    Forse la bellezza di un paesaggio vale più di una 10 cento auto.

  9. Domenico ha detto:

    @ Carmelo

    potresti gentilmente dare un occhio all’ultimo mio commento sull’argomento ” Intelletuali ed esilio”. Qualora fossi stato chiaro, tu cosa diresti?

    Grazie
    Domenico

  10. nicola manicardi ha detto:

    Ho letto con grande interesse l’ articolo “COMA MORALE” di Franco Arminio, rappresenta un quadro veritiero del nostro paese.Mi è tornata in mente la canzone “destra-sinistra” di Giorgio GABER, di chi sia la colpa non si sa’, ma i “lividi”della societa’ si notano bene. Societa’ morente,istituzioni che vacillano in un torpore dettato da una crisi globale.Occhi catatonici, amimici,afflitti da autismo corale,popolazione che avanza per pranzo e cena ,il lavoro, miraggio utopico,il pensiero cestinato!
    Italia, patria delle bellezze paesaggistiche ed archittetoniche,
    del “vivere bene”, ora maleodorante discarica di faccendieri dal viso ordinato e dalla calma apparente.Ci vorrebbe una pillola per “risvegliare”la politica,”olio” per riavviare gli ingranaggi di un industria arruginita,che chiude le sue”porte”,per espatriare all’ estero nel paese”LAVORINPOPOLI”,dove si lavora venti ore al giorno, dove lo stipendio a fine mese puo’ anche arrivare(come no) ,senza chiedersi il perche’ inquanto sconosciuto;nel nostro paese non funziona ancora cosi’!Mi interrogo, ma vorrei che fosse corale,come questa “malattia” che affligge il nostro paese chiamato “AUTISMO”,che ha piegato la societa’, senza barlumi all’ orizzonte!!

  11. carmelo ha detto:

    @domenico
    ho letto! intanto bisognerebbe mettersi d’accordo su cosa intendiamo per intellettuali perchè dalle discussioni che sono state fatte ho paura che ognuno ha in mente una definizione diversa.
    In secondo luogo se ti riferivi alla mia persona, ti dico subito che non sono acacdemico, non sono professore ne’ scrittore ne lavoro nel campo dei media o dell’editoria.
    lavoro in un istituto finanziario sono di una generazione prima della tua immagino avendo 5o anni.
    Bene, la mia opinione è che siamo tutti coinvolti e responsabili dello stato di degrado morale e civile di questo paese.
    E dobbiamo misuraci tutti con questa situazione e sporcarci le mani. Tutti nessuno escluso, perchè qui non si tratta di scegliere un’opzione politica, qui sono in gioco le fondamenta stesse del nostro paese, è in gioco la sopravvivenza della democrazia, delle istituzioni, della cultura, della ricerca………del nostro futuro.
    Quando il panettiere, o il professore, o il manager, o la casalinga, di fronte al sig. onorevole dell’utri che viene condannato a 7 anni, da dell’eroe aun mafioso e e continua tranquillo a portare in giro la sua faccia, senza nessun pudore e senza nessuna vergogna, quando di fronte a tutto cio’ facciamo spallucce, per come la vedo io, si puo’ ben dire: ma che minchia sta succedendo ?

  12. arminio ha detto:

    ma di economisti e di accaniti all’economia ce ne sono già tanti in giro e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.
    il pezzo non è recentissimo, ma anche in questo io mi muovo a mio piacere: dove sta scritto che bisogna postare l’uovo fresco appena fatto la mattina?

  13. Domenico ha detto:

    @ Carmelo,

    la mia visione di intelletuale, magari errata, è quella figura della società che non per sua scelta, ma per dote naturale, ha il compito di intuire e quindi perlomeno traghettare le coscienze verso un porto franco.
    Mi rendo contro altresì che in un periodo come questo le tue parole : “Bisogna rifondare le nostre coscienze e i nostri comportamenti. Anteporre le relazioni al consumo, l’amore per il paesaggio, per la cultura, per le arti alla spasmodica ricerca della ricchezza e del possesso di beni. Bisogna avere il coraggio di rifiutare tutte quelle pratiche clientelari e corporative che ormai guidano la nostra esistenza. rifiutare le raccomandazioni, i favori, le rivendicazioni corporative, le furbizie, i piccoli abusi (potrei fare un elenco sterminato di comportamenti furbeschi e alla fine stupidi che avvelelano la convivenza civile di questo paese) che commettiamo quotidianemente per sopravvivere ma nell ostesso tempo per perpetuare questo degrado inarrestabile”, belle, anzi bellissime e sicuramente efficaci se applicate queste parole ma in questo periodo è vera utopia. Ecco perché a mio modo di vedere vedo la figura dell’intelletuale lontana e distante dalla vita reale.
    Credo che per cambiare rotta, bisogna aspettare l’ennesimo scossone storico. A quanto pare noi italiani, mangiamo e scordiamo in fretta.

