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Alessandro Bergonzoni

Dire «fare».
Baciare lettere.
Testamento.
La lingua non è che una eredità.
«Lasciata» dal pensiero, che quindi «si è messa» con un altro (vedi il rapporto abbandono/Stato di abbandono).
Un mare divisorio tra dire e fare: un tradire.
Infatti tra dire «economie» e «nazioni», tra dire «crisi» e «fallimento», c’è una differenza (di tradimento).

Premesso che non mi avrete mai al capezzale dei neonati neologismi, né mi scorgerete in nessun modo a par-odiare lo slang dei governi di turno, (perchè lascio quel trastullarsi vagando da cul de sac, ai parenti della Satira con la bravura maiuscola). Io amo di più, ma non so quanto ricambiato, auscultare se sotto ai «parlari» scorrono fiumi. Se esistono caverne anse ed ansie, oppure cunicoli torti e ragioni, che non si vedono ma sono, che non si conoscono ma esistono.

I temi sono i «sempre», e vivono nei soliti «dovunque»: l’amministrare, il pagare, il dare, l’avere, il debito, il privato o, come dire, la politica.
Ecco: come dire? Chi lasciare che lo dica sempre allo stesso modo? Come dire «come dire»? Forma estetica linguaggio parola? O tradire la solita aspettativa, sposando un’altra aspettativa? E se il solito linguaggio lo si tradisse con un ATAP? Altro Traduttore d’Ascolto Personale?

Non si trova in giro: è dentro di noi, tutti. Per alcuni è dentro ma in giro, per altri è collegato e funzionerebbe già. Basterebbe azionare l’orecchio che traduce: dal poco al molto, dal cittadino all’essere, dalla comunicazione alla conoscenza, dal misero al sovrumano, dallo stitico all’artistico, dal solamente al sole, dall’etico al poetico. Lo possiamo fare solo noi che ascoltiamo, sfiniti dal sentire quel così, dal subire quel come. Allora adesso ti traduco!

Si può tradurre la paura tradurre l’efficienza, il lavoro, il dolore, l’amore, la terra, il popolo, l’esperienza, la povertà, la dignità, il capitale, il capitato, il capito, l’ignoto e la sua essenza, lo gnoto e la sua scienza, l’incline al bellico, la pace preterintenzionale, la ricostruzione, l’ostruzione, il patriottico, il sinottico, la persona, la tal persona, il suo rispetto, rispetto al rispetto di altri, le libertà, il risparmio, la pena, la morale, la ribellione, la ri-bellezza, l’astensione, la propensione, il povero, il misero, il metteranno e il metteremo: metteremo in pratica un nuovo sistema audio-mentale, leggeremo diversamente il trito per salvarci dal ritrito. Muteremo il solito dire, cambiandolo durante l’ascolto.

Bisogna diventare Autori dell’Udito.
E chi chiede: «Tradurre in cosa?», non ha intuìto che già dentro tutto l’elencato v’è l’intùito, l’incredibile, l’inaudito (ancorché non esperito), ma arricchito, e non impoverito. Chiamiamolo Nonuraniomabenaltro.

La primavera romana di Bergonzoni:
Lunedì 26 marzo Alessandro Bergonzoni sarà al Teatro Valle Occupato per un incontro aperto con il pubblico alle ore 21. Martedì
27 invece incontro con gli studenti a Roma3 (Facoltà di Lettere e Filosofia, via Ostiense 234) alle ore 15 in aula 16. E dal 28 al 31 marzo l’appuntamento è con «Urge» il nuovo spettacolo di e con Alessandro Bergonzoni all’Auditorium, Sala Petrassi ore 21.

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2 Risposte a Nonuraniomabenaltro – Il linguaggio ATAP

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