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Michele Emmer

È morto l’otto maggio scorso Maurice Sendak. Aveva 83 anni ed era divenuto famoso per un libro illustrato. Un piccolo libro che hanno letto generazioni di bambini. Nella sua lunga vita ha creato e illustrato più di cento libri, ma certo quel libro pubblicato nel 1963 Where the Wild Things Are, è il più interessante ed il più diffuso dei suoi libri. In italiano il titolo è stato tradotto Nel paese dei mostri selvaggi. Perdendo molto del titolo originale, più misterioso, Sendak aveva pensato ad intitolare il libro Where the Wild Horses Are (dove sono i cavalli selvaggi) e poi cambiò il titolo in Where the Wild Things are (dove sono le cose selvagge), termine che, riporto la notizia da wikipedia, prende spunto dall’espressione Yiddish Vildechaya, usata per indicare i bambini chiassosi. Ebreo, molti dei suoi parenti erano stati sterminati nei campi di concentramento nazisti. Ho amato e fatto amare ai miei figli negli anni settanta la serie da lui illustrata Little Bear testi di Else Holmelund Minarik, Little Bear del 1957, Father Bear Comes Home (1959), Little Bear’s Friend (1960), Little Bear’s Visit (1961), A Kiss for Little Bear (1968).

Ma certo il suo capolavoro resta Where the Wild Things are. Un ragazzino di nome Max viene rimproverato dalla madre e mandato a letto senza cena, perché si sta comportando come un animale selvaggio. E, una volta nella sua stanza, Max evade con la sua fantasia, la stanza scompare e comincia un viaggio nell’oceano vicino, in una piccola barca: And he sailed off through night and day / And in and out of weeks / And almost over a year / to where the wild things are.

E parte per il paese dove vivono le Cose Selvagge. Che certo hanno brutte facce, sono enormi, hanno lunghi denti, capelli lunghi, ma, e i bambini lo capiscono subito, non sono così mostruose come vorrebbero. Vogliono spaventare Max, fanno gran rumori, ma Max non si spaventa e in poco tempo è lui che comanda. E manderà a letto senza cena i mostri che hanno voluto fare i selvaggi. Max ritorna nella sua stanza «where someone loves him best of all» e ritrova felice la sua cena ancora calda, qualcuno lo ama. Una storia molto semplice in cui la cosa geniale sono i mostri, mostruosi, ma delicati, orribili ma bisognosi di affetto, e le loro facce hanno fatto parte e continueranno a far parte dell’immaginario dei bambini e degli adulti che sono cresciuti incontrando quei mostri inoffensivi. Sendak vince con quel libro, la Caldecott Medal, che è il riconoscimento più importante per un libro illustrato per bambini. E pensare che il libro negli USA era stato male accolto perché avrebbe potuto spaventare i bambini, che invece si immedesimano subito in Max e sono molto contenti di poter governare mostri e paure.

Nella vita aveva dichiarato di essere omosessuale e di aver vissuto con il suo amore, lo psicanalista Eugene Glynn, per cinquant’anni, fino alla morte di quest’ultimo nel 2007. Sendak aveva sempre taciuto per paura di compromettere la sua carriera come scrittore per l’infanzia. Erano ben altri i mostri che avrebbe dovuto combattere senza avere l’aiuto del suo personaggio Max e dei suoi simpatici mostri.

 

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4 Risposte a Le cose selvagge hanno perso il padre

  1. Rosemary scrive:

    tradotto da Antonio Porta

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