Tens of thousands of students protest on

Maria Teresa Carbone

Montréal brûle-t-elle?, «Montréal brucia?», era il titolo, qualche anno fa, di una raccolta di poesie della scrittrice quebecchese Hélène Monette. E davvero, oggi la capitale della provincia a larga maggioranza francofona del Canada è al centro di uno scontro durissimo per la decisione del governo del Québec di aumentare le tasse universitarie del 75 per cento nell’arco di cinque anni.

In sciopero dall’inizio di febbraio, gli studenti degli atenei di Montréal hanno organizzato il 22 marzo una manifestazione così allegra e insieme così imponente, che sul quotidiano «Le Devoir» Antoine Robitaille l’ha vista come quel momento «politicizzatore» che ogni generazione conosce, o dovrebbe conoscere. Ma né la manifestazione né il moltiplicarsi dei quadratini rossi di carta, simbolo dell’adesione al movimento universitario, sui baveri di uomini e donne non direttamente coinvolti nell’aumento delle tasse universitarie e tuttavia contrari alle politiche neoliberiste del premier Jean Charest, hanno smosso il governo del Québec. Soltanto a metà aprile, dopo quasi un mese di silenzio, è stato avviato un negoziato, ma la ministra dell’educazione, Line Beauchamp, ha deciso di escludere dal tavolo delle trattative l’organizzazione studentesca più attiva, CLASSE, accusata di non avere condannato in termini sufficientemente espliciti una irruzione negli uffici della stessa ministra, qualche settimana fa. Per questo, anche le altre associazioni di studenti hanno abbandonato il tavolo, in segno di solidarietà.

Così, nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, decine di migliaia di giovani (ma anche non pochi docenti e famigliari) sono di nuovo scesi nelle strade. Partita in modo relativamente calmo, la manifestazione è stata dichiarata illegale dalla polizia, dopo che alcuni casseurs avevano preso a sassate le macchine delle forze dell’ordine. Così pesante il bilancio finale (ottantacinque arresti, macchine e negozi danneggiati) in una città abitualmente piuttosto tranquilla, che il sindaco della città, Gérald Tremblay, ha lanciato giovedì un appello alla ripresa dei negoziati, affermando che a essere in gioco, in questi giorni, è la pace sociale non soltanto di Montréal, ma dell’intero Québec. Per dimostrare la sua «buona volontà», Charest ha annunciato allora che l’aumento delle tasse universitarie sarà spalmato su sette anni. Ma gli studenti non ci stanno. Sera dopo sera scendono in piazza e al grido di «Questa non è un’offerta, è un insulto» studiano nuove forme di mobilitazione. Battaglia aperta, insomma, anche se – fa notare nel suo blog il giornalista Patrick Lagacé – i rischi non mancano: tre quarti dei quebecchesi sono insoddisfatti dell’attuale governo, ma sulla protesta studentesca sono in tanti ad avere un atteggiamento dubbioso, e sicuramente il premier Charest non mancherà di approfittarne.

Versione aggiornata di un articolo uscito su «il manifesto» sabato 28 aprile 2012

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4 Risposte a Québec, studenti in lotta

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