    Grazie per la considerazione.

  14. Pasquale ha detto:

    @carmelo
    Intanto, mi fa piacere che il mio post abbia stimolato la tua copiosa considerazione. Voglio però premetterti che con Arminio non ho niente di personale, anzi!: la mia valutazione sui suoi scritti è di natura squisitamente politico-culturale, e poichè lui è un personaggio pubblico che si espone, come scrittore, al giudizio dei suoi lettori (e io sono un suo lettore affezionato), non trovo niente di male ogni tanto intervenire e fornire il mio giudizio.
    Mi metti sulla tastiera affermazioni che non ho mai digitato, come quella che per capire il mondo serva solo l’analisi economica, storica e geopolitica. Se avessi una concezione del genere, alla lettura di Franco Arminio, che non è solo un contemplativo, ma è un poeta civilmente impegnato (lo testimoniano le sue lotte sul e per il territorio a cui appartiene e per l’emancipazione sociale in generale), nemmeno mi avvicinerei. Invece, ed è questo che tento di suggerire, affermo che è importante coniugare l’analisi poetica e antropologica con la ricerca storica ed economica, senza privilegiare nè trascurare l’uno o l’altro aspetto. Si chiamerebbe, questa metodologia, “interdisciplinarità”. Rocco Scotellaro, che pure era poeta di grande spessore, come Franco Arminio, aveva come interlocutore privilegiato Manlio Rossi Doria che, notoriamente, era un economista.
    Le altre considerazioni che fai tu, entrando nel merito delle questioni, sono di natura economica, nonostante la tua preferenza per il rapimento poetico. Perorare la “decrescita” è una scelta e una posizione economica, non di natura liberista o sviluppista, ma è una scelta economica. Non possiamo confondere l’economia con il profitto, sennò diremmo che le società pre e post capitaliste non hanno avuto e non avranno una struttura economica legata alla produzione dei beni di necessità (e non solo a quelli superflui) e alla soddisfazione dei bisogni (e non solo a quelli indotti dal consumismo). E non mi sembra che i paesi in via di sviluppo rivendichino gli stessi stili di vita dei paesi capitalistico-occidentali. In Cina, in India, in America Latina, nei paesi musulmani, si stanno affermando, consapevolmente, posizioni e teorie politico-economiche che pensano a uno sviluppo compatibile sia con l’ambiente che con la scarsezza e la finitezza delle risorse energetiche.

  15. carmelo ha detto:

    @pasquale
    ti ringrazio per le precisazioni!
    nessuna preferenza da parte mia, ma la rivendicazione di uno sguardo plurale e interdisciplinare per l’appunto.
    Io parlavo di dominio dell’economia e della tecnica ( e citavo indirettamente posizioni di filosofi ben conosciute) nelle società tardocapitalistiche che nei fatti si traduce nell’esaltazione del profitto senza limiti e senza vincoli. La delocalizzazione altro non è che l’attuazione pratica: in cina o in messico o nei paesi musulmani si trasferiscono le produzioni che consentono l osfruttamento intensivo del lavoro anche minorile ( una donna in messico che lavora nelle “maquilladoras” guadagna 2 (due) dollari al giorno).
    Quello che si sta affermando in paesi come la Cina il Brasile o l’india (nonostante forme di opposizione che tu citi) e’ una politica dello sviluppo che viene perseguita a qualsiasi prezzo: distruzione di foreste (stiamo parlando dell?Amazonia) fiumi (Cina) inquinamento dell’ambiente e sfruttamento della forza lavoro e minorile. Questo è il modello. Che io non condivido e che considero l’anticamera dell’abisso.

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