Giuseppe Caliceti

Caduto una volta per tutte Berlusconi e il berlusconismo, bisognerà riflettere a fondo sull’atteggiamento degli intellettuali italiani in questo ultimo ventennio. In primis gli scrittori. Se è vero che non solo nell’informazione ma anche nella cosiddetta letteratura, – ridotta oggi, nel nostro Paese, a sorella minore dell’Arte dello Spettacolo, – si è assistito a un conflitto di interessi senza precedenti. Voglio dire: ben poco si è detto e si è scritto sull’anomalia italiana di un Silvio Berlusconi padrone non solo dei media, ma editore della maggior parte degli scrittori italiani. Al contrario, in più di una occasione si è assistito a casi come quello di Paolo Nori: si dichiarano senz’altro antiberlusconiani, ma poi finisce che scrivano sul Giornale. Non è mistero, d’altra parte, ricordare che in questi anni le pagine culturali di giornali legati al centrodestra paghino di più e con più regolarità degli altri. Carla Benedetti, in un suo recente intervento, affermava: “è soprattutto a sinistra che si concentra il maggior numero di “operatori culturali” rassegnati, (…) ma è difficile negare che nell’ultimo decennio gran parte della sinistra sembra aver fatto di tutto per consegnare la vita culturale a una mediocrità di mera sopravvivenza. Ha persino agito in senso contrario all’idea di egemonia, chiudendo spazi alle voci più “abrasive”, mentre i giornali di destra si affrettavano ad accoglierle”. La sensazione è, a parte qualche eccezione, gran parte del mondo culturale italiano abbia riprodotto, nel suo piccolo, l’infausto spettacolo mostrato in questi anni dall’opposizione: litigiosità e guerre tra poveri, senza mai riuscire fare gruppo e disturbare seriamente il conducente. Non certo un grande spettacolo. Ci si indigna sempre dei cambi-casacca e dei riciclaggi dei politici. E di quelli di scrittori e intellettuali?

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Leo 1998

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