Fabro

Augusto Illuminati

Sarebbero quelli ossessionati dal gioco d’azzardo, che mandano in malora le famiglie e lasciano tanti bei soldini all’Agenzia delle entrate e alla ‘ndrangheta. Vizi tollerati o alimentati dallo Stato che, in tutto il mondo, ne pretende il monopolio o almeno una forte partecipazione fiscale, deprecandone ipocritamente le vittime, così come si riserva di lucrare su alcune droghe e di proibirne altre. Un tempo la sovranità pretendeva al monopolio della violenza legittima (e illegittima), oggi ambisce al monopolio del piacere e alla perimetrazione della sua legalità. Il solito circolo di biopolitica e tanatopolitica, premura pastorale e repressione ottusa.

Mentre il ministro Balducci promuove anemiche crociate per distanziare di qualche centinaia di metri i templi del gioco dalle scuole, a Madrid sbarca trionfalmente dal Nevada Sheldon Adelson, uscito direttamente dalle pagine di Ellroy, gran finanziatore dell’estrema destra repubblicana e israeliana, che ha contrattato con i post-franchisti di Rajoy e l’amministrazione oltranzista della capitale l’installazione di EuroVegas, un complesso di 8 casinò e centinaia di alberghi e attività collaterali – un’iniezione di 250.000 posti di lavoro promessi. Che miseria, al confronto, la rete mafiosa di Bingo, bische e slot machine (autorizzate o clandestine) gettata nelle città italiane e che, almeno in un caso, è stata vittoriosamente stracciata, al romano Cinema Palazzo, non certo per merito delle autorità capitoline e di polizia.

Del resto, non è vagamente surreale vessare (con il pizzo di Stato e le marchette poliziesche) i terminali del gioco d’azzardo quando si tratta apertamente con i grossisti del ramo, negoziando (come in Spagna) la revisione dell’età minima degli utenti, i controlli sul flusso del denaro e perfino il feticcio massimo, il divieto di fumo nei locali? O giocando disinvoltamente con le destinazione d’uso dei locali, a meno che non scoppi una partecipata rivolta popolare, come appunto è accaduto a San Lorenzo intorno all’ex-cinema Palazzo…

Ma ancor più surreale se si considera che l’intero sistema bancario e finanziario, che ha generato la crisi e di cui paghiamo profumatamente i costi immettendo liquidità e tagliando stipendi e salari, è in sostanza un gigantesco tavolo verde, dove la speculazione vende allo scoperto derivati, certificati assicurativi, titoli tossici di ogni specie facendo fruttare proprio quei debiti inesigibili che i più realistici gestori di casinò si guardano bene dal non riscuotere coattivamente in tempi strettissimi. L’unica differenza è che, se il banco statisticamente vince quasi sempre, ogni tanto un giocatore individuale ce la fa, mentre nel gioco della finanza il club degli speculatori è assolutamente più chiuso. E le perdite in termini di reddito e occupazione sono assai più gravi con il finanzcapitalismo e il suo braccio governativo tecnico. I ludopatici incorreggibili non stanno davanti agli schermi del videopoker e alle macchinette, ma siedono a Wall Street, alla City, a Francoforte. E andranno curati, a suo tempo, con la dovuta energia.

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