Furio Colombo

«Ma l’Italia non è come altri paesi. È notoriamente corrotta, non sai mai quale inchiesta e intercettazione porta alla mafia o al terrorismo. I legislatori dovrebbero prestare più attenzione a questo aspetto che alle ossessioni di Berlusconi per la sua vita sessuale». Cito dall’«Economist» che porta la data del 12-18 giugno (p. 58). Quella data ci può essere utile per cogliere al volo alcune immagini di un’evoluzione frenetica della vita italiana, con due caratteri insoliti. Diffonde un’impressione di immobilità, quasi di noia. E dà una sensazione di caos, come una casa in disordine più per abbandono che a causa di gesti sconnessi e concitati.

Ecco l’elenco dei principali eventi che hanno segnato l’Italia nella stessa settimana indicata dal periodico inglese. È bene considerarli uno ad uno e nell’insieme.

  1. Si riunisce l’assemblea della Confcommercio. Il presidente di quella assemblea, Sangallo, dice tutta l’ansietà dei negozianti: consumi, tasse, costi, concorrenza, crisi, tagli, fallimenti. Il presidente del Consiglio italiano risponde subito, fermo e duro: «Siamo tutti intercettati, tutti ascoltati mentre confidiamo le nostre passioni e pulsioni al telefono. Siamo ascoltati a milioni. Siamo fuori dalla democrazia». La sconnessione è solo apparente. In realtà una legge voluta fermamente dal governo, che vieta quasi tutte le intercettazioni in quasi ogni inchiesta giudiziaria, è stata appena approvata al Senato e sta per essere discussa alla Camera. La legge non ha niente a che fare con la realtà: le banche, le Borse, la salvezza della finanza, scambi, merci, produzioni, esportazioni, mercati, posti di lavoro, precari, contratti, salari, costi, pensioni, consumi. Questa deve passare subito, a costo di bloccare ogni altra legge o dibattito.
  2. Il detenuto Spatuzza – che in due diversi processi di mafia ha fatto i nomi del Presidente del Consiglio e del senatore Dell’Utri – viene privato di ogni protezione e tutela da parte dello Stato, benché tre Procure abbiano chiesto per Spatuzza il riconoscimento e i benefici dei pentiti. Ma a decidere è il Ministero dell’Interno. Spatuzza ha detto in pubblico i nomi di Berlusconi e Dell’Utri? Sarà punito. Ha voluto correre rischi? Libero di farlo.
  3. Il settimanale l’«Espresso» (a firma del giornalista Riccardo Bocca) pubblica un dossier. Dimostra che un certo signor Marocchino, accusato – ma senza prove – di aver commissionato l’assassinio di Ilaria Alpi (che indagava sui rifiuti tossici in Somalia quando è stata uccisa, 1994) avrebbe seppellito interi contenitori di rifiuti tossici nei moli dei porti somali che era incaricato di costruire. Il difensore dell’indiziato Marocchino è l’avvocato Mills, già noto nel nostro paese come avvocato del Primo Ministro italiano e corruttore di giudici su mandato (mi riferisco all’accusa e alla condanna) dello stesso Primo Ministro italiano.
  4. Il Primo Ministro italiano – già in conflitto di interessi perché controlla la televisione di Stato mentre è proprietario di tutte le televisioni private del suo paese – diventa ministro delle Attività Produttive, dunque delle Comunicazioni, mentre ne esercita la proprietà o il controllo. Il conflitto di interessi, noto e discusso nel mondo, raddoppia.
  5. Il Primo Ministro si reca improvvisamente in visita dal dittatore libico Gheddafi (con il quale in precedenza aveva firmato un accordo di alleanza militare, politica, tecnologica e di servizi segreti, più pesanti pagamenti italiani alla Libia, più un teatrale baciamano di fronte ai fotografi del mondo) sostiene di avere trattato e ottenuto la pace tra Libia e Svizzera, dopo una lunga tensione tra i due paesi. Ma il fatto risulta solo sulla stampa italiana, informata dal governo Berlusconi. Non risulta da alcuna altra fonte giornalistica o diplomatica del mondo, inclusa la stampa libica. Se vi siano state altre e diverse ragioni di affari, pubblici o privati, personali o di Stato, per l’improvviso viaggio di Berlusconi a Tripoli, non è dato sapere.
  6. Fino ad ora (vedi la settimana indicata) nel Parlamento italiano non è avvenuto alcun dibattito e alcun voto sulla cosiddetta «manovra economica». Non si sa se sia sufficiente. Non si sa se reggerà alle accuse di forte squilibrio punitivo nei confronti delle regioni, su cui ricade metà di tutto l’ingente peso della manovra. Non si sa se i tagli, pur inadeguati, siano già così severi da impedire il funzionamento dello Stato.
  7. Continua intanto la celebrazione dell’Italia come nuovo Stato federale, voluto dalla Lega con la minaccia della secessione e approvato con una legge virtuale perché priva di costi, pura enunciazione di principi. Nello stesso tempo la «manovra finanziaria» dimostra che tutto il peso è scaricato dallo Stato sulle regioni, dunque il federalismo è, da subito, impossibile. Intanto nessuno vuole celebrare i centocinquant’anni dell’Unità di Italia per non dare l’impressione di ostacolare il federalismo.

