Simone Pieranni

Grazie a Sara per l'involontario assist

Mi invitano non so come e non so perché, per tutto un giro assurdo di bigliettini da visita, numeri di telefono scambiati in questi giorni, a un evento organizzato da un brand di sportswear, abiti sportivi. Canicola, asfalto pronto per friggere gli spaghetti dello Xinjiang, ma: gente giovane, che piace ai giovani, a noi giovani. Appuntamento a Nanjing Xi Road, che vuol dire tutto e niente: una Buenos Aires milanese (parlandone da viva...) di circa 10 chilometri.

The event è proprio nell'area che ogni giorno ne ospita uno: tra Piazza del Popolo e il Bund. In sei ore, mi dicono, passeranno circa due milioni di persone. Come non ci fossi mai stato: nel piccolo gruppo di amici la via è chiamata Inferno. «Si, però, dico io, ve lo dico, sto un'oretta al massimo che poi ho un impegno». Sei molto impegnato eh! Eh si. Invento riunioni con una facilità che mi stupisco di me stesso. Specie perché è sabato, ma certi inviti non si possono mica rifiutare. Qui in Cina si va avanti a colpi di guanxi, ganci, contatti. Poi non puoi perdere la faccia, (in alcuni casi neanche dopo avere bevuto il Nilo sotto forma di grappa cinese) insomma alcune cose si incastrano e hai voglia a tentare di uscirne. Non puoi, che le apparenze ingannano. Lo sanno bene quelli all'Expo: quando si presenta il tipico cinese con canottiera e calzettoni bianchi, accompagnato dalla moglie che mangia zampe di pollo e la figlia caramelle di carne: trattati come una pezza da piedi, fino a che l'uomo, guardandosi intorno, non pronuncia le fatidiche parole: vorrei comprare mezza tonnellata di diamanti. O: vorrei comprare 3 yacht.
Gli occidentali a quel punto: vanno come delle frecce.

Quindi: arrivo con un discreto anticipo, c'è molta gente e naturalmente c'è il mio amico. A sua insaputa lo sistemo dentro a questi Bloc Notes. Non perché non sappia che spesso lo intervisto – da quattro anni Cristo, tra poco avremo un problema serio di relazione! - su temi che vanno da internet al perché i cinesi creano entropia, ma perché si è appena mollato con la fidanzata. E' triste: lui sognava una vita all'avventura, fa il barista, la tipa invece sognava la Mini Cooper. Incompatibilità con caratteristiche mondiali (per altro lui tifava Spagna lei Italia, per i brand, le marche). Intorno alla recinzione tantissima gente, dentro un migliaio di ragazzini invasati, con la loro bella maglietta brandizzata: aspettano una decina di tamarri che, a turno, si piazzeranno sul palco e per ben due ore consecutive, a suon di musica, li metteranno alla prova con ogni genere di esercizio. Sono universitari, accettano di partecipare a queste cose, mi dice il mio amico, primo perché non hanno un cazzo da fare, secondo perché si riempiono di gadget, terzo perché c'è XY e mi dice un nome che non capisco e nemmeno ora ricordo. La teoria sui volontari di molti amici cinesi è chiara. Ora miliardi di shanghaiesi sono «volontari per l'Expo». Chi accetterebbe di lavorare come un animale, a gratis? Solo degli sfigati, dicono.

Senza capire di che tratti specificamente l'evento al quale sono invitato, vado avanti, che devo farmi largo tra la polizia. Sembrano tutti incazzati come delle iene, poi basta fargli un sorriso che nove volte su dieci scatta la foto collettiva. Io provo sempre a offrirgli una sigaretta: siamo in Cina! Se poi gli si dice qualche cosa in cinese: standing ovation. Almeno questi poliziotti, a metà tra guardiani a gratis e vecchi in pensione cui piace avere una fascia rossa a fare diventare una camicia una divisa: altri sono decisamente meno malleabili.