Se collegate i punti di questo elenco di eventi (breve segmento dell’attività di un governo, in una settimana scelta a caso) la figura che se ne ricava è di caos, disordine, sequenze incoerenti e incompatibili, contraddizione assoluta. Un paesaggio disastrato. Questo, però, è vero solo se l’immagine cercata è quella di un normale e utile servizio di un governo a un Paese.

Ma tutto cambia se l’immagine rappresenta un paese che si sacrifica – gruppo per gruppo e cittadino per cittadino – all’interesse, dichiarato superiore, di chi governa. In quel caso l’immagine è limpida, sensata e molto ordinata. Tutto è piegato al «Paese profondamente corrotto» di cui parla l’«Economist» citato all’inizio di questa pagina. Benvenuti nel paese della malavita.

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9 Risposte a Voi siete qui. Diario di una settimana

  1. ng ha detto:

    Ma il Furio Colombo che qui si indigna per le malefatte del berlusconismo è lo stesso che giustifica i crimini contro l’umanità perpetuati da Israele? La “sinistra” è proprio messa male …

    ng

  2. Domenico ha detto:

    Siamo un paese morto.
    Sepolto dal mare di corruzione che annega l’onestà, il piacere d vivere serenamente.
    Da che ho iniziato a guardare il mondo dei grandi, in Italia, non ho sentito altro che di favori fra potenti , bustarelle, “mafie tipiche di ogni singolo territorio” come dei piatti tipici delle tradizioni, non ho sentito altro che vantarci della nostra italianità passata, gloriosa, unica. Ma del presente e soprattutto dei progetti per il futuro non ho mai sentito nemmeno l’eco.
    Siamo un paese morto.
    Continuiamo ad eleggere, ripeto: E L E G G E R E , con un voto sacrosanto, la solita cricca di farabutti, che a furia di leggi, leggine e proclami vari, sta stracciando e buttando dalla finestra una democrazia, guadagnata e sudata dai nostri padri a suon di battaglie a costo della propria vita per la libertà di noi tutti.
    Io vorrei che nel mio paese la parola Libertà sia usata con parsimonia e rispetto. La libertà che si proclama in questo periodo non la voglio, non la desidero.
    Siamo un paese morto, che anche d’avanti ell’ennesimo fattaccio dei palazzi e dei potenti che decidono come dividersi la torta, stiamo a guardare la festa. Sempre senza partecipare.

  3. Mariateresa ha detto:

    Condivido in pieno, caro Colombo. Mi sconcerta che ci sianio certi sinistrorsi che stanno a pensare a Israele (uno Stato che si deve difendere!!!Leggetevi Oz) e di fronte alle dichiarazioni di Ciancimino Jr, Spatuzza. alle trame interne del Pdl, con Caldoro vittima di un dossier infamante da parte di Cosentino che mantiene ancora incarichi importanti in Parlamento, non si scenda in piazza, non si faccia nulla. Alfabeta2, daio un po’ la sveglia! Un gran benvenuta da Bari,
    Mariateresa

  4. ng ha detto:

    Guardi, cara Mariateresa, il “sinistrorso” che ha scritto il precedente commento è solito scendere in piazza appena l’occasione glielo concede, e lo fa da tempo immemore e sempre con grande consapevolezza dei fatti e delle motivazioni, delle strategie e delle tattiche, e persino degli errori e delle lune storte. Lo ha fatto contro Berlusconi – o meglio, contro le decisioni del suo governo – e contro la politica dello Stato di Israele. Le dirò di più, il sottoscritto ritiene che tra le due cose ci sia un legame molto stretto, più di quanto possa apparire a lei e a quelli che, fregandosene del buon senso e della logica, giustificano massacri di cittadini inermi con la scusa del “diritto di Israele di difendersi”. E proprio perché le malefatte degli uni (Berlusconi&C) e degli altri (Israele, col sostegno dell’imperial-sinistro Obama) condividono lo stesso fondo geopolitico ed economico, il sottoscritto “sinistrorso” (e talvolta sinistrato, se preferisce) trova indecente che vengano ascritte a un pensiero di “sinistra” le parole di Furio Colombo. Dopodiché, può mettersi tranquilla: ho timore che a essere espulso dal senso comune della sinistra odierna saranno le mie idee e non certe quelle dell’esimio giornalista filo-israeliano.

    Nevio Gàmbula

    PS: pur in possesso di tutte le sue virtù prodigiose, mai il Mago di Oz potrebbe smentire ciò che ha stabilito l’inchiesta Onu sull’operazione israeliana a Gaza nel 2009: “A seguito delle nostre indagini, siamo giunti alla conclusione che le forze israeliane hanno commesso azioni riconducibili a crimini di guerra e possibilmente, per alcuni aspetti, crimini contro l’umanità” (Richard Goldstone, il magistrato cui è stata affidata l’inchiesta). Che anche l’Onu sia un’organizzazione di “sinistrorsi”?

  5. maria ha detto:

    forse lei mariateresa, insieme a furio colombo, dovrebbe riflettere su cosa significhi continuare a edificare colonie israeliane come se nulla fosse in territorio palestinese , questo dato politico ATTUALE non ha nulla a che vedere con la storia del passato e la difesa di israele, casomai è gesto aggressivo e distruttivo verso i palestinesi, gesto che allontana la pace e la soluzione del conflitto.

    maria

  6. laura ha detto:

    beh non ne farei di tutta un’erba un fascio
    si può essere d’accordo su questo articolo (che peraltro mi pare piuttosto lucido e non fazioso come a volte capita – a mio giudizio – al giornalista in questione) e non sulla sua posizione nei confronti di israele… e quindi??? il giudizio è semplicemente più articolato e non frutto di uno schieramento.
    per fortuna non siamo tutti bianchi o neri (come la “cultura” dominante ci vorrebbe) ma esistono le sfumature.

  7. Stefano ha detto:

    Va bene. Ma quando parliamo disperati dell’Italia lo facciamo coscienti e ben informati di cosa accade in altri nostri paesi vicini. Che senso ha parlare continuamente di un’Italia disastrata se non la si mette in relazione con altri paesi con i quali è integrata. È possibile che in un mondo senza più confini si riesca sempre e solo a raggiungere con lo sguardo la punta delle proprie scarpe? Credo che se si iniziasse a mettere l’Italia in un contesto più generale e se questo contesto più generale fosse ben conosciuto, ne ricaveremmo un’immagine leggermente diversa. La decadenza cultura e civile è molto più estesa. Questo dovrebbe fare veramente paura!

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