Entro nell'arena, saluti, altri biglietti da visita, mi riempiono di cose da bere e mi dicono, Siediti là. «Preferirei stare in piedi». Siediti là. Ok. Sono seduto. Sul palco c'è una ragazza cinese che conosco e che godeva della mia massima stima fino a pochi secondi prima. Parla spagnolo, mucho gusto e puta madre, ma sul palco è invasata a urlare e presentare tutta la sequela di presentazioni, infinite. Chiede: siete caldi? Mi sembra una battuta di pessimo gusto visto che io osservo il mio cervello uscirmi dal naso e finire in una pozza di umidità.

Il capo, la capa, l'amico, l'amica. Poi arriva il turno di quello che ho seduto vicino, un cinquantenne che non ha fatto altro, nel frattempo, che ricevere biglietti da visita a strette di mano calorose e complimenti. Tanti complimenti. Dev'essere uno importante, mi dico. Intravedo il mio amico, gli faccio segno di avvicinarsi e gli dico, «Chi è questo?» Il ministro dello Sport di Shanghai, mi risponde. Provo a spostarmi di posto. Hey quello è il tuo posto, mi dicono gli organizzatori. «Preferire stare in piedi, no problem...» Quello è il tuo posto. «Okle».

Il politicante torna, in trionfo, poi dopo dieci minuti si alza e se ne va. Ma nel frattempo arriva il SUO turno. Arriva l'idolo del momento di Shanghai! Tripudio di folla. I ragazzini si ammassano davanti al palco, stile concerto di rockstar. Lui arriva sul palco: jeans bianchi, camicia grigia, giacchetta di jeans bianca. Capelli un po' mossi, che sembrano disegnati da Picasso strafatto di valium, perché vanno su, ma sul più bello sembrano cadere. Sale sul palco con andatura convinta, fa la faccia da timido, come a dire, perché siete pazzi di me? Dice due parole, gli danno dei fiori, lui muove la testa, guarda nel vuoto, non è che si atteggia, ma si vede che è tutto studiato. Ma perché, ancora, sembra dire, siete innamorati di me? E' esattamente quello che mi chiedo. E lo chiedo al mio amico, «chi è sto qua?» E' l'uomo del momento, lo hanno lanciato, è dappertutto, in tutti gli show, gli eventi eccetera. «Si ma, gli chiedo, che cosa fa?» In che senso? «Cosa fa nella vita?» In che senso? «Come in che senso? Canta, balla, cosa fa?» Ahhh un po' canta, un po' balla, un po' tutto. Soprattutto parla di sé, di com'è la sua vita da idolo annuale. Tra un anno nessuno si ricorderà più di lui.

Amici in salsa cinese. Ci siamo. Quando la Cina ci conquisterà, il nostro pubblico televisivo non noterà la differenza. L'Idolo dei giovani cinesi si avvicina a me! Sono emozionato. Infatti non mi considera minimamente e va oltre. Si avvicina di nuovo! Si siede proprio vicino a me. Io mi giro dall'altra parte, perché ci sono duecento ragazzine che si fanno fotografare e anche io ho una dignità. Sorride, firma autografi, fa il il simpatico. Vicino a lui c'è un tipo che è un mix tra Bruce Dickinson e una cameriera dell'osteria cinese preferita in via Sarpi: è il suo agente. Poi c'è un altro che è un mix tra la Cuccarini e Baget Bozzo: è il suo responsabile dell'immagine. «Ok ho visto abbastanza, me ne vado».

Ma come? Già? «Si si guarda sinceramente ecco un impegno improrogabile, che dire, comunque sono onorato dell'invito, ho conosciuto anche XY (che poi è venuto a stringermi la mano!), vi faccio i complimenti bravo Elio, bravi tutti, bello il budello, belle le sonorità, molto intense, come l'altra volta, mi piace. Sai cosa non m'è piaciuto? Posso dirtelo?» Certo anzi mandami una mail! «Si comunque, ecco, non mi è piaciuto il finale del vitello».

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